Maggiani racconta la Nazione tradita

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Maurizio Maggiani sceglie le storie della sua famiglia per affrontare il suo progetto narrativo più ambizioso.

«Il Romanzo della Nazione» è il racconto senza illusioni di un’occasione mancata: la nascita e la morte della nostro Paese che poteva contare sull’operosità delle persone vive che hanno sognato, appunto, una Nazione diversa da quella nella quale viviamo.

Maggiani, infatti, dedica il suo libro a quella gente viva, viva davvero che ha creduto in un paese migliore. Il suo è un romanzo di formazione che principalmente racconta la storia di una Nazione che è morta, morta sul serio.

Maggiani si tuffa nelle storie intricate della sua famiglia per raccontare tutto il disincanto di un’occasione mancata.

La storia del padre si intreccia con quella della madre e degli amici e dei parenti più stretti.

«Il Romanzo della Nazione» che Maggiani scrive, seguendo principalmente il racconto del padre,  è un teatro narrativo corale in cui va in scena l’illusione di gente umile e generosa che ha vissuto di sogni e utopia per costruire un Nazione da lasciare ai propri figli.

Maggiani nel suo romanzo di formazione passa in rassegna gli intrecci familiari e li mette in relazione con gli accadimenti storici.  Lo scrittore, nella consapevolezza che un romanzo si scrive con le voci e non con i documenti, intreccia il suo privato con il pubblico di una Nazione che attende di essere costruita dalle storie cui ognuno di noi appartiene e che ciascuno dovrebbe ascoltare.

La prosa di Maggiani è molto confidenziale e il suo racconto ci travolge e ci coinvolge soprattutto quando entra nei dettagli di quel labirinto familiare di costruttori della Nazione in cui ognuno riconosce un pezzo della propria storia collettiva.

Lo scrittore nel suo racconto sostiene che anche le nazioni si fondano sulle voci. Sulla verità senza la verità.

Maggiani racconta la visione di una generazione di costruttori di Nazioni che hanno creduto nella buona fede dell’utopia vivendola come un sogno.

La sua penna rende omaggio a questi fabbricanti di sogni che credevano di costruire destini non rendendosi conto che la nazione è uno stato di cose pericolosamente complicato e imponderabile  per rimanere a lungo proprietà dell’ambizione. Il lavoro operoso dei numerosi costruttori di Nazioni è stato dilapidato soprattutto dall’incoscienza autodistruttiva delle generazioni successive.

In poche parole, siamo responsabili della morte della Nazione perché prima di tutto non siamo stati in grado di capire la lezione di quei straordinari costruttori di destini che ci hanno lasciato in eredità un’idea di lotta nella storia che abbiamo tradito insieme alla nostra coscienza.

Il libro di Maurizio Maggiani non è solo la storia mancata di una Nazione mancata.

Se è vero che le nazioni si fondano su grandi romanzi per opera di valenti narratori, Maggiani scrive «Il grande Romanzo Italiano»  in cui racconta le imprese di tanta gente viva che ha creduto di costruire una Nazione che adesso è morta per sempre.

Nicola Vacca

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