Con Carrère nel “Regno” della grande letteratura

cop. carrere

La lettura de «Il Regno» di Emmanuel Carrère è un’esperienza unica. Ci sono voluti venti giorni per divorare il suo libro (in occasione della sua uscita ho letto alcune immediate e affrettate recensioni e mi sono chiesto come abbiano potuto alcuni colleghi scriverne così in fretta. La risposta è nei loro articoli).
Carrère in questo libro, che è un libro – labirinto denso di rimandi, ricco di incastri e suggestioni, impone al lettore una lentezza straordinaria da cui è difficile allontanarsi.

«Il Regno» è un’esperienza libresca assoluta, cosa davvero rara di questi tempi. Uno di quei pochi libri in cui nessuna pagina è superflua.
Quattrocentoventotto pagine di scrittura immensa sulle cose dell’anima e della terra.

«Il Regno non è l’aldilà ma la realtà della realtà» scrive Carrère nel suo viaggio avventuroso alle origini del cristianesimo immanente che significa riunirsi per stare il più vicino possibile a ciò che c’è di più povero e vulnerabile nel mondo e in se stessi.

Ci sono voluti sette anni allo scrittore francese per portare a termine questo libro che racchiude tutta la sua esperienza di attento osservatore del vissuto.

Come nei suoi romanzi precedenti, anche in questo Carrère inventa il reale, contaminando la letteratura con la vita.

Come se stesse scrivendo la sua autobiografia intellettuale, lo scrittore parte dal suo personale periodo di crisi in cui non riusciva più a scrivere un romanzo per raccontare la sua momentanea conversione al cristianesimo.

L’incontro con Jacqueline, che lo porterà alla conversione al cristianesimo e a vivere una primavera dell’anima, e i suoi numerosi quaderni in cui annota le sue impressioni sulla lettura de Vangeli  saranno i suoi compagni di viaggio più affezionati nel cammino sulle orme di Cristo. Nel bel mezzo della sua crisi di scrittore, Carrère nei tre anni che è stato cristiano, perfezionerà il suo metodo narrativo: raccontare le vite degli altri e permettere nel racconto che queste si intreccino con le sue.

«Il Regno» è soprattutto questo. L’ennesimo e fondamentale capitolo della vocazione di Emmanuel Carrère a raccontare la realtà che supera la fantasia e che diventa una coinvolgente avventura letteraria da cui nessun lettore si sente escluso.

Sono anni che Carrère ha scelto di non utilizzare la finzione  e di confrontarsi nei suoi libri con la realtà. Dopo «L’avversario» e «Limonov», con «Il Regno» lo scrittore francese raggiunge la vetta più alta di questo percorso scelto molti anni fa.

L’autore parte da una riflessione sull’idea cristiana dell’esistenza per raccontare le origini del cristianesimo attraverso  le testimonianze di coloro che dopo la morte di Gesù hanno contribuito a fondare la Chiesa sulla terra.

Carrère, attraverso le vite straordinarie di Luca e Paolo di Tarso, racconta la religione cristiana come se fosse un thriller dello spirito.

Con la consapevolezza del perplesso racconta la fede come narrazione collettiva, lasciando stare la filosofia del mistero che riguarda le persone singole e  la comunità dei credenti.

Nel racconto dell’esperienza della fede, così come è stata vissuta da Carrère in prima persona,  c’è tutta l’essenza del libro.

«Il Regno» è la conferma che Emmanuel Carrère è un grande scrittore del suo tempo che ha deciso di scegliere la strada dell’ «autofiction» per  narrare nell’immanenza la sua vita che si intreccia con tutte le altre.

«Le leggi del Regno non sono, non sono mai, leggi morali. Sono leggi della vita, leggi karmiche».Queste sue parole sono la prova tangibile che il Regno non è l’aldilà ma la realtà della realtà.

Carrère si interroga sulla scrittura attraverso le Scritture. In ogni pagina di questo libro si mette in gioco mostrandosi e narrandosi con tutte le sue imperfezioni di uomo fragile e complicato.

«La vita dell’uomo è da preferire a quella di un dio , per la semplice ragione che è quella vera». Questo è il metodo Carrère e a noi piace tanto.

«Il Regno» è il capolavoro  di un grande scrittore che racconta stesso attraverso gli altri. Con un libro del genere la letteratura deve fare i conti per molto tempo.

Nicola Vacca

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