Una stanza da bagno con vista sul mondo

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Sarà che le nostre idee migliori nascono tra le puzze e i profumi delle abluzioni quotidiane. Sarà che in bagno lasciamo le zavorre e riacquistiamo la nostra purezza. Sarà che ho letto La stanza da bagno di Jean-Philippe Toussaint?

Ebbene sì. L’ho letto. La versione in mio possesso è quella pubblicata nel 1986 da Guanda, scovata sul sito Libraccio tra le opere “usate” per poco più di 3 euro.

91 pagine appena per questo romanzo breve, opera prima di questo autore semi sconosciuto in Italia, mezzo belga, mezzo francese, per un quarto Céline, per un altro quarto Queneau e per il resto se stesso. Un innovatore con un stile telegrafico, ironico e che dissacra la realtà e il suo frivolo moto perpetuo.

La trama ce la suggerisce il titolo stesso. La stanza da bagno è il luogo in cui il protagonista si rinchiude. Qui medita, progetta il futuro, prende decisioni e riceve gli amici. Da qui però osserva il mondo, la vita che si muove intorno a lui. Non la guarda per invidiarla ma per schernirla. Ne coglie solo la parte più frivola.

La vita stessa si disintegra e si ricompone in altre forme stupide e senza senso. Gesti, dialoghi, azioni, attimi, sguardi, sensazioni, nulla va davvero in profondità. Tutto rimane inesplorato. La parola è ciò che è ma è priva di forza. Anch’essa è divorata da questa frivola quotidianità cui il protagonista si ribella rimanendo immobile nella sua stanza da bagno. A questa realtà rarefatta e in continuo movimento in cui l’uomo si mimetizza passo dopo passo, si oppone la pienezza del giovane ribelle che nella sua vasca ordisce pensieri e sogni, poggiandoli su solide basi come le mattonelle del bagno. Tra queste mura in cui nulla si muove e tutto è calcolato c’è la profondità della vita, il cuore e l’essenza delle cose.

Certo tutto è velato da una pungente ironia che fin dalle prime pagine vi catturerà e vi invoglierà a leggere ancor più velocemente il libro, ma La stanza da bagno è solo questo? Le 91 pagine scritte da Toussaint servono a mettere in mostra la presa di posizione del nostro eroe che preferisce meditare in una vasca piuttosto che tra le vie del mondo? Certo che no, sarebbe stato solo un esercizio di stile. Una bella intuizione ma nulla più.

C’è un messaggio profetico in questo libro e si coglie parola dopo parola. L’esilio scelto dal protagonista è la presa di coscienza che l’uomo non riesce più a dominare la quotidianità e che la realtà frenetica non lascia spazio alla meditazione. La frivolezza diventa quindi un metodo di sopravvivenza. Per il protagonista, insomma, la specie umana si salva dall’estinzione solo facendo propri “usi e costumi” dell’idiozia. Una stupidità indotta, apparentemente senza senso, ma che diventa un nuovo medium linguistico.

E a chi non vuole soccombere alla realtà, non resta che una stanza da bagno.

Martino Ciano

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