Il Puttanaio – Nuova inquisizione letteraria

puttanaio

 

La nuova inquisizione è liberticida. Il Puttanaio dispensa storie d’amore, tragedie quotidiane, problemi adolescenziali. Gode nel dare in pasto ai lettori testi consumabili. Mattoni rilegati come tomi medievali. Caratteri larghi, capitoli brevi. Cento pagine si leggono in trenta minuti. Se si ci mette d’impegno in due giorni si finirà l’intero libro. Hanno copertine appariscenti, quarte di copertina accattivanti. Vengono lanciati con pubblicità stravaganti. Li trovi anche al supermercato, vicino al reparto dolciumi o dei cosmetici.

Il Puttanaio è per la cultura consumabile. Bassi costi, basse certezze. Solo autocompiacimento. E quando la critica si inchina davanti a questi best seller e le trasmissioni televisive pomeridiane invitano questi scrittori-autori alle dipendenze dell’Inquisizione, ecco allora che la spettacolarizzazione ha raggiunto il suo apice. Addio cultura, di cui effettivamente non si mangia; addio arte, parola ormai pronunciata a vanvera; addio letteratura, morta nei programmi ministeriali della scuola pubblica grazie a professori che propinano solo e sempre Boccaccio, Alighieri, Petrarca, D’Annunzio e Pascoli.

Oh ma questa è ovvietà, anzi tautologia. Ma perché tutto questo finisca c’è bisogno di leggere più? C’è bisogno di aprire più librerie? C’è bisogno di più lettori accaniti? C’è bisogno di curiosità?

No. Ci sarebbe bisogno di una diversa educazione. Meno radical chic. Perché chi oggi vuole tuffarsi nella letteratura graffiante, delirante, caparbia, che salva il mondo dalla mediocrità, c’è bisogno di una nuova educazione letteraria. La scuola dovrebbe aprirsi alla lettura libera dei testi e di conseguenza alla libera interpretazione.

Della rima baciata non importa un fico secco a nessuno perché in un mondo caotico e di versi anarchici, di rabbia, di indifferenza, di cinico arrivismo, anche le parole non hanno regole. Le squinternate idiozie di D’Annunzio non rendono più acculturati un branco di studenti che vivono altre esperienze e hanno bisogno di definirsi in un mondo dalle epoche rimpicciolite, che decadono e risorgono nell’arco di un giorno.

Amati professori, precari o a vita! Date in pasto ai vostri studenti gli irregolari di ogni tempo. Fategli leggere Villon e De Sade, per esempio.

Editori, a pagamento o non! Date alla cultura il suo splendore e liberateci dal puttanaio dei thriller-splatter senza capo né coda, dalle storielle d’amore, dai manifesti sulla tolleranza e sulla liberalizzazione dei costumi camuffati in romanzetti radical chic, dalle autobiografie dei politici, dai calciatori filosofi e barzellettieri, dagli sproloqui dei papi e dagli chef.

Critici, sottopagati o illustri conservatori! Non spacciate per libertà di pensiero il vuoto. Questa è lenta eutanasia della parola e dell’arte. Questa è degenerazione.

Lettori! Entrate in quelle librerie indipendenti dove la carta profuma di autenticità. Prendetevi un’ora, trascorretela senza pensieri e cercate. Diffidate sempre delle fascette pubblicitarie su cui compare un numero stratosferico di copie vendute in pochi giorni. I capolavori stanno negli angoli bui, sono timidi e umili. Più che parlare sussurrano eternamente. Mai muoiono, i capolavori. Mai si consumano.

Martino Ciano

 

 

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