La civiltà dei cuoricini

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Oggi voglio picchiare duro e magari farmi ancora un po’ di nemici. Spendere qualche parola sull’imbecillità che dilaga, sull’  l’avanzare invasivo dell’ignoranza dei luoghi comuni e dell’ottusità banale di chi la professa in ogni luogo, social network compresi.

Mi vengono in soccorso alcune parole di Henry Miller: «L’uniformità di tutte le cose è terrificante. È  simile al proliferare del germe di un cancro. La malattia si diffonde; mangia e mangia; finché non rimane altro che la cosa stessa: il cancro».

Sì, queste parole lapidarie del grande scrittore americano chiuderebbero già il discorso sui tempi che stiamo attraversando, ma due cose voglio aggiungerle.

Proprio l’omologazione di cui parla Miller in questo testo profetico del 1949 ci ha portato a finire miseramente i nostri giorni in quella che chiamo con disprezzo  La civiltà dei cuoricini.

Orde di analfabeti malati di cretinismo idiota e presuntuoso mettono i cuoricini della loro imbecillità tuttologa dappertutto non avendo mai letto un libro e non essendo in grado, per assenza di neuroni, di articolare un pensiero complesso.

Con l’avvento dei social network, li vedi presenti ovunque nella rete con il loro bagaglio di luoghi comuni a pontificare di fisica quantistica, di filosofia, di storia e di letteratura senza argomentazioni ma soltanto armati di un cuoricino da collocare nel post giusto.

I cuoricini boys and girls ritengono che un luogo comune sia sufficiente per affrontare e commentare un testo poetico, un pensiero filosofico o magari basta fare copia e incolla da wikipedia per esprimere la propria opinione su un fatto storico o  politico.

Questo è il catalogo e lo conosciamo bene. Questi sono i risultati della cosiddetta democrazia della rete. Eserciti di imbecilli e di analfabeti ogni giorno stuprano  la conoscenza con la loro insensata ignoranza presuntuosa, pronta in ogni dove a edificare la cosiddetta civiltà dei cuoricini.

Per rimettere le cose a posto c’è da fare un cosa sola: a chi non è in grado di elaborare un pensiero complesso bisogna togliere senza se e senza ma il diritto di tribuna, e in casi estremi anche di vita.

Nicola Vacca

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