Le convinzioni libertarie di Adonis e l’Islam

adonis-Violenza-e-islam

 

Solo la libertà umana può salvarci dal vortice dell’infelicità araba e musulmana.

«Credo che il monoteismo sia il risultato di due fattori. In primo luogo, lo sviluppo del senso dell’economia. In secondo luogo, lo sviluppo del senso del potere. Questi due elementi sconvolsero il mondo antico, ricco di grandi civiltà politeiste, e uccisero l’idea stessa di pluralità. […] Nell’Islam c’è soprattutto la violenza del conquistatore. […] Le persone dovevano convertirsi, oppure pagare un tributo. Perciò nell’Islam la violenza nasce già con la sua fondazione».

Adonis è universalmente riconosciuto come il più grande poeta arabo vivente. Intellettuale intransigente nel suo impegno per una società aperta, laica e plurale, Adonis, all’anagrafe Ali Ahmad Sai’id Esber, è abituato ad argomentare le sue tesi utilizzando un vasto bagaglio di idee e concetti, evitando faziosità e posizioni preconcette. Imbevuto di cultura umanista, prototipo dello studioso cosmopolita, Adonis nella sua poesia ha sempre esaltato la spontaneità della parola, il fiorire della bellezza e l’incanto della libertà umana, contro ogni pretesa di imbavagliare l’uomo nel credo integralista o nei lacci di una Verità assoluta.

Il libro è uscito in Francia nel 2015, dopo l’attentato a Charlie Hebdo e prima dei massacri di novembre. La fase storica attuale, segnata dal terrorismo islamico nella sua versione più estrema e nichilista, e le convinzioni libertarie dell’autore, motivate da un profondo vissuto esistenziale, rendono il confronto con il cuore della religione islamica, sviluppato in forma dialogica con la psicoanalista e docente Houria Abdelouahed,  particolarmente forte, provocatorio e stimolante.

Adonis inchioda il credo musulmano, che secondo l’autore risucchia in sé l’intero mondo arabo, alle sue responsabilità, risalendo agli albori della religione stessa per inquadrarne gli elementi fondativi, inesorabilmente legati al sangue, alla violenza e alla predazione di altri popoli, istinti sublimati nel Testo sacro fondatore, ovvero il Corano, ove «il supplizio e i suoi derivati sono trattati in più di 370 [versetti]», mentre «518 vertono sul castigo», su un totale di circa tremila. Adonis, in pagine accurate e taglienti, delinea una religione dai connotati profondamente tribali, originariamente segnata da guerre civili terrificanti nella loro crudeltà, nata in luoghi e tempi propizi alla sua espansione, sull’onda della caduta dell’impero bizantino. Una religione spietata verso i miscredenti, ove perfino la musicalità della lingua araba viene utilizzata per enfatizzare l’efferatezza dei trattamenti, in un intreccio singolarmente perverso. La logica è sempre la stessa: «premio o punizione. […] Gli esempi di supplizio attraversano tutto il testo coranico. La violenza rimane intrinsecamente legata alla vendetta. Sono le leggi della tribù che vengono trasposte nell’aldilà».

Il poeta ricorda come l’Islam storico non abbia mai incontrato particolari resistenze nella sua prima diffusione geografica: immediatamente, ovunque mise radici, fece coincidere l’assolutismo precettistico con l’aspetto politico; sacro e profano, trascendenza e secolarismo risultano così inevitabilmente fusi nella religione islamica, fin dalle origini.

Il dialogo è caratterizzato da attenzione filologica verso il Corano e precisione di analisi nei confronti della storia dei popoli islamici (attitudini sviluppate dall’autore fin dai suoi primi libri, come Al-Kitab e Il fisso e il mutevole, controstorie finalizzate ad evidenziare il ruolo dei perdenti, dei marginali e degli eretici nella cultura araba, opere ostacolate dall’ortodossia politico-religiosa al potere), nonché da incursioni nel mondo dell’inconscio e del rimosso della psiche islamica, dimensioni largamente inesplorate, soprattutto grazie all’interlocutrice di Adonis, la psicologa  Abdelouahed, anch’essa, come il poeta, araba trapiantata a Parigi, particolarmente fine nei suoi rimandi alla filosofia e alla psicanalisi.

Al centro del discorso c’è sempre «questa violenza, che dura fin dall’inizio della fondazione e che non è stata pensata e rimane incistata a causa della sacralizzazione di tutto ciò che è in rapporto con la religione musulmana e con la sua fondazione. Ciò che è rimasto incistato ritorna in questa forma (di violenza) per rimettere in discussione ciò che non ha beneficiato di un autentico lavoro del pensiero».

