Ted Hughes: poeta che cerca l’uomo

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Ted Hughes è considerato il più significativo poeta britannico del Novecento. La sua ultima raccolta di poesie “The Birthday Letters”, ha venduto negli ultimi dieci anni oltre mezzo milione di copie. Anche la sua vita privata continua ad affascinare il pubblico. La prima moglie di Hughes fu la poetessa Sylvia Plath, che si suicidò nel 1963. Quarant’anni dopo, nel 2003, la loro relazione  è stata al centro del film «Sylvia’», interpretato da Gwyneth Paltrow (Plath) e Daniel Craig (Hughes).

La poesia di Hughes ha costituito uno dei momenti essenziali dell’incontro fra un mondo tecnologico che mutava rapidamente e una letteratura che aveva percorsole vie di uno sperimentalismo che al più si era rifatto al superamento delle tecniche intrinseche della scrittura letteraria e dell’arte o si era proclamata polemica verso le istituzioni. Per Hughes il presente come si andava mutando fu ridisegnato e amplificato attraverso due forme estreme, apparentemente antitetiche, cronologicamente distanti, difficilmente concepibili l’una con l’altra.

Cercare l’uomo  negli studi antropologici, nei riti e nelle culture antiche primitive, quelle che pare ci siamo lasciati alle spalle per sempre e che debbano riguardare solo il Terzo mondo. Da quegli universi etnologici trasse alcuni elementi come i tantissimi «animali» che fanno la loro comparsa nelle sue raccolte di versi e di fiabe moderne.

Gli animali sono nella poesia di Hughes espressione della Dea. «Privi di raziocinio, sono vicini alla natura originaria più di qualunque essere umano. L’uomo, incontrando l’animale, ritrova qualcosa di se stesso, ma l’esperienza, se non si impegna a interpretarla, può risultargli  incomprensibile, solo sconvolgente:un’iniziazione sprecata».Così scrive Nicola Gardini che ha curato un Meridiano della sua opera.

È facile perdersi  nel lato oscuro della poesia di Hughes. Un lato oscuro che non dimentica  mai di catalogare la verità nuda delle cose presenti, sempre pronte a testimoniare lo sforzo distruttivo del tempo che consuma gli istanti della vita.

La poesia di Hughes tenta di eliminare, nell’individuo e nella società, gli scompensi tra io e anima, tra realismo e mito, liberando le energie positive dalla prigione infernale, cioè, in sostanza celebrando la bellezza.«La poesia – scrive Ted Huges in una lettera a David Rodrick – esprime una vita spirituale il cui centro è la vita sessuale. La speranza è il mezzo migliore che la Natura abbia potuto inventare per andare avanti».

Ted Hughes scrive contro la fede nell’empirismo della scienza e l’asservimento ai beni di consumo  che hanno ridotto l’uomo a un essere in lotta  unicamente per la soddisfazione dei  propri bisogni materiali.

Huges nella sua poesia  censura con indignata amarezza una simile catastrofe, ma la sua condanna  non è disgiunta da un senso di pietà per la creatura più violata e perseguitata  del creato, l’uomo  appunto, che lotta  con tutti i suoi mezzi, quasi eroicamente, per  la sopravvivenza biologica.

Ted Hughes è senz’altro un poeta del nostro tempo che sa rappresentare l’agonia e la crisi dell’uomo contemporaneo. La sua poesia è assolutamente da leggere soprattutto adesso che sotto i nostri occhi si sta consumando lo spettacolo di una decadenza globale.

Nicola Vacca

 

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