Gli scrittori e l’applauso facile

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Gli editori che pubblicano i libri di Bianchini, Volo, Gamberale, Bisotti sanno di poter contare su una massa di lettori che non leggono, ma corrono subito in libreria quando escono porcherie del genere.

L’ Italia è uno strano paese in cui i lettori – massa prevalgono sui lettori forti.

Siamo l’unica nazione forse in cui si pubblicano pessimi scrittori in quantità così elevata. Questi sono il prodotto di un perverso marketing editoriale che fa le sue stramaledette indagini di mercato e intercetta una fascia numerosa di idioti (affascinati soprattutto dalla demenza televisiva) pronta a ingoiare immondizia spacciata per letteratura.

Davanti a questo spettacolo indecoroso, la vera cultura,  e quindi la vera letteratura, muore ogni giorno.

Nessuno si scandalizza più se sugli scaffali arrivano libri pessimi pensati da astuti dirigenti editoriali che permettono la pubblicazioni di libri in cui  c’è tutto quello che il pensiero omologato dei lettori – massa vuole leggere.

È più facile, e quindi più comodo e redditizio, inventarsi uno scrittore che con le sue ovvietà scateni un applauso facile, piuttosto che pubblicare scrittori ottimi in grado di suscitare l’interesse di lettori veri.

L’ Italia è un paese culturalmente asfittico anche per questo. L’editoria che sponsorizza i Bianchini, i Volo, i Gamberale , i Bisotti e la moltitudine mercificata di tutti questi scrittori pessimi, non fa altro che viziare e instupidire la nostra cultura. Per uno di questi mediocri che emerge, a uno scrittore di talento capace di scrivere libri veri vengono matematicamente precluse possibilità e visibilità editoriali.

Gli scrittori dall’applauso facile hanno vita comoda nell’italietta dei salotti letterari televisivi e possono contare sull’imbecillità di lettori – massa che oltre alla prevalenza del loro cretinismo non sanno pensare e vedere  nulla.

«Quando il sole della cultura è basso, anche i nani hanno l’aspetto dei giganti».

Questo aforisma fulminante di Karl Kraus sembra pensato per gli scrittori dall’applauso facile e per i loro sponsor editoriali e televisivi che hanno soprattutto a cuore la stupidità e l’imbecillità dei lettori.

Nicola Vacca

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6 thoughts on “Gli scrittori e l’applauso facile

  1. Caro Nicola, ho letto con interesse questo post, e arrivato alla fine mi sono detto che praticamente dissento da tutto quello che hai scritto! 🙂

    Prima osservazione: l’Italia non costituisce un’eccezione da nessun punto di vista. Le classifiche dei libri più venduti, paese per paese, si assomigliano tutte – quest’estate scorrevo quella dei libri più venduti in Francia, che si vanta di essere una nazione di intellettuali, e tra i primi cinque posti c’era la trilogia di “Cinquanta sfumature”. Quessta è la classifica dei libri più venduti in America questa settimana: http://www.usatoday.com/life/books/best-selling/ Troverai una storia sugli elfi, diario di una schiappa, Tom Clancy, un libro di ricette… E’ l’Occidente, gli italiani non c’entrano nulla.

    Seconda osservazione: la prima edizione di Madame Bovary non era arrivata alle cinquemila copie: Proust si è dovuto pagare la prima edizione della sua “Alla ricerca…” perché nessuno la pubblicava; “Lolita”, che è tra i cinque più grandi romanzi del Novecento, è stato rifiutato da quattro o cinque editori americani, prima di essere pubblicato da un pornografo parigino, convinto che si trattase di un pornazzo (attualmente è il 14° libro più venduto di sempre); Kafka non ha pubblicato un romanzo in vita; “Se questo è un uomo” è stato rifiutato due volte da Einaudi (una anche da Cesare Pavese) prima di essere pubblicato qualche anno dopo, in 2500 copie… Gli editori non si sono mai distinti per acume, coraggio o gusto. Non è una caratteristica del nostro tempo, e non è una caratteristica iitaliana.

    Terza osservazione: nessuno dei grandi successi editoriali degli ultimi trent’anni nasce da una qualche ricerca di mercato. Titoli come “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, “Sostiene Pereira”, “Limonov” ma anche la triloiga “Millennium” di Larsson, “La solitudine dei numeri primi” di Giordano, perfino le “Cinquanta sfumature”, hanno colto di sorpresa tutti. Nessuno ha mai saputo prevedere cosa leggerà la gente tra un anno. E non ho mai sentito di una casa editrice che fa ricerche di mercato per decidere cosa pubblicare: è tutto molto, molto, molto più artigianale.

