Marino Moretti: 130 anni e non sentirli

morettimarino

Il termine “crepuscolarismo” si ritiene si sia stato coniato da Giuseppe Antonio Borgese quando, il 10 settembre 1910, scrisse per La Stampa un articolo di critica sulle poesia di Marino Moretti ed in particolare sul libro “Poesie scritte col lapis” uscito nello stesso anno per i tipi della Ricciardi di Napoli.

Moretti verrà presto collocato in un piano secondario a causa della sua scarsa produzione poetica e i vari Corazzini, Govoni, Gozzano ed anche Tito Marrone, diventarono gli esponenti di punta di questaparticolare corrente poetica. Non stiamo a ricordare i vari temi cari ai crepuscolari, diciamo in maniera semplicistica che si trattava di una poesia in «minore» e che venivano toccati argomenti quotidiani, semplici. In tempi recenti un certo minimalismo alla Damiani ne è in parte una deriva anche se con risultati certamente diversi. Moretti, fraterno amico di Palazzeschi, si pose all’attenzione con i suoi versi apparentemente semplici, tematiche di vita ordinaria, poesie scritte appunto con il lapis. Non mancò certo chi, con poca indulgenza, notò che  una matita si cancella in maniera migliore di una penna stilografica. Moretti appartato e fuori dai giri e dalle correnti letterarie in auge, ha lasciato invece un segno profondo. Prendiamo ad esempio una delle sue più famose liriche A Cesena:

Piove. È mercoledì. Sono a Cesena
ospite della mia sorella sposa,
sposa da sei, da sette mesi appena….

Moretti piega l’endecasillabo in un verso familiare, si proclama, al di là della lunghezza del verso, palesemente antidannunziano:

….Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini….

Quello che invece differenzia Moretti dagli altri crepuscolari è, a mio avviso, la profondità dei processi interni umani. I suoi attori poetici si muovono su un livello psicologico differente, non sono pedine dell’ambiente, sono essi stessi parte del processo versificatorio. Vi è una sorta di ribellione contro la dinamica statica di cose e sentimenti, tra mondo interiore ed avvenimenti esterni.
In più c’è una domanda che mi pongo riguardo l’influenza che Moretti ha esercitato nei poeti del Novecento e lascio a voi lo spazio per una riflessione :

CHI SEI, CHI SONO

Da qualche tempo una voce
perfida che non s’ oblia
rivolge all’anima mia
una domanda feroce.

oh come, come vorrei
rispondere!son due sole
parole,son due parole
piccolissime:chi sei?

rispondere!vorrei bene
far tacere questa voce
additando la miacroce,
numerando le mie pene;

ma quando ascolto il suono
tristissimo al cuore mio
solo e tremante anch’io
dico e ridico:chi sono?

Qualche anno dopo una certo Eugenio, in uno dei suoi epifonemi più conosciuti scriveva:

…Codesto solo oggi possiamo dirti
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Giulio Maffii

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