La luce del pensiero di Pavel Florenskij

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Pavel Florenskij è uno dei pensatori liberi più interessanti del  Novecento. Dalla  vocazione poliedrica di intellettuale ((filosofo della scienza, fisico, matematico, ingegnere elettrotecnico, filosofo della religione e del linguaggio) nasce anche il suo pensiero, sempre orientato e teso alla ricerca della verità. Quella verità che alla fine  gli costerà  la condanna definitiva al Gulag nel 1933 e la morte per fucilazione nel ’37.

Dopo il crollo del comunismo in tutto l’Occidente  cresce l’interesse  per questa figura originale di filosofo – religioso – scienziato.

Pavel Florenskij è stato per molto tempo un intellettuale  conosciuto  i soltanto agli addetti ai lavori, perché la sua vita e la sua opera erano inghiottite  dal meccanismo perverso del totalitarismo stalinista.

Le lettere che il grande matematico inviò  ai suoi cari dall’inferno dell’universo concetrazionario delle isole Solovki(Non dimenticatemi, Mondadori) e le pagine autobiografiche  dei suoi ricordi più intimi, (Ai figli-Memorie  di giorni passati,a cura di  Natalino Valentini e Lubomir Zak, traduzione  di Claudia Zonghetti, Mondadori) testimionano dal vivo il dramma di questo straordinario uomo di conoscenza.

In queste pagine,  paragonate  a una versione contemporanea delle Confessioni di Sant’Agostino, Florenskij  ripercorre le tappe interiori del tempo ritrovato nella memoria, perché egli crede che nel «passato sia contenuto il seme del futuro».

Tra confessione e ricordo autobiografico esistenziale le Memorie , che il sacerdote inizia a scrivere nella notte del 7 novembre 1916, «alla luce della lampada sacra  dopo aver preparato la liturgia della nascita di Maria santissima», contengono tutto il suo mondo interiore, filosofico, poetico. Inizia sul leggio della sua chiesa  una viaggio  nelle intuizioni dello  spirito alla ricerca della Verità.

Errare nel mare turbolento della vita spirituale  è l’imperativo categorico a cui il pensatore ciecamente intende obbedire  per lasciare ai propri figli la memoria della sua percezione del mondo da cercare nella lotta inquieta  che quotidianamente si svolge tra il mondo mistico e quello reale, che ha sete di verità.«Nei momenti di assoluta  libertà spirituale,-osserva in un pensiero datato 1923 – quando di colpo  ti riconosci  quale sostanza dei tuoi stati d’animo, e non solo come loro soggetto, e ti poni  di fronte all’Eterno, e allora che ti rendi conto in maniera nitida e chiarissima della piena responsabilità di fronte  a tutto ciò che è stato e che è, di fronte agli stati d’animo più passivi, così come dell’altrettanto  recisa impossibilità di giustificarti con ascendenze e suggestioni esterne, con l’ereditarietà, con l’educazione , con le tue debolezze».

La verità, per Florenskij, è il  presupposto e la ragione ultima  alla visione mistica del mondo:«Il contenuto della vita  può essere compreso  solo nella relazione tra esse  e quanto lo circonda» scrive quando intende spiegare  l’impossibilità di separare la religione  dal fondamento reale delle credenze storicamente formate dell’umanità.

Queste memorie si avvicinano al genere letterario della confessione, divenendo  il luogo nel quale il pensiero di  padre Pavel si incontrano l’intuizione spirituale e il pragmatismo dell’esperienza,  la filosofia  con la poesia,  la verità con la vita. «Pur non configurandosi  come un’opera teoretica sistematica – osserva Natalino Valentini- e compiuta , un trattato  o un saggio su questioni scientifiche, filosofiche o teologiche, le Memorie propongono  tutti questi aspetti  nel loro stadio sorgivo , come intuizioni originarie  che nel loro insieme  dispiegano  l’orizzonte ermeneutico  della narrazione , e tuttavia  contengono ancora di più».

Nell’opera di Florenskij il quid è rappresentato dallo sguardo interiore che  la testimonianza della Parola offre all’umanità per la comprensione del mondo.

La memoria, in un simile contesto, diviene presenza nel tempo dell’eternità. E’ la memoria, di chi nel recupero del filo rosso del passato interiore, riporta alla luce il cuore dell’Invisibile, presenza spirituale che redime le coscienze dalla precarietà del vissuto.

Nei ricordi autobiografici  Florenskij annota  il tempo interiore dell’esistenza, le sue emozioni, le fiabesche sensazioni di un mondo di anime che fluisce in quello reale, porta a conoscenza della pagina la memoria corale  dell’universo, l’unica  che nel futuro lascerà traccia della nostra partecipazione  al divenire del cosmo.

L’opera affascina il lettore perché in essa  la Memoria dell’Eterno manifesta  il mistero e lo stupore, la serenità interiore di uno dei pensieri fondamentali dell’ inquieto Ventesimo secolo.