    Quarta osservazione: non credo che una persona che legge Fabio Volo, privato del suo autore preferito, inizierebbe a leggere Joyce: così come il motivo per cui la gente non ascolta, per dire, l’album jazz di Serij Tankian non è perché esiste X-Factor o Alessandra Amoroso. Stiamo parlando di lettori o ascoltatori diversi, interessati a cosa diverse. Personalmente, preferisco i Beatles a Stockhausen (a Vivaldi l’uva passa, che mi dà più calorie 🙂 )

    Quinta osservazione: non è vero che la pubblicazione di uno scrittore come Fabio Volo preclude la possibilità che un autore meritevole e sconosciuto venga pubblicato; è vero esattamente il contrario! Le grandi case editrici vivono di quattro o cinque best seller all’anno che, con le loro vendite, permettono la pubblicazione di una lunghissima serie di fallimenti quasi sicuri… Sono convinto che il 90% dei libri pubblicati in Italia non arrivino neppure a coprire i costi della loro realizzazione; se non ci fossero i Volo e i Bianchini, l’editoria morirebbe nel giro di due o tre anni.

    Sesta osservazione: la gente mediamente non è stupida. Non ho mai letto Volo o Bianchini, ma non credo che leggerli faccia male alla salute, o che si debba essere necessariamente stupidi per apprezzarli.. Conosco tante persone che leggono libri di questi autori, e poi Bernhard e Tolstoj; mentre è più raro il contrario, e spesso per pregiudizi tanto banali quanto lo sono i motivi che spingono qualcuno a leggere Volo.

    Settima osservazione: demonizzare autori di cui di solito non si è letto nulla diventa un facile alibi per la moltidudine di autori che non pubblicano semplicemente perché scrivono cose che non ha senso pubblicare. Anni fa sembrava che i problemi della piccola editoria dipendessero tutti da Moccia. La verità è che la maggior parte dei manoscritti che arrivano alle case editrici non hanno nulla di interessante: non credo alla favola del capolavoro rifiutato da tutte le case editrici peché trppo meritevole. Si pubblicano tantissimi buoni libri, in Italia – lo fanno anche le case editrici che pubblicano Gramellini.

    Ottava e ultima osservazione: sono entrato, questa sera, nella Feltrinelli della Stazione di Milano. Non sono riuscito a trovare le famose pile di libri di Volo, Gamberale e Bianchini che toglierebbero spazio ai Grandi Autori Trascurati. Ho visto, invece, un sacco di libri di tutti i tipi e di un sacco di case editrici diverse che ricoprivano ogni centimetro quadrato di uno spazio enorme.

    Rileggendo il mio commento, ti chiedo scusa perché mi rendo conto che può sembrare un po’ polemico… Da circa cinque anni pubblico con una piccola casa editrice; conosco i problemi legati alla visibilità, alla distribuzione, alla promozione, alla totale mancanza di imprenditorialità, alla mancanza di un vero talento… Sto esattamente nella fascia che secondo te verrebbe danneggiata dai grandi best seller, ma ti assicuro che in tutto questo Volo non c’entra nulla. Ci sono molti buoni lettori, e diversi autori interessanti che prima o poi troveranno la loro strada. Volo, Bianchini e la Gamberale non sono il Male: scrivono i libri che, mediamente, ovunque, e da sempre, la gente comune legge.

    Un abbraccio!
    Paolo

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  2. Condivido il giudizio negativo sulle opere di scrittori come Volo, ma anche in questo articolo trovo il clichè “[…] la vera cultura e quindi la vera letteratura […]”.

    Cosa sarà mai la VERA cultura o la VERA letteratura? E perché l’una deve per forza dare vita all’altra?
    Non è che, piuttosto, qui si intendano “vera cultura” e “vera letteratura” come un ipotetico canone sacro al quale possono appartenere solo quegli eccelsi che possono vantare mille lauree e che vengono considerati “autorevoli” da un gruppo di critici che sono influenti solo perché hanno le giuste conoscenze nella redazioni delle riviste o nelle case editrici? O, magari, si intendono come vera letteratura soltanto i classici, e come vera cultura solo la filosofia?
    NOn avrebbe forse più senso parlare di “alta cultura” e “alta letteratura”?
    Credo che Volo sia il primo a dire che quello che scrive non ha particolari pretese di aulicità o profondità…

    Volo non scrive letteratura falsa. Può essere banale, può essere un insulto all’intelligenza, ma resta comunque letteratura.
    Brutta, d’accordo, ma letteratura vera, tanto quanto quella degli altri scrittori.

    Per me il problema resta semplicemente la sovraesposizione di uno scrittore mediocre. D’altronde si sa: ripeti la tua opinione abbastanza a lungo e vedrai che presto gli altri entreranno in risonanza.

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  3. La via più breve è in discesa; bailamme di matasse rotolano compiaciute.
    Lasciare a loro gli allori e gli onori è buona cosa, consente di lavorare negli scantinati senza distrazione e forgiare così ciò che il tempo valitore saprà riconoscere, se di pregio, come qualcosa che varrà in eterno. t.t.

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