Senso del dovere(Racconto di R. Saporito)

balthus

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“Un uomo non avrebbe i due terzi dei problemi che ha se non continuasse a cercare una donna da scopare.” [Philip Roth]

 Sei indiscutibilmente tu il tipo riflesso nella vetrina pulitissima di questo antiquario: cappottone lungo fino ai piedi di lana morbida d’autore, scarpe di coccodrillo di pari valore di uno stipendio mensile di un bancario di medio livello, capelli corti tirati indietro neri di tintura speciale dall’effetto più vero del vero, barba appena rasata dal tuo barbiere di fiducia, Michele, pelle lievemente abbronzata, abbronzatura autentica, fatta in montagna, seduto al tavolino della terrazza di una baita, sorseggiando vino bianco aromatico alsaziano, in compagnia di una ragazza alsaziana, e poi la tua borsa da avvocato di pelle marrone vissuta ad arte, che costa molto più delle scarpe, avvocato che dalla tua ultima dichiarazione dei redditi ha denunciato più di due milioni di euro, anche se un buon sessanta per cento è andata in tasse, avvocato di uno dei più prestigiosi studi della città, laureato a ventitré anni, a venticinque avevi già dato l’esame di stato, e non a Catanzaro, ma a Torino, dove ti sei laureato col massimo dei voti, con una tesi sul diritto internazionale, pubblicata poi su una prestigiosa rivista di giurisprudenza di Londra.

Raggiungi la tua auto, un Hummer H2 nero, e il vetro, nero, dalla parte del passeggero ti rimanda l’immagine di piacente quarantacinquenne, senza moglie né fidanzata né figli né animali domestici, ma proprietario di una enorme villa, con parco, fatta costruire da tuo padre nel 1980 da uno degli architetti più famosi del mondo, un archistar come li  chiamano pomposamente oggi, dove vivi da solo da quando i tuoi genitori si sono trasferiti in Provenza, da dove non si spostano mai e dove un giorno moriranno e dove si faranno anche seppellire, in un simpatico cimitero tra la lavanda, come hanno già lasciato scritto nel loro testamento, redatto da te tre anni fa.

E’ una villa, quella che ha fatto costruire tuo padre, di vetro, cemento e legno, sulle colline intorno Torino, ma che non sfigurerebbe per niente sulle alture di Los Angeles o San Francisco.

Quando non lavori, anche undici, dodici ore al giorno, il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via, ti piace frequentare questi lounge bar dalle luci soffuse e dalla musica sofisticata, una sorta di jazz, ma più rilassato ed elettronico, dove un margarita costa venticinque euro e una bottiglia di Champagne cinquecento e dove incontri queste ragazze tutte bionde, tutte bellissime, tutte attratte inesorabilmente da te, dai tuoi abiti firmati, dalla tua auto, dai tuoi soldi, dal tuo profumo, dai tuoi modi simpatici, dal tuo volto adulto che si porta benissimo gli anni: non è possibile che tu abbia quarantacinque anni, ti dicono tutti e tutte. E dopo sono poi attratte dalla tua villa in collina, dall’arredamento composto per metà da mobili di design e per metà da mobili antichi, la tua vera passione, specialmente i mobili intarsiati in legni rari del settecento e dell’ottocento, e dai tuoi quadri, specialmente dal Picasso, e dopo ancora dai tuoi vini preziosi serviti in bicchieri ancora più preziosi, dalle tue lenzuola nere e profumate, merito di Adele, che lavorava già per i tuoi genitori, e la sua squadra di albanesi, moldave e marocchine che tengono la tua casa pulitissima e profumatissima, ma in maniera discreta, e mai quando ci sei tu in casa.

E poi, però, per alcune di loro, non è previsto nessun “dopo”. Perché dopo che avete scopato, e sempre, ma proprio sempre, con reciproca soddisfazione, o almeno questo è quello che ti dicono ogni volta, e perché mai dubitarne, tu le uccidi, non puoi farne a meno, è più forte di te, anzi, è una delle cose che più ti piace fare nella vita, quasi quanto fare l’avvocato, meno invece ti piace sotterrarle nel boschetto dietro la tua villa, ma va fatto, e il tuo senso del dovere nei confronti del lavoro, di qualunque tipo di lavoro, è indiscutibile. E per questo lavoro, che ormai ti capita di realizzare almeno una volta al mese, ti servono solo la tua carriola in lamiera d’acciaio, la tua vanga dal manico in legno di faggio e la tua, potente, torcia Mega-Lite nera.

* L’autore:

Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962.

Ha studiato giornalismo.

Ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti. Tra gli ultimi romanzi pubblicati ricordiamo “Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop, 2010, nella collana “Corsari” diretta da Luigi Bernardi) e a luglio 2013 il romanzo “Il caso editoriale dell’anno” (come “Anonimo”) con Edizioni Anordest.

Nel 2015 ha pubblicato un nuovo romanzo dal titolo “Come un film francese” con Del Vecchio Editore di Roma.

Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie e innumerevoli Riviste Letterarie.

Collabora con la Rivista Letteraria di Milano [diretta da Gian Paolo Serino] “Satisfiction” [ http://www.satisfiction.me/ ] con una sua personale rubrica.

Nel 2013 il suo primo romanzo “Anche i lupi mannari fanno surf” [2002] diventa “oggetto di studio” di una delle dieci lezioni del corso di scrittura narrativa “Inchiostro rosso sangue”, per la precisione la settima intitolata “L’hard boiled in salsa italiana: il curioso caso di “Anche i lupi mannari fanno surf”, di Roberto Saporito.”, organizzato dalla Rivista Letteraria “Inchiostro” a Verona, insieme ai romanzi, oggetto di altre lezioni, di Giorgio ScerbanencoCarlo Lucarelli, Massimo Carlotto e Gianluca Morozzi.

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