Un romanzo che mette a nudo la vita

simenon

Georges Simenon  non finirà mai di stupirci. Nei suoi romanzi la psicologia umana è scandagliata nel profondo. Nelle sue pagine noi esseri umani ci ritroviamo senza maschera con le nostre debolezze  e le nostre solitudini.

Pochissimi scrittori sono riusciti a entrare dentro l’uomo. Qui sta la grandezza di Simenon.

Leggete, per esempio, Le campane di Bicêtre(traduzione di Laura Frausin Guarino, pagg. 261, euro 19) .Un romanzo davvero speciale al quale Simenon ha dedicato più tempo del solito. Dopo la lunga fase preparatoria, lo scrittore insolitamente ha deciso anche di anteporre un’avvertenza e una dedica particolare. «A tutti coloro –professori, medici, infermieri e infermiere  – che negli ospedali e non solo, cercano di comprendere e di soccorrere  l’essere più sconcertante al mondo: l’uomo ammalato».

Si entra con queste parole forti nella storia di René  Maugras, potente direttore del principale quotidiano parigino, che durante la consueta cena settimanale con un gruppo di amici, tutti personaggi influenti, nel ristorante più esclusivo della capitale è colto da un colpo apoplettico.

Riprende conoscenza nella solitudine di un letto d’ospedale. Curato personalmente dall’amico Pierre, luminare della medicina, il nostro protagonista comincia a rendersi conto della situazione in cui è precipitato.

Il letto diventa il punto di osservazione della sua stessa esistenza. Per la prima volta entra in contatto con la sua coscienza che la frenetica vita di uomo di successo ha sempre ignorato.

René è attraversato per la prima volta da pensieri comuni. Si sente vulnerabile davanti al dolore. La coabitazione col male lo pone di fronte alle domande dell’esistenza. «A che scopo?» è l’interrogativo inquietante che turba il suo inconscio. A che scopo affannarsi nella corsa verso il successo?A che scopo essere diventato u un personaggio importante? A che scopo vivere?

Maugras fruga nella propria mente cercando i ricordi  della sua giovinezza. Adesso che è caduto si sente sotto processo. Chiede un’altra possibilità alla sua memoria, annota su un diario gli accadimenti dei giorni di malattia. Cerca un alibi alla sua condizione di uomo ammalato.«Può sembrare pretenzioso, ma la verità semplice. Nel silenzio di quella camera, ha affrontato tanti di quegli argomenti che ora rischia di perdervisi. Molti di quegli argomenti riguardano questioni essenziali, ne è consapevole, anche se non sa come e perché siano tali. Per la prima volta prova il bisogno di dar forma con una parola a certe impressioni, a certe intuizioni improvvise che ha avuto».

Simenon, romanziere sempre in contatto diretto con il lettore,  entra con lucidità nella solitudine interiore di René Maugras che registra il senso delle cose mentre fa un bilancio crudele  della sua esistenza.

Mai come questa volta Simenon arriva al cuore e alla mente del lettore con tanta potenza. Il grande scrittore con una semplicità umana troppo umana mette a nudo  la vita.

Le cose accadono  parlano da sole nel teatro naturale dell’esistenza dove tutti dovremmo avere la consapevolezza di essere uomini ammalati. Magari considerando la possibilità che di fronte al dolore e al male siamo tutti uguali(«Si può essere ammalati senza saperlo, covare per anni un malanno grave continuando a restare un uomo come gli altri»). Nessuno è escluso da questo strano scherzo del destino che ci proietta nel mistero della malattia. Un capolavoro imperdibile.

Nicola Vacca

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