La poesia di Mimma Faliero

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Mimma Faliero attraversa con le “parole in sottrazione” la realtà. I suoi versi sono essenziali e diretti nel dire. Perché nella poesia quello che conta è non tradire le parole. Sulla pagina le parole chiamano le cose con il loro nome. Come solo la poesia onesta sa fare.

n. v.

 

 

Nel tempo sospeso del verso

parlano le pietre

le stanze vuote

il buio

parla chi è muto.

Nell’asfissia dei giorni amari

parla il singhiozzo muto della parola

il nodo d’arresto al libero pensiero.

Perché nel disordine dell’arresa

la poesia è superstite

alla sua stessa morte

perché sarebbe un errore

amare senza vivere,

una falsa prospettiva

vivere senza amare.

Perché nell’anatomia del dolore

non c’è piano sagittale

che ne tagli al carne

e nella dittatura del falso

un alito di Vero

è l’ossimoro del vivere nostro.


 

Per ogni tuo bacio distante

un sapore che resta

per ogni parola persa

un suono.

Tra un oceano di treni

nella notte

ti riconoscerei

per il tuo cuore franto

che conosce ferito

il mio indicibile,

per le tue ruote bagnate

laggiù nell’ombra,

per il tuo profumo

lungo quella riga

di moltiplicato respiro

dove annuso

tra ferramenta di desiderio,

in un sonno senza radici,

la tua azzurra fragranza.

 

Sentiero d’inchiostro

Scivola lenta l’ora sottratta alla vita

come l’andare dell’acqua

che non trova il suo estuario.

Cerco in silenzio Parole

lungo un sentiero d’inchiostro

che sia liquida cura.

Ma il verso

non giunge a una sponda

sottratto a se stesso

cerca un approdo

e sospinto nel vento

si sperde

nella curva del niente.

 

Colma vuoti

Inutilmente

Poi…

cade

ascende

si fionda nel petto

mi lambisce le tempie

attaccando il pensiero

urlando il non detto

mentre ne ingoia la radice.

Hai forse creduto

che scrivere è un morire indolore,

il luogo geometrico di punti infiniti?

Io sino ad ora ho sostato

solo in un campo di mille interferenze

muovendo la mia ribellione

nel giro di un cerchio

che descrive mancanze

per una fissa dimora.


 

Significare il tempo

 

Per significare il tempo

non è onesto vestirsi

di uno sguardo alleggerito

o indossare il pretesto di un rimpianto.

Per comprendere i giorni

basta annusare il profumo svanito

di un fiore reciso

accarezzare il livore della pelle

o il solco profondo di una ruga marcata.

Per concedersi agli anni

occorre saper osservare

l’eclissi di un’agonia

sobbalzando ancora

a sussulti di delicatezze

senza appellarsi

a simboli e significati

perché gli idiomi a volte subiscono

lo stesso declino degli Imperi:

una inevitabile disgregazione.

Occorre vincere il pudore del limite

superando il timore del tramonto

nell’ammissione della nostra

complicità al Nulla.


 

L’errore

 

Dovremmo imparare a correggere

ciò che sembra giusto

riscattandoci nell’errore.

Siamo le braccia di un mare che si ritira

il margine sfibrato di un angolo smusso.

 

E’ del dubbio il passo degli anni

e noi

equilibristi sui pavimenti sconnessi.

Fare del buio la nostra linea di luce

e del sogno il nostro risveglio:

sarà questo il senso della nostra marcia?

Dimmi

Hai mai inciampato nel vero?

Non so.

Forse quando la certezza

cambierà la sua identità.

 

 

 

…perché solo la pioggia

ha così piccole mani

e tu che mi abbracciavi

e non c’erano tasche

e non c’erano resi

solo sensi di vuoto

come un disco alla fine

poche note di un blues

una sola sete di pieni.

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