Osare l’intimità nel pensiero di Jullien

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Questo saggio del filosofo e sinologo francese Jullien, è un libro di porte magiche che apre prospettive e visioni sul tema che a tutti noi sta più a cuore, quello delle relazioni, in generale e, in particolare,  l’avvicinamento, la percezione dell’altro e di se stessi, l’amore o quello che può sostituire una concezione spesso assoluta ed esagerata del sentimenti mitizzato in tanti anni e intante epoche. Amore, intesa come parola – generica che tutto indica e che, quindi, quasi più niente definisce, essendo stata impoverita e usata a sproposito dimenticando quanto le parole abbiano un valore e quanto ogni parola vada custodita nella sua preziosità, Ma Jullien va oltre.. Essere intimi, propone, quindi. Un’idea sovversiva. Da esplorare con attenzione.( e già qui, molti, potrebbero fuggire, storcere, il naso, sentirsi smarriti) Superare lo smarrimento, posizionarsi in modo diverso e  non sfuggire, non essere disattenti. Richiede impegno, “Sull’Intimità”, attenzione, durante la lettura, momenti di riflessione, pause. Solo così permetterà  al lettore di  abbandonarsi a uno stupore che- sono certa- si rifletterà inevitabilmente sulla vita, come un tesoro, che era già lì, ma che è stato scoperto all’improvviso.

“L’intimità è perciò il contrario di quanto si crede… non è sdolcinata, dolciastra, placida ma la cosa più esigente. Mentre ce la si presenta spesso e volentieri come una comodità dei sentimenti, un ritiro lontano dalle aggressioni del mondo esterno, la messa al riparo dai suoi colpi e dalle sue violenze…

L’intimità è in sé sconvolgente. Lungi dall’essere il cosy dell’essere insieme lo fa sprofondare nell’inaudito. Dietro il fenomenologico dell’intimità, traspare ben presto la dimensione del metafisico..”

Quante volte mi sono fatta domande, sul tema dell’intimità, cogliendo nella parola le potenzialità, il segreto, il nucleo basilare verso cui tendere. Potrei dire che è una vita che, partendo dalle latitudini più diverse, rifletto,studio testi e cerco di avvicinare questa parola e le sue “conseguenze” Per questo, prendere in mano il libro di Jullien e leggere in quarta di copertina queste parole ha avuto l’effetto di una sconvolgente rivelazione

Esistono persone anche se accoppiate o sposate che non sono mai entrate in intimità. Hanno vissuto per anni l’una accanto all’altra ma non tra di loro: L’Altro è diventato un essere famigliare ma non intimo. Dell’altro sanno tutto, atteggiamenti, gesti, collere e irritazioni, e non possono neanche farne a meno, tanto ci sono abituate. Ma ciascuna à rimasta dalla sua parte: Non si sono mai incontrate.

L’intimità è il segreto. Dei legami con gli altri, delle relazioni, dell’attenzione per le cose, ( entrare in intimità con). Lo pensavo, l’ho dedotto attraverso molte letture e studi soprattutto di testi importanti del buddismo theravada e zen,  ( Corrado Pensa, psicoterapeuta, insegnante di filosofie orientali e  riconosciuto maestro di meditazione, scrive  parla di “una tranquilla passione” riferendosi, certo alla pratica ma anche a una particolare maniera di essere intimi e abituati ad essa,  e aggiunge ” la mente giudicante, che trova terreno molto fertile nelle relazioni, deve essere contemplata con attenzione. Bisogna, con grande pazienza, imparare a porre l’attenzione sui movimenti di giudizio compulsivo, di ostilità e di risentimento). Che l’intimità fosse il punto focale ‘ho pensato partendo dai corpi, perché il corpo non è affatto estraneo all’intimità, anzi la rivela e la trattiene, la emana sotto forma di grazia e la brama per nutrirsi davvero, arrivando nel profondo e non limitando nulla all’appagamento di un semplice piacere sensoriale : anni di esplorazioni nei pressi, ma non avevo mai colto il nesso organico che tutto lega, e che, impercettibile come una carezza, in queste pagine di Jullien, si rivela come una epifania, pagina dopo pagina.

Si parte da un romanzo di Simenon “…la risorsa dell’intimità:aprire un po’ di intimità tra loro due come potenza e come resistenza- le sole cose che restano” E subito il rifugio, la nicchia di calore e di rivelazione viene delineata, con riferimento tutti occidentali, pur essendo Jullien un sinologo  e  la Cina e la sua filosofia, di certo agisce e compare nelle pagine del saggio ma lo fa ogni tanto, sottotraccia c’è quasi sempre, ma è una garbata presenza mentre la parola e la messa in atto dell’intimità come azione e come possibilità di resistenza viene svolta lungo tutte le pagine in un viaggio emozionante e pieno di magnifici momenti di commozione.

“Perché come ho già detto, si deve osare l’intimità. C’è un momento in cui ci si risolve- oppure no, a togliere le ultime difese, a lasciare da parte le ultime intenzioni:solo a questo prezzo si può entrare in intimità. Lo faccio o non lo faccio, è in questo che l’intimità non solo provoca una separazione, ma è anche oggetto di una scelta e quindi a vocazione morale. Stendhal in Lucien Leuwen, ha sottolineato il momento in cui i personaggi alla fine si avventurano in essa.”

E Stendhal occupa uno spazio privilegiato fra le pagine di questo saggio, spazio emblematico e importante di cui lascio la scoperta al lettore. Ma il tema dell’osare l’intimità, è il vero scatto rivoluzionario che opera Jullien  e che ripropone come atto sovversivo rispetto alla facilità stucchevole delle parole d’amore, delle definizioni stereotipate dei sentimenti che permettono di restare in superficie, di nascondersi agevolmente mascherando il vero nucleo pulsante, quello fondamentale perché le persone costruiscano legami intensamente veri e duraturi.

Ho cercato la luce dell’intimità nelle relazioni per tutta la vita e continuo a cercarla ogni giorno, ho osservato come, nel contemporaneo in particolare, venga nascosto e mimetizzato questo nucleo e, nelle relazioni, per pigrizia e codardia si eviti di mettersi completamente in gioco. Il frastuono dell’amore, come dice il sottotitolo, è molto più comodo, e quel frastuono abilmente copre, col suo rumore assordante, il nulla che resta, l’abitudine, la passività e la codardia. L’intimità spaventa, anche quella con le cose, e quella con la propria vera natura.

In questo senso, e per molti altri, il saggio di Jullien è una bussola, indica una strada e spiega attraverso lampi improvvisi, rivelazioni, analisi accurate, qualcosa a cui tendere. Perché aspirare all’intimità è forse l’unica vera ambizione che meriti una vita di tentativi. E che, una volta raggiunta, va protetta, conservata, liberata e catturata, in un meccanismo fluido di contrazione ed espansione che è lo stesso meccanismo del battito. Del cuore, del sangue quando fluisce nelle vene, della vita, intorno.

(François Jullien – “Sull’intimità. Lontano dal frastuono dell’amore” Raffaello Cortina editore 2014)

Francesca Mazzucato

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