L’umore nero della condizione umana

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Quando un romanziere si mette davanti a una pagina, dovrebbe sempre pensare di scrivere una storia che non inganni i lettori e soprattutto se stesso. Questo nella nostra narrativa accade raramente.  Molti  pensano  che il vero segreto per diventare uno scrittore è imparare sempre a mentire

Qualche volta mi capita di imbattermi il libri che sono l’immagine fedele di chi li scrive.

Recentemente ho letto «Homo homini virus», il secondo romanzo di Ilaria Palomba, scrittrice davvero eclettica che ha avuto il coraggio di dare alle stampe un libro contagioso e irriverente.

«Homo homini virus» è un libro estremo di considerazioni inattuali sul disfacimento del nostro corpo nel cuore di una decadenza che sta uccidendo tutto e tutti in un tempo in cui i nichilismi invadono ogni cosa.

Forte della sua passione per la filosofia, e per il Filosofo che filosofava con il martello, Ilaria Palomba con inchiostro che sembra sangue squarta le ferite dei personaggi del suo romanzo, impegnati a fare i conti con i propri demoni e con le proprie ossessioni.

Nessuno di loro, in una Roma da basso impero dove la corruzione morale prima che quella politica e sociale sta divorando tutto, si sottrarrà a vivere fino in fondo il proprio abisso personale.

Angelo, il giornalista fallito, il professor Paolini, esponente autorevole  di tutte le bassezze morali, e la giovane Iris, che fa del proprio  corpo un’opera d’arte, sono tutti funzionali al contesto di macerie e rovine che collezionano, essendo mortalmente ognuno virus dell’altro.

«Homo homin virus» è un romanzo che ha dentro sé altri romanzi, una matrioska di abissi che mostra in maniera disincantata tutti gli squartamenti umani di questo nostro tempo nichilista che non ha nessuna intenzione di fare prigionieri.

Quello che colpisce è il linguaggio tagliente di Ilaria Palomba, che non si nasconde dietro l’estremo significato delle parole per raccontare – senza inibizione- questo dannato crepuscolo degli idoli che sta conducendo l’uomo  alla rovina e al punto di non ritorno di un’Apocalisse esagerata.

Le parole di Nietzsche accompagnano questa collezione narrativa di inferni senza redenzione che la Palomba  racconta attraverso le autodistruzioni dei suoi personaggi, consapevole che  l’autenticità non risiede nella gloria, ma nel rischio che si è disposti a correre per la propria verità.

«Homo homini virus» è un affresco tagliente della nostra fine di esseri umani.

Ilaria Palomba è una scrittrice e una donna in rivolta che nel suo libro ha il coraggio di chiamare le cose con il loro nome e  non usa parole accomodanti per narrare tutta la drammatica realtà dell’uomo abisso dell’altro uomo.

«Dedico Homo homini virus ai santi e ai dannati, agli artisti incompresi, ai folli e a tutti coloro che sono, oggi più che mai, delusi dall’umano».

«Homo homini virus» è un libro inattuale e coraggioso, un romanzo destinato  a fare male, un antidoto contro l’imbecillità di ogni conformismo.

Nicola Vacca

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