Il peso di essere semplicemente uomini

cioran

La frivolezza è un’arte. Supera qualsiasi convenzione e libera l’uomo dal peso della ricerca e del dubbio. A noi, creature imperfette che ci vestiamo di vanagloria, restituisce la nostra dignità, ci ridà la consapevolezza dell’inutilità della vita. Della sua caducità.

Questa mia riflessione, apparentemente pessimista, arriva nel corso della lettura di Sommario di decomposizione di Cioran. Quanti lettori, studiosi, professori e maestri potrebbero parlarne meglio di me. Ma lasciatemi condividere con voi questo pensiero che mi libera dal peso di darmi a tutti i costi un nome. Già. Da questa sera, 10 novembre, non voglio più un nome. Lavorerò per essere frivolo, quindi, libero d’ogni idea. Perché come dice Cioran ogni idea in sé è neutra. È il nostro ardore, la nostra retorica che le arma, rendendole dittatoriali. Hanno la forza di far proseliti, così come di escludere coloro che stanno al di là dei confini che gli abbiamo imposto. Maledetto io. Ego trappola che condanna all’ergastolo.

Profeti e eroi, assassini e santi. I primi provano a resistere all’inconcludenza della vita, i secondi cercano la salvezza. Ma per Cioran la prostituta è più saggia dei dottori perché sa essere neutra. Geme per far piacere al suo cliente senza rivelargli nulla della propria personalità. Non è schiava delle ideologie, è libera dalle convenzioni.

Non poteva scrivere diversamente Cioran. Sommario di decomposizione appare nel 1949. La guerra è appena finita e le macerie dell’Europa sono il frutto di ideologie malate, di idee dittatoriali, di profeti ed eroi marci.

Non posso scrivere io diversamente perché vivo nell’epoca dell’individualismo estremo, dell’eroismo da social network.

Le foto porno-amatoriali delle donnine succinte fanno proseliti. Quando i fotogrammi sono accompagnati da citazioni romantiche e poetiche qualcuno sente che l’apocalisse è dietro l’angolo. La Gerusalemme celeste è già apparsa in cielo… in un cesso. Anche questa è masturbazione!

La politica degli slogan sgrammaticati, maledetto T9, ci catapultano in un comizio elettorale eterno, senza fine. Sempre le stesse frasi, sempre gli stessi argomenti. Eppure appaiono come post nuovi, entusiasmanti agli occhi degli utenti. Più ci si connette, più incalza la polemica.

La lotta quotidiana per attestare la propria presenza rende noi tutti uomini di cenere. Pupazzi che si sgretolano con un soffio. Assenza che si fa presenza. Gente comune che vuole farsi eroe e profeta del nulla. L’inutilità della vita è tutta qui. E questo tempo attivo, che dovrebbe curare l’idiozia, è solo nella nostra testa. Qui, adesso, c’è solo decomposizione.

Sì. Cioran aveva letto bene. La sua lungimiranza è stata straordinaria. L’uomo ha paura di essere semplicemente se stesso. Ha bisogno di artifizi e ideologie, di realizzare le proprie idee. Costi quel che costi. Perché all’uomo non fa paura la morte, bensì la vita. La vita è un’incognita, la morte è esatta, è certa e l’essere umano esclude a priori ciò che è certo. Per rendere meno inutile la vita che è simile a una fatalità, ecco le idee, le dottrine… ciò che riempie l’esistenza di vuotezza.

Di tutto ciò non si occupa colui che è frivolo.

Ha imparato ad essere semplicemente umano. Essere vivente che appare per caso nel mondo consapevole di non poter lasciare traccia del suo passaggio.

Martino Ciano

 

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