Bassani e la sua Ferrara

Giorgio-Bassani

 

Nel panorama letterario degli anni sessanta e settanta, mentre dominava l’ideologismo trionfante del Gruppo’63, Giorgio Bassani,  il grande romanziere che ha fatto di Ferrara un suggestivo luogo letterario, subì una censura ingiustificata. Oggi egli attende ancora una giusta valutazione, perché la sua colpa fu, per alcuni, quella di non avere fondamenti ideologici ostentati.

L’autore del Giardino dei Finzi Contini, e di altri importanti capolavori,  fu denigrato  dall’ideologismo imperante di quegli anni perché i suoi libri non erano riconducibili al moralismo della scuola di pensiero politico a cui facevano riferimento i militanti letterari del Gruppo ’63, che con le loro scelte nefaste hanno condizionato negativamente il mondo letterario del secolo scorso.

È opportuno dare all’opera di Bassani la giusta valutazione nella storia della letteratura italiana. Questa è la risposta all’ingiustizia culturale che nel nome del pregiudizio miope ha lasciato sul campo troppe vittime.

Riproporre un rilettura onesta  per liberarsi dalle ovvietà ideologiche con cui una parte della sinistra italiana ha giudicato la cultura a lei scomoda condannandola all’ostracismo con processi sommari.

Dal rapporto tra lo scrittore e la sua Ferrara si evince senza dubbio il cuore della questione letteraria che lo riguarda.

Perché Bassani attribuisce tanta importanza alla topografia di Ferrara? È possibile considerare  la topografia di Ferrara  una chiave per leggere l’opera dello scrittore?

Per comprendere tutta la poetica di Bassani non si può prescindere dal suo rapporto con la sua città. Nella bandella di copertina  dell’edizione definitiva del Romanzo di Ferrara (1980) si parla proprio di questo. «Guardata e indagata da ogni lato, la sua Ferrara  costituisce il termine opposto di una vera e propria lotta con l’angelo, il segno dell’inesausta, disperata volontà di possesso della vita, o di recupero di essa, che è il segno di ogni operazione autenticamente poetica».

La fedeltà di Bassani a Ferrara è stata invasiva totale, senza distrazioni della mente né sconti  del cuore. Una ossessione. Ma le ossessioni possono essere portatrici di poesia. Possono creare realtà vere e immacolate, sia pure con in casa i fantasmi  come le storie di Bassani.

La grandezza poetica dello scrittore Giorgio Bassani risiede in questo straordinario rapporto intimo con la sua Ferrara: il rapporto Bassani –Ferrara è  viscerale e in questo senso emergono contraddizioni e complicanze.

Dalla constatazione del rapporto carnale autore tira fuori  alcune verità che considerano Ferrara  il doppio, se non addirittura l’atler ego dello scrittore Bassani. Nell’ insistere  sui nomi, sulle strade e sulle persone di Ferrara,  egli racconta proustianamente se stesso, non  nascondendo il desiderio di evocare i fantasmi remoti della sua mente. Niente meccanica ossessione nomenclatoria, ma capacità di incarnazione: dare corpo ai fantasmi  dopo averli evocati, nel tentativo  molto umano e pio di superare, se non sconfiggere la morte.

Il rapporto di Bassani con Ferrara  nasconde numerose complicità. Tutto lo stato interiore del suo essere scrittore è racchiuso nei nomi dei suoi personaggi, nelle strade della sua città, nell’intera topografia di Ferrara che porta in sé l’incantesimo tra memoria e nostalgia.Giorgio Bassani- è arrivato da poeta  al dato di laboratorio. Le vie della sua Ferrara sono  vie animate.Non in senso di affollate e chiassose. Lo scrittore ,al contrario, rende alla perfezione il silenzio che ne è ancora appannaggio. Animate, nel significato originario di gremite di anime.Bassani  tasta i muri, ascolta le strade, vede e sente per trasmissione  magica quello che nessuno vede e che lui stesso non immaginava avrebbe visto né sentito quando s’era allontanato da Ferrara, ripudiandola.

La città diventa per lo scrittore uno specchio dove riflettere il mondo poetico della sua metafisica di sogni. Il luogo prediletto in cui narrare  l’invenzione della vita. Giorgio Bassani, così fermo nelle sue convinzioni, così onesto, così dignitoso, così contrario alle mode, nemico dell’effimero, non potrebbe essere lui l’alfiere nero  della tradizione narrativa italiana, custodita e difesa dalla magica, perfetta scacchiera di Ferrara? Oggi per procedere a  una giusta valutazione di Bassani e della sua intera opera bisogna necessariamente farsi questa domanda.

Leggere la sua opera attraverso il fantasma di Ferrara è utile  per comprendere  un altro lato della personalità di Bassani. Così accanto all’autore del monumentale ed epico Romanzo di Ferrara, si scopre anche il volto di uno scrittore che sa diventare interprete del proprio tempo attraverso gli scritti legati all’analisi di problematiche letterarie, polemiche culturali e considerazioni che riguardano in modo specifico correnti di pensiero, opere e personaggi  che hanno accompagnato , in questi lunghi anni, il dibattito  sul romanzo italiano, sulla sua fortuna e sui suoi limiti

Nel valorizzare  il contenuto del Gattopardo, famoso romanzo dello scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che senza il suo intervento non sarebbe mai stato pubblicato per la resistenza degli scrittori e critici ideologicamente impegnati,  Bassani  critica il lavoro intellettuale del Gruppo’63. «Il mio parere – si legge in alcune pagine scritte nel decennio 1960-1970- è che dei letterati della neoavanguardia  si potrà cominciare a occuparsi soltanto quando avranno prodotto qualcosa di oggettivamente accettabile».

Parole forti e controcorrente  che condannarono Giorgio Bassani- Gli intellettuali della sinistra culturale non perdonarono allo scrittore questo libero ed onesto atteggiamento antideologico.

Parlare di Giorgio Bassani, grande scrittore vittima dei pregiudizi ideologici della sinistra culturalmente egemone, che ha occupato militarmente con una forma arrogante di potere  la cultura del  nostro paese, certamente non rappresenta una strumentale eresia. Quel potere che, in nome dell’ideologia, si è scritto la storia a proprio piacimento,  a discapito degli scrittori e poeti  che hanno sempre e solo cercato di fare letteratura. Giorgio Bassani era uno di questi.

Nicola Vacca

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