Antonia Pozzi e la poesia nel sangue

 

antonia pozzi

 

L’esperienza poetica di Antonia Pozzi è tutta  nella sua breve vicenda esistenziale. Antonia attraversa  il suo mondo ponendosi in ascolto della solitudine della sua stessa vita.  Scrive i suoi versi cadendo nella forza e nei sentimenti delle parole. Scriveva: «Vivo nella poesia come le vene vivono nel sangue». Così esplora il giardino della propria anima chiedendo alla parola un riscatto dall’infelicità.

La sua è una delle più radicali esperienze poetiche del Novecento: Antonia Pozzi cade nelle parole, ci precipita dentro perché vuole ascoltare il loro terribile silenzio.

Così finisce per sfidare il silenzio delle parole. Una partita terribile che si gioca a viso aperto, senza maschere.Fare poesia, per Antonia Pozzi, è appartenere ugualmente alla morte e alla vita.

La sua stessa poesia diventa una lama affilata che ferisce a morte la vita. “Forse l’età delle parole è finita per sempre”, scrive a Vittorio Sereni nell’imminenza del silenzio definitivo.

Antonia Pozzi muore suicida la sera del 3 dicembre 1938. Resta, a parlare di lei, la sua poesia, vocazione e impegno di tutta la sua breve vita.

Nicola Vacca

Poesia, mi confesso con te

che sei la mia voce profonda

Poesia che ti doni soltanto

a chi con occhi di pianto

si cerca –

O rifammi tu degna di te,

poesia che mi guardi.

Oh,le parole prigioniere

che battono battono

Furiosamente

alla porta dell’anima…

Scambio

Continueremo così:

io a darti poesia e la prima margherita

da mettere  davanti alla tua mamma;

tu ad arginarmi la vita

con certezze di fiamma.

Pioggia

Stasera la mia sonnolenza

a gravare sopra un divanetto scomodo

invincibilmente

e la corrosione tremula della pioggia

in un canale troppo vicino

a incidermi nell’anima

penosamente

il balenìo delle tue lacrime.

(Da  “Poesia, mi confesso con Te. Ultime poesie inedite 1929-1933” Vienepierre edizioni).

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2 thoughts on “Antonia Pozzi e la poesia nel sangue

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