Il cantore di Ferrara esiliato dall’ideologia

Giorgio-Bassani

 

Il 4 marzo 1916 nasceva Giorgio Bassani. A cento anni dalla nascita di questo grande autore bisogna tornare a leggere le sue pagine. Nel panorama letterario degli anni sessanta e settanta, mentre dominava l’ ideologismo  del Gruppo ’63, Giorgio Bassani,  il grande romanziere che ha fatto di Ferrara un suggestivo luogo letterario, subì una censura ingiustificata. Oggi egli attende ancora una giusta valutazione, perché  la sua colpa fu, per alcuni, quella di non avere «fondamenti ideologici ostentati».

L’autore del Giardino dei Finzi Contini  fu denigrato perché i suoi libri non erano riconducibili al moralismo della scuola di pensiero politico cui facevano riferimento i militanti letterari del Gruppo ’63, che con le loro scelte nefaste hanno condizionato negativamente il mondo letterario del secolo scorso. Con sufficienza idiota e imbarazzante, Giorgio Bassani fu definito da Saguineti e compagnia una Liala della letteratura. Bassani è un  grande scrittore che è decisamente sopravvissuto agli attacchi ignobili del gruppo ̦63 e delle  loro opere indigeste.. Un romanziere, un poeta, un saggista che non ha mai amato i canoni. Un uomo libero che ha sempre scritto di quello che conosceva, come appunto sanno fare quei pochi scrittori destinati a rimanere.Senza dubbio Bassani è uno di questi

È  opportuno dare all’opera di Bassani la giusta valutazione nella storia della letteratura italiana. Questa è la risposta all’ingiustizia culturale che nel nome dell’ortodossia marxista ha lasciato sul campo troppe vittime.

È doveroso riproporre un rilettura onesta dell’opera di Giorgio Bassani per liberarsi degli steccati ideologici con cui una parte della sinistra italiana ha giudicato la cultura a lei scomoda condannandola all’ostracismo con processi sommari.

Per comprendere tutta la poetica di Bassani non si può prescindere dal suo rapporto con Ferrara, la sua città.

Nella bandella di copertina  dell’edizione definitiva del Romanzo di Ferrara(1980) si parla proprio di questo. «Guardata e indagata da ogni lato, la sua Ferrara  costituisce il termine opposto di una vera e propria lotta con l’angelo, il segno dell’inesausta, disperata volontà di possesso della vita, o di recupero di essa, che è il segno di ogni operazione autenticamente poetica».

La fedeltà di Bassani a Ferrara è stata invasiva totale, senza distrazioni della mente né sconti  del cuore.

La grandezza poetica dello scrittore Giorgio Bassani risiede in questo straordinario rapporto intimo  con la sua Ferrara: il rapporto Bassani –Ferrara è  viscerale e in questo senso emergono contraddizioni e complicanze. Il rapporto dello scrittore con Ferrara  nasconde numerose complicità. Tutto lo stato interiore del suo essere scrittore è racchiuso nei nomi dei suoi personaggi, nelle strade della sua città, nell’intera topografia di Ferrara che porta in sé l’incantesimo tra memoria e nostalgia. Paola Frandini, in un saggio dedicato allo scrittore ferrarese, scrive che Bassani è arrivato da poeta  al dato di laboratorio. Le vie della sua Ferrara sono  vie animate. Non in senso di affollate e chiassose. Lo scrittore, al contrario, rende alla perfezione il silenzio che ne è ancora appannaggio. Animate, nel significato originario di gremite di anime. Bassani  tasta i muri,ascolta le strade, vede e sente per trasmissione  magica quello che nessuno vede e che lui stesso non immaginava avrebbe visto né sentito quando s’era allontanato da Ferrara ,ripudiandola.

La città diventa per Bassani  uno specchio dove riflettere il mondo poetico della sua metafisica di sogni. Il luogo prediletto in cui narrare  l’invenzione della vita.

