Nietzsche a Torino

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Friedrich Nietzsche dal settembre 1888 al gennaio 1889  soggiornò a Torino. Prima di precipitare nella follia, quel periodo per il filosofo fu denso di energia produttiva. Tra il maggio 1888 e il  gennaio 1889 scrive i suoi capolavori: Il Caso Wagner, Crepuscolo degli idoli,L’anticristo, Ecce homo, Nietzsche contra Wagner  e i Ditrambi di Dioniso. Per la prima volta vengono pubblicate in versione integrale tutte le lettere scritte durante quel soggiorno miracoloso e creativo. Lettere da Torino ( a cura di Giuliano Campioni, traduzione di Vivetta Vivarelli, Adelphi,pagg. 269, 15 euro) dà conto in maniera dettagliata di quei giorni  che lo stesso Nietzsche definisce il  «periodo della grande vendemmia».

Il filosofo definì la città piemontese una scoperta magnifica. Finalmente in quel soggiorno Nietzsche scopre di tornare a essere possibile. Di Torino gli piace tutto,l’aria, la luce, i portici  il cibo,  i suoi abitanti e soprattutto il suo ambiente aristocratico. Scriverà a Heinrich Köselitz: «Su Torino non c’è niente da ridire: è una città magnifica e singolarmente benefica. Il problema di trovare una quiete da eremita in strade straordinariamente belle e larghe, all’interno dei migliori alloggi che una città possa offrire, vicini anzi vicinissimi al suo centro-questo problema apparentemente insolubile per le grandi città qui è risolto».

Nelle lettere il filosofo rivela ai suoi interlocutori il cuore segreto e intimo  dei suoi scritti e dei suoi pensieri. Interessanti le lettere in cui  spiega come nascono,si modificano e prendono forma in maniera definitiva i suoi capolavori. Nietzsche non smette ma di raccontare se stesso e la sua inquietudine introspettiva.

In questi documenti c’è soprattutto l’uomo che non cede di fronte al suo pensiero. C’è il Nietzsche portatore di grandi ideali che non arretra davanti alla decadenza, ma c’è soprattutto l’intellettuale che partecipa alla vita culturale convinto di dover combattere contro ogni forma di moralismo.

Esiste una sterminata  bibliografia  dell’opera di Friedrich Nietzsche, ma la sua vicenda umana  è rimasta  molto più in ombra.

Queste lettere documentano il filosofo e l’uomo con le sue fragilità, ma anche l’intelligenza fuori dal comune,  lucida e dolorosa nelle parole scritte  con grande sensibilità ai sui amici più cari.

Lettere da Torino (Adelphi) è un libro che indica la via, forse la migliore, per un approccio al Nietzsche più discusso, manipolato e contestato o per un approfondimento delle sue idee  e della sua contraddittoria ricchezza di spunti.

Prima di perdersi nel silenzio della follia, Nietzsche mette a nudo il suo cuore di pensatore, affidandosi a una straordinaria effervescenza creativa mette in scena con  grande intensità tutto il suo essere. Nietzsche  nelle lettere racconta se stesso attraverso la propria minuta quotidianità fatta di piccole cose. Egli è lontano da ogni sfondo grandioso, lontana è anche l’iconografia della leggenda. Come se attraverso lo scorrere esistenziale del suo importante soggiorno torinese, il filosofo volesse  svelare a chi lo legge  la ragione vera del suo pensiero e della sua stessa opera. In questo testo incontriamo il Nietzsche che invita gli uomini a essere se stessi al di fuori di ogni norma etico- sociale. Egli, spinto da questo estremo bisogno di autenticità,  sente che tutta la sua produzione  è pronta per un’adeguata presentazione al mondo. Nell’appartamento torinese di via Carlo Alberto, Nietzsche fa veramente i conti con se stesso, ma si intravede già nei suoi pensieri lo spettro della follia. Appartengono a questo periodo i famosi biglietti che  egli invia ai potenti della terra e agli amicipiù cari , firmandosi Dioniso o il Crocifisso.

In ogni lettera  il filosofo  si affida all’autenticità e invita a leggere la sua opera fuori da ogni pregiudizio morale. Sarà, infatti, in Ecce homo che il filosofo parlerà della propria persona delineandone i tratti antieroici e antifanatici .Quasi rendendosi conto della peculiare originalità della sua opera,  in una lettera all’amico Carl  Fuchs scrive: «Tutto considerato ,caro amico, d’ora in poi  non ha più senso parlare e scrivere di me; con l’opera che ho in stampa adesso, Ecce homo, ho messo ad acta per l’eternità la questione  riguardante  chi sia io. In futuro non ci si dovrà più preoccupare di me, bensì delle cose per le quali esisto». Non si poteva pretendere di più da un uomo che ha deciso di filosofare con il martello e di portare sulle  proprie spalle il destino degli uomini.

Nicola Vacca

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