Roberto Saporito e il dilemma della scrittura

copertina sapo

Uno scrittore in crisi creativa con profondi dubbi sulla sua vocazione. Questo è il protagonista di «Come un film francese», il nuovo romanzo di Roberto Saporito.

Un’esistenza sociopatica e misantropa che si confronta ogni giorno con tutti i cinismi del proprio comportamento e che si trova a vestire i panni di professore in un corso di scrittura creativa.

Davanti ai suoi studenti lo scrittore che non riesce più a riempire una pagina bianca mostra tutta la parte più cinica del suo inquieto carattere di uomo senza qualità.

Disamorato del mondo culturale che frequenta, disincantato da tutto quello che lo circonda, con i suoi allievi e tragicamente sincero quando racconta che per imparare a scrivere in maniera creativa prima di tutto bisogna non solo leggere tanto, ma amare l’atto stesso della lettura. «Non esiste nessun buono scrittore che non sia un lettore accanito. Diffidate degli scrittori che non leggono, perché non sono scrittori»

I suoi corsi di scrittura creativa diventano delle autentiche lezioni di morale creativa. Lo scrittore – professore in crisi di idee e parole ai suoi allievi racconta paradossalmente la direzione giusta della letteratura, che appunto non contempla casi editoriali dell’anno e finti scrittori costruiti ad hoc da un mercato editoriale marcio e corrotto.

«Come un film francese» è un romanzo sugli scrittori e sulla letteratura. Roberto Saporito è l’unico scrittore italiano capace di scriverne come solo sanno fare alcuni grandi scrittori americani che lo stesso autore afferma di amare.  Don De Lillo, Philip Roth,  Bret Easton Ellis, giusto per citarne alcuni.

Con una scrittura essenziale, elegante e mai compiaciuta, Saporito nel suo romanzo intreccia, con straordinaria abilità di narratore, la parte letteraria con un’intrigante e avvincente storia dalle sfumature noir. A questo punto, il libro potremo leggerlo come se  stessimo  guardando un raffinato film francese.

Carlotta e Lea sono le due figure femminili che avranno a che fare personalmente con la misantropia e l’asocialità del professore. Mostrandosi sempre più cinico nei rapporti umani, egli non ha ancora deciso se nella sua esistenza preferisce l’apparenza dell’ipocrisia di molti o l’odio conclamato di tutti.

Nei tre tempi in cui è scandito il romanzo, l’autore lascia parlare i suoi personaggi, gli concede sulla pagina la tribuna del proprio punto di vista. Saporito assiste insieme al lettore alla loro caduta in questo tempo narciso, omologato e consumista in cui tutto ciò che conta è quella giusta dose di cinismo e di calcolo bene  amalgamata con un’apparenza fredda in cui non c’è posto per nessun tipo di autentico afflato umano.

Quando arriverete all’ultima pagina di «Come un film francese», vi accorgerete che Roberto Saporito si è affidato alla finzione per rappresentare il reale, che spesso nella sua perenne decadenza supera ogni tipo e grado di immaginazione.

Come appunto solo gli scrittori autentici (che sono quelli che scrivono per curare se stessi per dirla con le parole di Philip Roth) sanno fare.

Nicola Vacca

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