L’uovo di Mohammed

foto giuseppe

Giuseppe Cristaldi è uno scrittore corsaro che pugnala le storture del nostro tempo. Usa la letteratura per denunciare soprusi e ingiustizie.Scrittore per vocazione e testimone per urgenza civile. “Macelleria Equitalia” è il suo ultimo libro uscito qualche anno fa. Giuseppe affronta a viso aperto il Leviatano fiscale che ogni giorno distrugge vite umane.Se non lo avete letto, fatelo al più presto. Il coraggio di questo scrittore va sostenuto. Con grande coraggio ha scritto anche questo racconto crudo sui fatti del caporalato che umiliano la sua amata terra di Puglia.

nicola vacca

Dice, mi vollero a tutti i costi, imbandirono una lunga tavola e fecero piovere il cibo dall’alto come se sotto ci fosseroservi coi tentacoli. Il cardinale Mendoza si lustrava il capo con un fazzoletto. Quando il candelabro prendeva riverbero, pareva che sul cuoio capelluto si segnassero i confini dei continenti.

Dico, vollero a tutti i costi anche me, non so bene chi, non so cosa mosse la macchina umana del prendere-dare-sfruttare. Vissi quello che viveste voi, Cristò: il pane ammuffito pioveva dal ponte della barca mediante una piccola botola che non lasciava passare la luce. Nella stiva oltre a me c’erano una cinquantina di fratelli sudanesi, con le bocche aperte come pesci rossi. A ogni goccia d’acqua partiva una rissa, quelli che vincevano salivano sul corpo di quelli che morivano per accaparrarsi il sorso in anticipo.

Dice, e che credi che non sappia quanti fastelli di negro possa contenere l’intestino di un’imbarcazione? Tu indicami un modello e io ti tiro fuori i numeri della tombola schiavista.

Dico, dopo una traversata del genere, a uno conviene ricordare? Oppure fare la mattanza di tutta la merda che ha patito,Cristò?

Dice, non ti adirare, Mohammed, tutti permalosi voialtri. E se fossi capitato in quel covo di commensali invidiosi, pronti come serpi a sminuire la Scoperta mia, in quale lingua avresti seppellito l’educazione? Ti par bello sentir dire che l’America mia sia stata impresa di facile portata per chiunque?

Dico, Cristò, vi capisco, eccome. L’America mia, invece, si chiamava Salento, perché tutti i luoghi che ti sfamano, che ti danno lavoro, c’hanno nell’anima l’America.

Dice, e dimmi, dimmi vagliò, prima che mi venga da ridere, dimmi: l’America tua ti ha sfamato poi?

Dico, certo che mi ha sfamato, ma poi sono crepato come un ingenuo per l’ingozzo. Mi sono portato una tale fame appresso che non ho saputo regolare la mascella.

Dice, e di cosa ti sei ingozzato?

   Dico, del cibo che avevamo il compito di raccogliere: pomodori, Cristò!

Dice, tu non sei stato un ingenuo, ma un coglione, anzi,coglione due volte. Peggio, tre volte.

Dico, pure tre volte, Cristò, e perché mai?

Dice, coglione una volta perché credi di essere morto per l’ingozzo quando in realtà sei stato accoppato dall’acidità che crea il pomodoro e dall’ernia iatale che sicuramente avrà creato una pressione tale sul cuore da illuderti che fosse infarto. Coglione due volte perché trattasi di furto sul posto di lavoro. Coglione tre volte perché il sottoscritto Cristoforo Colombo al genere umano non ha insegnato niente. E’ evidente.

Dico, e cosa avrei dovuto imparare, Cristò?

   Dice, al padrone tuo, nobiluomo avente solo la sfortuna di reperire un personale di coglioni, nobiluomo scettico rispetto al sangue che allaga i filari, avrei messo in bilico un pomodoro, così come io feci coll’uovo dinnanzi a quegli infami detrattori che mi invitarono a cena. Uno su tutti, il cardinale Mendoza. Avrei detto: “Nobiluomo, se la raccolta è cosa facile, perché non vieni a sgobbare con noi? E se non ti smuove il culo la parola IMMOLAZIONE, perché non hai la pazienza di eseguire questo giochino antico?

Dico, ascoltate Cristò, avrete pure scoperto qualcosa in più rispetto all’America mia, avrete conosciuto e insegnato, ma posto che non ci siano malformazioni genetiche, non c’è pomodoro a questo mondo che non sappia mantenersi in piedi come gli umani.

Dice, lo vedi che sei nato per fare lo schiavo coglione?

Dico, Colombo, con tutto il rispetto che vi si deve, voi non avete capito cosa voglia dirvi un negro, forse perché vedete buio nel fondo, il mio corpo ci si confonde e pensate che non vi sia alcun interlocutore di fronte.

Colombo, il pomodoro, perché rotoli, o lo si stonda a colpi di lama e a quel punto sarei preso per il culo dal padrone, oppure per il giochino si utilizza un altro frutto sferico. Fatemi pensare, ecco, il coglione. Sì, proprio il coglione, perché il coglione rotola meglio dell’uovo, il coglione è presente ovunque, arriva prima di ogni altro essere, ha la virtù di invadere i campi comecché si trovasse sul panno verde del biliardo. Il coglione, Cristò, non sono io, perché sebbene io sia crepato nell’America salentina come il peggiore dei vermi, sono rimasto in bilico su due piedi fino a prima di spirare. Solo allora son finito a quattro zampe e poi steso, con la faccia nelle piante secche. E vi giuro che mi son guardato gli arti fino all’ultimo proprio per capire se rotolassero o no. A quel punto ho capito il gioco, lo stesso che avreste voluto insegnarmi. Come si chiama? Ah, l’uovo di Colombo. L’ho capito perché sul fondo del campo, all’altezza dei cassoni di resina, c’era il mio padrone che scappava, e scappando alzava la polvere rossa dell’America mia.

Vi giuro su quello che ho di più caro che non era una corsa, no, non erano due gambe in equilibrio, ma la furia di animale a quattro zampe, o meglio ancora il rotolare di un coglione ai bordi della vita di un negro. Con riverenza, s’intende, vostro Mohammed Abdullah. Di professione salentino, di fede residente.

Giuseppe Cristaldi

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