La pazzia molto speciale di Van Gogh

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Vincent van Gogh non era pazzo. E se proprio pazzo  lo si vuol definire, per prendere fiato davanti ai suoi dipinti e al racconto della sua vita, la sua era una pazzia molto speciale.

Vincent van Gogh  è un genio che ha vissuto una esistenza dissociata perché soffriva soprattutto di una sensibilità esasperata. Nella breve vita di questo straordinario artista estremo ci sono le  sue tele che hanno ferito la carne delle cose e le ha fatte sanguinare.

Van Gogh, come Nietzsche, aveva a cuore la vita interiore al punto tale di sacrificare, tramite la pittura, la sua intera esistenza a essa per spiegare passionalmente le cose come si sentono.

 Van Gogh   è un pittore mistico che si inabissa nella sua arte per catturare con i colori la purezza inesprimibile della natura con tutti i suoi misteri.  Vincent le mani se le è sporcate con i colori fino a consumarsi il corpo e lo spirito, osserva il mondo attraverso le sue tele per mettere in contatto, senza mediazione alcuna, la propria anima con le cose che lo circondano.

Questo rapporto diretto con l’arte  lo devasterà. Scriverà prima di spararsi: «Nel mio lavoro ci rischio la vita, e la mia ragione si è consumata a metà».

Lo stile e il gusto dominante dell’epoca non potevano capire la grandezza anticonvenzionale di Vincent van Gogh,  novantanove per cento genio, un per cento fatica.

Van Gogh non era stato capito e amato perché  aveva visto  qualcosa che nessuno era stato in grado di mostrare.  Il grande pittore  non fu il cantore della bellezza della natura, ma aveva capito che la natura ha un’anima e che quest’anima può essere, meschina, cattiva, noiosa come tutte le anime. Ma c’è di più. In un secolo intriso di classicismo e  espressionismo, Vincent scoprì la nausea dell’esistenza. Secondo la personale interpretazione di Guerri, il genio olandese entra a pieno titolo nel nichilismo e nell’esistenzialismo di Nietzsche, Kierkegaard e Dostoevskij, che avrebbero influenzato la cultura del Novecento.

Van  Gogh come poteva essere compreso dai suoi contemporanei se, oltre a anticipare l’espressionismo, aveva anche penetrato profondamente la fatica dell’esistere attraverso la scoperta della nausea?

Niente da fare,  Vincent van Gogh poteva essere capito soltanto dai geni che sono andati oltre la follia attraverso la follia stessa.

Antonin Artaud, l’inventore del “teatro della crudeltà”, anche lui internato  in manicomio, mostrò ammirazione per le visioni del pittore olandese. Artista che come pochi aveva dipinto  per uscire dall’inferno. Parlando  delle incomprensioni e delle derisioni subite da Vincent van Gogh, Artaud denuncia la repressione di una società ipocrita, che soffoca il diverso e bolla come pazzo l’individuo che vuole emanciparsi  da un sistema che lo rifiuta.

L’ammirazione di Artaud per il grande pittore è immensa e sono molte le cose in comune: entrambi hanno cercato di vivere oltre le possibilità umane, e che nello sforzo sono cadute. Infatti, Artaud si soffermerà sulla sete d’infinito di Van Gogh  e sulla  sua impossibilità di saziarla per colpa  di una società che glielo ha impedito. «L’umanità non vuole darsi  il fastidio di vivere: ha preferito sempre accontentarsi di esistere». Questa è l’amara conclusione cui giunge lo scrittore francese, che come Van Gogh, aveva intuito che la sola risposta dell’uomo veramente sano è la follia.

Vincent van Gogh non era affatto pazzo. La sua eccessiva creatività gli aveva fatto intuire  che le ragioni della sua arte si sarebbero amalgamate con quelle  della sua esistenza, fino a giungere alla devastazione più assoluta. Van Gogh scrive a Theo: «Voglio fare di disegni che vadano al cuore della gente, al cuore delle cose». Si uccide quando capisce che la sua follia  è la sola cosa eterna che attraverso la sue opere avrebbe parlato alle generazioni successive. Ma soltanto la sua “pazzia molto speciale “gli farà intendere che esistere è un troppo. Van Gogh ha avvertito sensibilmente  le percezioni della sua corrente indecifrabile (racchiuse nel meraviglioso dipinto Notte stellata). Accadde qualcosa di terribile nella sua mente che non gli permise di sopportare più quella sua oscena intimità con l’universo.

Nicola Vacca

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3 thoughts on “La pazzia molto speciale di Van Gogh

  1. Condivido Pienamente…soprattutto l’amore di Artaud per Vincent”L’ammirazione di Artaud per il grande pittore è immensa e sono molte le cose in comune: entrambi hanno cercato di vivere oltre le possibilità umane, e che nello sforzo sono cadute. Infatti, Artaud si soffermerà sulla sete d’infinito di Van Gogh e sulla sua impossibilità di saziarla per colpa di una società che glielo ha impedito. «L’umanità non vuole darsi il fastidio di vivere: ha preferito sempre accontentarsi di esistere». Questa è l’amara conclusione cui giunge lo scrittore francese, che come Van Gogh, aveva intuito che la sola risposta dell’uomo veramente sano è la follia.” Grazie Nicola!

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