Le proprie origini non-pensate, non criticate, il momento fondativo non-messo in discussione (mai): l’Islam odia tutto ciò che possa mettere in dubbio i propri fondamenti, ed è proprio nella volontà di evidenziare l’incompatibilità tra rigidità teologica da una parte e libertà umana dall’altra che Adonis raggiunge le vette della polemica e, probabilmente, svela le sue intenzioni più genuine. La sfumatura più interessante de Violenza e Islam sta nei richiami alla dimensione della pluralità e della creatività umana – donne, mistici, poeti, filosofi, innovatori – repressa con brutalità, in nome dell’Uno, dall’Islam “ufficiale”, che coincide perfettamente con il potere politico. Perfino i nomi più illustri della cultura araba e persiana (Ibn ‘Arabi, Averroé, Niffari, al-Hallaj, Ibn Khaldun…) emergono nella loro genialità e si salvano dall’ecatombe culturale in virtù del loro non essere mai stati adepti fedeli al Testo uniformante, bensì figure ai margini dell’ortodossia, perché, insiste Adonis, «la mistica e la filosofia non fanno parte del pensiero islamico, che è composto solo di fiqh (giurisprudenza) e shar’ (legge)».

La lotta di Adonis è quella per un mondo affrancato dal monolitismo religioso e per un’umanità in grado di inventare forme nuove di rappresentazione di sé e del proprio destino, per una soggettività non repressa e non incatenata a logiche alienanti: l’idiosincrasia verso la cultura musulmana nasce da questa adesione intima al demone della libertà. La religione, per Adonis, non dovrebbe mai essere un’identità, invece accade il contrario: «L’uomo nasce all’interno della cultura islamica come un punto o una parola scritta in quel libro che è la Umma (comunità). Alla coscienza dell’individuo si chiede di assolvere un solo ruolo: seguire il testo divino. L’individuo diventa prigioniero del Testo. […] E il primo messaggio della religione è che bisogna uccidere il demone interiore». Una civiltà totalizzante, quella islamica, dove «è Dio a fare ogni cosa […] e poiché c’è un solo Creatore, bisogna eliminare ogni creazione umana, in quanto è wathan (idolo) e segno di idolatria». L’identità culturale islamica può quindi esistere e sostenersi solo in un modo: ammettendo al suo interno individui fedeli, gregari e dediti alla ripetizione di concetti immutabili, in tutti i campi del vivere e del sapere. Adonis giunge al paradosso che nell’Islam oramai anche Dio «non ha più nulla da dire».

L’orizzonte in cui l’autore si muove, viceversa, è quello della pluralità, della vitalità creatrice e della natura come matrice infinita di parola e di cultura. «La natura, per definizione, è il luogo della pluralità. Ma questa natura è assente dalla visione islamica centrata esclusivamente sull’idea di unità assoluta». E’ l’orizzonte della femminilità e della donna contro il fallocentrismo paterno tipico di ogni religione monoteista, è il richiamo della lingua madre e il ritorno al verbo materno. «Anche lo svilimento della donna discende da questa mancanza della natura. Infatti, la donna è l’immagine più nobile della natura». E’ l’accoglienza del grembo che si oppone all’invadenza violenta del precetto: «La vita stessa finisce per essere ridotta a un universo di proibizioni e di divieti. Nel mondo arabo ci si può liberare solo se si rompe con il fiqh, che ha creato all’interno dell’Islam una visione estremamente angusta e povera, storicamente legata all’esercizio del potere».

Nel libro troviamo una riflessione articolata sul posto assegnato alla donna nella civiltà araba, che si svolge in parallelo con un’analisi dei significati profondi della poesia. Icasticamente, Adonis sostiene che «il femminile, come la poesia, è essenzialmente contro la religione»: poesia e femminilità (che non si riduce al genere, ma è una fenomenologia del vivere antitetica al maschile) pongono domande incessanti, pressanti, laceranti, laddove lo spirito religioso tende a dare risposte, a chiudere il discorso in nome di una Verità assoluta che è un punto di arrivo già dato e inamovibile. Houria Abdelouahed riporta i nomi e le gesta delle donne più importanti della tradizione araba: Rabi’a, Fatima, A’isha, solo per citarne alcuni, donne caratterizzate da spirito di ribellione, se non da impeto rivoluzionario, nei confronti dello spirito tribale che tuttalpiù le considerava «un pezzo dell’arredamento». Una donna di potere come Bilqis, la mitica regina di Saba, che rifiutò La Mecca e Medina e pretese «un matrimonio di puro amore e di puro desiderio», rappresenta simbolicamente il vero nemico del tradizionalismo islamico, come di ogni religione monoteista, ovvero la sessualità liberamente vissuta: la femminilità così, da fonte generatrice di vita (quindi potenzialmente eversiva), da microcosmo di bellezza e dolcezza, viene declassata a proprietà dell’uomo. La femminilità, una volta separata per decreto religioso dall’elemento mascolino, che, sempre per imposizione, le è superiore, viene codificata, quindi svilita. Viceversa, secondo Adonis, nell’uomo musulmano vi è un sovrappiù di piacere, un’esaltazione del libertinismo sublimato nel jihadismo omicida (la promessa delle settanta vergini in paradiso). L’uomo è tendenzialmente povero di idee, ripetitivo, totalmente assorbito nella sfera religiosa: «è come un vaso pieno di versetti. In generale, è assemblato come un robot o come una macchina. E mi sorge un dubbio sulla natura del nesso fra alat (macchina) e ilah (divinità). E’ quasi lo stesso termine e i due vocaboli sono composti dalle stesse lettere».

