Euro Mortis, i profeti inascoltati della decomposizione (parte prima)

foto rubrica martino

Guardate per un attimo il quadro Le Métafisyx di Jean Dubuffet. È una figura umana sgraziata su uno sfondo color acido. Sembra disegnata da un bambino invece è un’opera simbolo dell’arte contemporanea, dipinta nel 1950, subito dopo la Seconda Guerra mondiale, quando l’Europa ancora contava i morti del conflitto.

Il quadro rappresenta la morte della filosofia, della forma, dell’arte, della bellezza. Parametri sui quali l’Occidente aveva costruito la propria società. Colpa della guerra che aveva distrutto tutto in fretta per declamare il trionfo della crudeltà, della violenza, dell’edonismo.

Poi venne il boom economico, le canzonette, il consumismo, l’emancipazione degli oppressi, la libertà sessuale, la spettacolarizzazione della vita umana.

L’anarchico Guy Debord scrive la sua opera più importante La società dello spettacolo e profetizza una società in cui l’immagine sarà più potente della parola, in cui ogni persona è una comparsa nell’illusorio teatro della libertà. Comparse che credono di essere protagoniste di una vita immersa nell’eterno presente. Entità senza futuro e senza passato. Ma il grido di allarme di Debord passa inosservato.

Siamo negli anni sessanta e intanto le comunità hippy e le Primavere sessantottine si moltiplicano in tutto l’Occidente. Contro di loro si scaglia un filosofo definito un cattivo maestro. È un nero scampato al giudizio delle fogne. Il suo nome è Julius Evola. Nel suo Cavalcare la tigre dipinge un quadro simile a quello di Debord ma usa un’altra chiave di lettura, quella della spiritualità. Parla di riappropriazione dello spirito europeo ma alle orecchie degli uomini di quell’epoca suonò tanto di culturalismo, una forma soft di razzismo che nei secoli ha mietuto più vittime del cinico razionalismo nazista.

Trenta anni più tardi, penso proprio senza saperlo, gli farà eco Michel Houellebecq nel suo romanzo Le particelle elementari, opera dedicata all’uomo che non c’è più. Secondo lo scrittore francese, una volta liberati e di conseguenza soddisfatti gli istinti sessuali all’uomo rimarrà la violenza. Pertanto un efferato assassino hippy quale Charles Manson non è un figlio dei fiori mal riuscito ma il prodotto di quella ideologia.

In fondo negli anni del boom economico, in Austria per l’esattezza, i membri del gruppo artistico dell’Azionismo viennese si divertiranno ad inscenare squartamenti di animali e grottesche scene di violenza, per confezionare il proprio museo delle atrocità. Tutto ciò sarebbe servito agli austriaci per non dimenticare la crudeltà fai-da-te che ormai il nazi-fascismo aveva fatto scoprire agli uomini.

Questa violenza banale e borghese, trapelata nel corso dell’olocausto che i germani volevano dimenticare “annegandola nel perbenismo del socialismo e del cattolicesimo”, come amava ricordare nelle sue opere lo scrittore austriaco Thomas Bernhard… (CONTINUA)

Martino Ciano

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2 thoughts on “Euro Mortis, i profeti inascoltati della decomposizione (parte prima)

  1. Trovo interessante questo articolo sulla “decomposizione ontologica”…proprio ora che mi sto avvicinando alla scrittura di autori come Michel Houellebecq, una scrittura che lascia il giusto spazio all’immagine e alla sua potenza…ho sempre ritenuto la forza delle immagini – che poi sono simboli – più potente rispetto alla forza della parola proprio per quel suo filo conduttore che fa emergere l’inconscio.

    (attendo il seguito con interesse 🙂

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