Nel buco nero del secolo breve

magris

 

La Storia ha l’alito cattivo, è una discarica di rifiuti, un tumore, un elettroshock, una crosta di sangue.

Claudio Magris, della responsabilità morale della Storia ma anche delle sue vittime e dei suoi carnefici,  parla in «Non luogo a procedere», il suo nuovo romanzo che tragicamente gratta fino alla consumazione nelle follie criminali del secolo breve raccontandone le infamie.

Lo scrittore  parte dalla sua amata Trieste e da quel luogo di orrore  che è stato la Riseria di San Sabba, che venne utilizzata dopo l’otto settembre 1943 dai nazisti come campo di prigionia destinato allo smistamento dei deportati diretti in Germania  e Polonia. Qui fu pure messo in funzione un forno crematorio, dove persero la vita detenuti politici e ebrei.

Margris si ispira a un personaggio eclettico realmente esistito per spingersi con la sua scrittura corrosiva nel sanguinoso buco nero del secolo scorso.

Il professore Diego De Henriquez, geniale e irriducibile triestino con un vasta cultura, si mette in testa di raccogliere armi e ogni tipo di materiale bellico per costruire un Museo della Guerra. Lo scopo è di far capire l’importanza della pace attraverso l’esposizione in concrete stanze della memoria di tutti gli strumenti di morte che gli uomini hanno usato per sopprimere se stessi.

L’unico modo per abolire la guerra è riuscire a giocare alla guerra. Seguendo questa convinzione, il protagonista  dedica tutta la sua vita a questo sogno assillante che diventa un’ossessione.

Da qui parte Magris  per scrivere il suo romanzo polifonico in cui si incontrano numerose voci oltre alle due narranti. Lo scrittore partecipa con una lingua totale alla frantumazione di un secolo che è stato un teatro degli orrori in cui attraverso due conflitti mondiali sì è tragicamente e consumata la follia dell’uomo invasata dall’ideologia, dai totalitarismi e dall’utopia.

In trecentosessanta pagine, lo scrittore triestino attraversa la Storia umana con tutti i suoi raschiamenti di coscienza, favorisce l’incontro con i carnefici e le vittime che rappresentano quella memoria degli orrori che ancora oggi non ha trovato pace.

Il Museo della Guerra è un’allegoria di tutto il terrore novecentesco. Nelle sue stanze la Storia si mostra con il  suo volto disumano di maestra di neurochirurgia.

La Risiera di San Sabba  con il suo odore di morte è il paradigma di un secolo di sangue che chiede ancora giustizia. Ma il Tribunale della Storia conferma con la sua omertosa vigliaccheria il suo non luogo a procedere.

Claudio Magris ha scritto un intenso romanzo morale e con una lingua feroce, e a tratti poetica, racconta senza nascondimenti la caduta della Storia nel tempo con tutti i suoi silenzi di orrore e di sangue in cui l’uomo è stato e continua a essere lupo, carnefice e vittima  degli altri uomini.

Nicola Vacca

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