Neolingue, la letteratura della corrosione

pollock

Lanciamo una sfida. Mettiamoci a nudo. La società postmoderna ha inventato nuovi linguaggi. Un susseguirsi di teorie, vocabolari e nuovi strumenti per comunicare. Con l’unico scopo di definirsi, darsi una forma.

I grandi totalitarismi del XX secolo cercarono di somministrare all’uomo ideologie perfette, utopie trasformatesi in violenze. Un Umanesimo deviato con l’intento di creare una massa delineata in cui l’individualità doveva essere annientata. La razza è stato il medium di questo nuovo linguaggio. Paradossalmente è stato riconosciuto universalmente.

Nel XXI secolo invece l’individualità diventa prepotenza, spietata attestazione del sé relativizzato ai microcosmi in cui vive e agisce. Paradossalmente non esiste più il cosmopolitismo e la caduta delle barriere razziali e culturali non sono sinonimi di tolleranza ma rispondono al bisogno di creare nuove individualità.  La lotta individuo-massa è una religione. Si creano nuove classi e in esse si generano sottoclassi, parlano lingue diverse ma hanno medium comuni: l’immagine, il corpo, il sesso, il tempo.

Laddove la scienza dà nuove certezze, la società crea nuove religioni. Dio muore e risorge ogni giorno. Incarna forme diverse come un oggetto, una prodotto, una teoria, una lotta comune. L’importante che sia pronto a morire e a ricomparire nell’immediato. Il consumismo genera paura verso il futuro. La pubblicità stuzzica gesti compulsivi e la paura di perdere il benessere conquistato da ogni individuo. Paradossalmente, l’individuo lotta per non perdere se stesso ma allo stesso momento segue un decalogo imposto. Si sente realizzato nel momento in cui è parte di una classe e viene riconosciuto dai suoi simili degno di appartenervi.

Tu sei libero nella misura delle nostre concessioni.

 Pertanto l’uomo è diventato un ossimoro un diversamente simile. Individuo gettato in pasto alla massa che lotta per le sue aspirazioni. Sogni che sono uguali a quelli degli altri che rispondono a un elenco dettagliato calato dall’alto. Per lui c’è poca scelta eppure pensa di esser libero di essere ciò che vuole e siccome la sua corsa verso la felicità mai deve arrestarsi, perché qualcuno potrebbe tagliare il traguardo prima di lui, egli va, senza meta, verso un orizzonte indefinito. Non ricorda il suo passato, non può pensare al futuro. Qui, ora, per sempre. Eterno presente. Senza possibilità di scelta, ignavo. Corroso dall’insoddisfazione.

 L’entropia è l’unità di misura del disordine. La corrosione è il metro con cui misurare la società odierna. La letteratura ha come sempre già detto tutto. Ballard, Houellebecq, Dick, Delillo hanno scritto romanzi memorabili che inconsapevolmente hanno inglobato tutti i neolinguaggi moderni. Wittengstein, Debord, Foucault, Cioran, Bauman, ne hanno teorizzato i medium.

Per qualcuno potrà sembrare un’analisi ovvia. Una sbadata riflessione già letta e commentata, già presentata da illustri teorici. Eppure chiedo a voi lettori, perché nulla cambia e nessun prende coscienza?

Martino Ciano

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One thought on “Neolingue, la letteratura della corrosione

  1. Credo che le persone siano attratte dalla paura di cambiare e di sapere.
    Soltanto per paura sono affascinate nel giudicare la coscienza altrui.
    Perdonando la propria ignoranza nel giustificare esclusivamente se stessi.
    Per questo,
    forse,
    nulla cambia.

    Giuseppe Wochicevick

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