Il profetico Signor G

Giorgio-Gaber

Giorgio Gaber amava definirsi  “un filosofo ignorante”. Come Socrate, questo straordinario pensatore della nostra canzone d’autore sapeva di non sapere e la sua straordinaria umiltà ha fustigato  tutto il conformismo e la stupidità dilaganti in questo mondo governato dalle apparenze e da un modo ipocrita di essere sani e liberi.

A tredici anni dalla morte, le sciabolate irriverenti del teatro canzone di Gaber sono ancora il monito che si affaccia su questa decadenza nella quale siamo precipitati e da cui non si intravede alcuna via d’uscita.

Attraverso il teatro canzone e il teatro d’evocazione, Gaber non è stato mai tenero nei confronti  della società. Antagonista radicale nei confronti ogni forma di   potere, ha detto cose bellissime  sull’amore, e si è soffermato sulla problematica di Dio, non trascurando di proferire invettive sulla politica e soprattutto sull’uomo.

Il signor G in punto più alto della riflessione gaberiana.

Quello che manca è un uomo che sappia appropriarsi autenticamente della propria esistenza. Giorgio Gaber, prima di ogni cosa, a questo ha lavorato per una vita intera. La ricerca di un pensiero autentico che sappia prendere le distanze dall’ipocrisia delle mode culturali del momento e delle tendenze politiche vuote e autoreferenziali in voga.

Quello di cui abbiamo bisogno è un nuovo rinascimento in cui l’uomo torni a essere individuo tutto da inventare, in continuo movimento. Finalmente libero nell’anima e dai luoghi comuni di un conformismo che uccide le coscienze.

La migliore lezione di Giorgio Gaber: il suo invito profetico  a trovare il coraggio di abbandonare i nostri miseri egoismi e magari cercare un nuovo slancio collettivo .«Perché un uomo solo che grida il suo no è un pazzo. Milioni di uomini che gridano lo stesso no avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo».

A questo impegno etico davvero non dovremmo sottrarci. Il tempo è scaduto, ma in maniera conformista facciamo ancora finta di essere sani.

Nicola Vacca

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One thought on “Il profetico Signor G

  1. G solo il Signor G –dicevi-
    Insegnandoci ad essere veri e liberi
    O almeno a dire “NO !”
    Ricercavi solo un gesto naturale
    Gioia, amore e solidarietà
    Irridendo, falsità ed estreme unzioni
    O cercando un’idea, anzi “l’idea” da realizzare.

    G solo il Signor G -opponevi-
    A santi, poeti e professori
    Bastava solo una canzone, una parola o un sorriso
    Ed eri un Re tra uomini, star e clandestini
    Re di un sogno senza limiti, Re di un mondo senza confini.

    Milano, 22/01/2006 Donato Di Poce

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