Donna e poesia accomunate dallo stesso destino: schiacciate dalla religione musulmana, dal potere politico insofferente della libera espressione individuale. Adonis, profondo conoscitore della poesia preislamica, accomuna la lingua araba a uno zampillio, alla luce, al vento che accarezza le palme,  al movimento delle dune del deserto: è naturale, universale, umana, mitica perché sorta spontaneamente dalla natura, «non è stata generata da Dio […] E’ la religione che l’ha limitata e l’ha de-universalizzata». La poesia prima dell’Islam sfuggiva ai dogmi e alle teorizzazioni. Era la pulsazione stessa del cuore umano, istinto, invocazione, domanda non conclusiva: infinite sfumature che furono poi piegate ad un solo colore, invariabile e monocorde.

«Occorre assolutamente separare stato e religione. E’ necessario creare una società civile. Dobbiamo parlare non del musulmano, ma del cittadino, dei suoi diritti e della sua libertà. Il primo nemico della donna non è l’uomo, ma la religione. Soprattutto la religione monoteista e, nell’ambito del monoteismo, l’islam».

Adonis non crede a soluzioni di stampo riformista: l’ascesa dell’ISIS è, senza mezzi termini, la prova che l’Islam sarebbe oramai entrato nella fase finale della sua storia, un punto di non ritorno, un vicolo cieco autodistruttivo. Più la crudeltà aumenta, più l’umanità svanisce lasciando il posto a istinti pre-moderni, alla predazione pura e semplice del prossimo, alla negazione totale dell’altro che, secondo i due intellettuali dialoganti, sarebbe da sempre l’architrave della religione musulmana, ora definitivamente scoperchiata, come se la malattia conclamata avesse oramai preso il posto dei sintomi. Non si tratta, nemmeno, di distinguere un Islam moderato da uno estremo: la struttura profonda della religione musulmana, i suoi tre pilastri (ben delineati da Adonis nell’emblematico capitolo finale intitolato Contro l’essenzialismo), l’intera sua vicenda storica non lascerebbero scampo a ipotesi intermedie.

Nemmeno l’epoca della Nahda, la cosiddetta rinascita araba – identificata da un altro scrittore dissidente della storia recente del Medio Oriente, Samir Kassir (autore de L’Infelicità Araba, Einaudi, 2006), quale possibile appiglio per una rivalutazione delle potenzialità insite nell’arabismo – è considerata da Adonis un vero momento storico di discontinuità, bensì di sterile ripetizione e riproposizione di vecchi stilemi con l’inserimento, al massimo, di elementi tratti forzatamente dalla modernità.

Il ripensamento dev’essere radicale. Superare il presente significa rileggerlo senza scrupoli e titubanze. Tre approcci, secondo Adonis, sono imprescindibili: una nuova lettura dell’Islam, ricomponendo il quadro complessivo, includendo eresie e minoranze cancellate dal potere; una nuova interpretazione dell’intera cultura araba, elaborandone una storia o una versione che ripensi dal basso la religione, a partire dalla soggettività; un’idea di progresso svincolata dalla violenza fondativa, dall’Islam delle origini che attualmente piega gli sguardi sempre al passato.

Adonis si rivolge alla sua cultura perduta, alla Siria madre-grembo devastata dalla guerra, con la dovizia dell’amore universale, atteggiamento umanista attinto da studi e letture decennali, nonché da un’esperienza di lontananza e di esilio che non cede mai alla malinconia. Il suo è un inno alla libertà. Sarebbe un grave errore confonderlo con i molti paladini dell’intolleranza e del razzismo culturale, i quali non fanno altro che replicare le istanze dell’islamismo totalitario sotto altre forme. L’esistenza deve precedere l’essenza, qualunque essa sia, scrive Adonis riecheggiando Sartre. In questo grido libertario per una parola che crei valore e «non ferisca il mondo» sta il senso profondo di questo libro coraggioso che farà molto parlare di sé, anche in futuro.

 Adonis, Violenza e Islam. Conversazioni con Houria Abdelouahed.(Guanda, 2015)

Alessandro Vergari

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...