Leggere la sua opera attraverso il fantasma di Ferrara è utile  per comprendere un altro lato della personalità di Bassani. Così accanto all’autore del monumentale ed epico Romanzo di Ferrara, si scopre anche il volto di uno scrittore che sa diventare interprete del proprio tempo attraverso gli scritti legati all’analisi di problematiche letterarie, polemiche culturali e considerazioni che riguardano in modo specifico correnti di pensiero, opere e personaggi  che hanno accompagnato il dibattito sul romanzo italiano, sulla sua fortuna e sui suoi limiti

Nel valorizzare  il contenuto de Il Gattopardo, famoso romanzo dello scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che senza il suo intervento non sarebbe mai stato pubblicato per la resistenza degli scrittori e critici ideologicamente impegnati,  Bassani  critica il lavoro intellettuale del Gruppo’63. «Il mio parere-si legge in alcune pagine scritte nel decennio 1960-1970- è che dei letterati della neoavanguardia  si potrà cominciare a occuparsi soltanto quando avranno prodotto qualcosa di oggettivamente accettabile».

Parole forti e controcorrente che condannarono Giorgio Bassani. L’intellighenzia di sinistra non perdonò allo scrittore questo libero ed onesto atteggiamento antideologico. È  opportuno dare all’opera di Bassani  merita la giusta valutazione nella storia della letteratura italiana. Questa è la risposta all’ingiustizia culturale che nel nome dell’ideologismo miope ha lasciato sul campo troppe vittime.

Non si può dire di conoscere profondamente Bassani senza considerare la sua importante produzione poetica, ignorata ancora oggi dalla critica.

A parte il bellissimo ciclo del Romanzo di Ferrara, Bassani è stato un eccellente poeta. Della sua poesia si parla poco o niente. Non è facile recuperare in libreria le sue raccolte di versi. Recentemente l’intero corpus poetico del grande scrittore ferrarese è stato raggruppato in un Meridiano Mondadori curato da Roberto Cotroneo, dove è possibile leggere ogni verso che lo scrittore ha composto.

La raccolta completa delle poesie di Bassani esce per la prima volta da  Mondadori nel 1982, suddivisa in due sezioni: «In rima» e «Senza», che comprende rispettivamente la produzione dal 1939 al 1951.

EpitaffioIn gran segreto sono le due raccolte importanti. Bassani è un poeta esistenziale che riversa nella parola il racconto del quotidiano,  lasciandosi travolgere dall’attraversamento dei fatti, ma soprattutto dalle emozioni dell’accadere. «La poesia –  racconterà in un’intervista – si identifica via via con le cose e nelle persone di cui si parla».

Per Bassani la poesia si consuma con la vita stessa: «Per te, o poesia, così consumandomi vissi./ Così, vita, mia povera vita, mai t’ho vissuta».

Poesia come esperienza totale, nella quale «sui fogli aperti come abissi» specchiare la vita nelle sue infinite sfaccettature esistenziali, fino a raggiungere un intreccio etico tra ragione e sentimento per spiegare il senso e il non senso dell’esistenza.

«La non poesia è semplicemente questo: quando, dietro, non c’è nessun sentimento, nessuna forma di esso».

Bassani era un poeta vero che non rispondeva alle regole di nessun canone. Solo l’emozione lo travolge quando scrive in versi. Non amava i poeti che sapevano soltanto andare a capo, ma amava quelli che si confessavano attraverso la forma del sentimento. L’emozione prima di tutto, senza la quale tutto quello che circonda l’essere sarebbe mera cronaca insignificante.

«Mi sembra di averlo già detto, sia pure indirettamente. In ogni caso non posso non ribadire, ancora una volta, che la seconda parte di In rima e senza, quella cioè che raccoglie i due libri  Epitaffio e In gran segreto, è stata dettata dal bisogno fondamentale di dire in versi tutto ciò che di me nel Romanzo di Ferrara, non avevo detto esplicitamente. Ci sono riuscito? Chi lo sa. Talora, comunque, penso che sì, forse ce l’ho fatta». Questo è Giorgio Bassani, il poeta che si esprime attraverso le  cose per rappresentare nell’universalità del sentimento il loro essere, il loro esistere, ma soprattutto il passaggio nei nostri cuori.

Nicola Vacca

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