In questi ricordi, scritti nel periodo più fecondo della maturità, il genio assoluto della mente di Florenskij, visitando l’elemento fiabesco dell’infanzia,  immedesimandosi a fondo con l’incarnazione del simbolo,  realizza  nel profondo delle cose, l’incontro tra il sentire e il pensare, l’amare e il partecipare al tutto con l’unità dei sensi .

Sono pagine pensate con il sentimento della memoria , ma concepite come un lascito morale ai suoi figli. A loro ha insegnato, fino al sacrificio,  che la memoria nasce sempre dal rispetto della verità senza la quale difficilmente sarà possibile lasciare una traccia, una testimonianza di sé.  «La verità è vita, mi ripetevo una volta al giorno; senza verità non si può vivere. Senza verità non c’è esistenza umana».

L’insegnamento della Verità ,la fedeltà ai suoi princìpi, la coerenza  spirituale al suo pensiero  alla fine ha mosso la mano omicidi dei carnefici dell’Utopia che hanno individuato nella sua intelligenza un nemico da abbattere, ma soprattutto una coscienza da sopprimere.

Nelle impressioni, che quotidianamente il pensatore russo annota sui fogli intimi della propria memoria personale,  prende vita  una scrittura  che si nutre di percezioni eterne , destinata a rimanere assoluta nel tempo che scorre .«L’Eternità mi chiamava, e io ero con lei» annota  da poeta il filosofo,  a partire dai primi anni della rivoluzione bolscevica , con luminosità interiore, consapevole che «l’Eternità amata, solitaria , misteriosa  e infinita dalla quale tutto scorre e alla quale tutto ritorna» preserverà il suo pensiero  nel valore della testimonianza, nonostante  l’aggressione che la sua vita sarà costretta a subire.

Nella fossa comune  sono andate disperse le sue spoglie. Il  pensiero di questa straordinaria figura di intellettuale, invece, attraverso le confessioni delle Memorie   giunge vivo  , nella sua complessità teoretica, fino, a nostri giorni .

Non dimenticare  gli orrori della Storia  è la vera eredità culturale  e spirituale  che   dalla lettura di queste pagine, scritte dal  martire ortodosso , con la potenza di un cuore  pulsante  di interiorità, dettate da un sensibile trasporto speculativo , musicate dal suono mistico di una salda fede religiosa,  raccoglie il lettore che non è disposto a rinunciare al tempo della riflessione.

Questi ricordi salvati dalla barbarie  oggi hanno il valore di una precisa testimonianza , unica nel suo genere  che è arrivata fin qui  per la precisa volontà del suo autore, convinto  che soltanto consegnando  i simboli dell’eterno  al tempo della memoria rimarrà di ogni essere umano  traccia del suo passaggio terrestre. «Occupatevi della vostra opera- scrive Florenskij  nel Testamento -, cercate di compierla nel migliore dei modi , e tutto ciò che fate, fatelo  non per compiacere gli altri, ma per voi stessi, per la vostra anima, cercando di trarre  da tutto vantaggio, insegnamento, alimento per l’anima, perché neanche un solo istante  della vostra vita vi scorra accanto senza senso e contenuto».

Questo è l’idea fissa , sempre presente  nella mente  e che in seguito svilupperà nell’intera opera il grande matematico e filosofo. Tematica predominante  dal novembre del 1916, quando nella quiete spirituale di un luogo sacro  prende in mano la penna per donare ai suoi figli la Verità della Parola destinata a restare, fino a quella terribile notte dell’8 dicembre  1937 quando in  un bosco non lontano dalla città di Leningrado  viene barbaramente assassinato  dai sicari del potere comunista di Stalin.

Le testimonianze delle Lettere dal Gulag  insieme a quella delle Memorie, dopo un forzato periodo di ingiustificato oblio,  ripropongono all’attenzione del grande pubblico l’opera filosofica, scientifica, religiosa, poetica  di Pavel Florenskij, una delle figure più complesse e problematiche  del pensiero contemporaneo.

Nicola Vacca

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One thought on “La luce del pensiero di Pavel Florenskij

  1. stai riscoprendo personaggi a me cari, grazie 🙂
    mi piace ciò che ha scritto riguardo alla figura dell’artista…

    “Nella creazione artistica l’anima è sollevata dal mondo terreno ed entra nel mondo celeste. Lì senza immagini si nutre della contemplazione dell’esistenza del mondo celeste, tocca gli eterni movimenti delle cose e, impregnata e carica di conoscenza ritorna al mondo terreno. E tornando giù per la stessa strada arriva alla frontiera della terrestrità, dove il suo acquisto spirituale è investito in immagini simboliche – le stesse che, fissandosi, formano l’opera d’arte.”

    lui era un’anima profonda capace di cogliere lo strato sottile che separa i due mondi:
    quello visibile e quello invisibile.

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