Il rischio di essere impostori

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La contemporaneità induce al rischio, anzi lo sottintende come unica risposta a una vita altrimenti piatta. È l’elemento predominante cui veniamo educati fin dalla più tenera età.

Il rischio e l’investimento sui propri talenti espongono ognuno di noi ad usufruire e ad essere sfruttati dal mercato. Il mercimonio del corpo e della mente ha il predominio ed è stato camuffato dietro la formula del “raggiungimento dei propri traguardi”.

La biopolitica di cui tanto parlava Foucault è ormai la nuova cura della società. Ma invece di iniettare anticorpi, continua a immettere malattie che vengono somministrate attraverso gli slogan “libertà di coscienza” e “autodeterminazione”.

Ma vi prego, non si scambi questo articolo come “becero conservatorismo”. A me non frega proprio nulla di ciò che sta avvenendo, proprio perché la mia opinione è e rimane mia, condivisibile o meno. Non ho la presunzione di poter cambiare il mondo, penso che ormai i sogni rivoluzionari adolescenziali stiano marcendo in fondo all’anima.

Dico la mia contro il ricatto morale dell’odierna società che ci vuole liberi a tutti i costi, incatenandoci però ai canoni dell’epoca. Sono libero nella stessa misura in cui mi uniformo al pensiero dominante! Ma noi continuiamo a chiamarla libertà di espressione. L’individuo rischia di essere emarginato se non partecipa alle lotte create dai mass-media.

Ma quali vessilli stiamo portando in processione?

Si condanna la Chiesa, cattolica e apostolica mentre se ne costruiscono altre che già hanno un variopinto decalogo di eresie tramite cui condannare gli “apostati”.

E chi si professa “totalmente ateo” che fine farà?

Sarà che Lenin aveva ragione quando scriveva “Estremismo, malattia d’infanzia del comunismo”. E degli ismi isterici ne abbiam piene le orecchie, eppure ci piacciono. Ci danno la possibilità di racchiudere un concetto in una sola parola, rendono la comunicazione più veloce e tengono lontano il cervello da ardue argomentazioni. Un po’ come “petaloso” che ha tolto a un bambino la fatica di ricercare un termine consono per descrivere un fiore ricco di petali.

E allora fanculo anche l’italiano e la buona educazione.

Ma anch’io ho un sogno: fondare il partito degli impostori. I suoi simpatizzanti saranno semplici osservatori. Su alcuni argomenti avranno opinioni così orride che preferiranno tacere. Non lo faranno per paura ma perché il “loro sincero parere” sarà come la carta moschicida, ma attirerà solo attaccabrighe e perditempo.

Stavolta non ho taciuto, anzi, ho vomitato pure troppo.

Scusate l’intrusione, abiurerò silenziosamente.

Martino Ciano

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