Due grandi poeti e una sola lingua

vittorio_sereni char

René Char,  uno dei maggiori poeti contemporanei, tradotto d Vittorio Sereni è una vera gioia.

Il poeta di Luino nel 1974 si cimentò con i versi del grande scrittore francese.   Nello Specchio fu pubblicata una bellissima antologia: Ritorno Supramonte e altre poesie (riproposta negli Oscar nel 2001).  Tra i due poeti nacque una grande amicizia all’insegna della traduzione poetica e della medesima passione per la parola poetica. È il 1960 quando, grazie a un progetto editoriale promosso da Bassani e da Caproni, Sereni, poeta, traduttore e dirigente editoriale, decide di intraprendere la traduzione delle poesie del grande poeta della Resistenza francese che ha intanto conquistato, dalla calma misurata della sua Provenza, una fama e un’autorevolezza di ampio respiro. Dopo un primo folgorante incontro, Sereni decide di esplorare a fondo la poesia di Char che tornerà a tradurre e a pubblicare a più riprese (Fogli d’Ipnos, 1968 e Ritorno Sopramonte e altre poesie, 1974). Ma Sereni non si limita a tradurre: tutte le volte che il testo lo sollecita, prende la penna e scrive a Char per sottoporgli le questioni, i rovelli, i dilemmi della traduzione poetica. Si avvia così una straordinaria corrispondenza epistolare, destinata a durare più di vent’anni (1960-1982), ora in gran parte conservata presso il Fondo Sereni della Biblioteca Comunale di Luino.Da quelle prime traduzioni furono espunte alcune poesie. Le quarantasette traduzioni inedite sono state raccolte in un volume nel 2010. Due rive ci vogliono (Donzelli editore, a cura di Elisa Donzelli, pagine 141, 14 euro), spiega la curatrice nella postfazione, nasce dalla lettura del carteggio tra i due poeti e dal lavoro sui dattiloscritti delle traduzioni pubblicate da Mondadori. Questa edizione documenta lo stretto rapporto di amicizia tra due grandi poeti del Novecento uniti dalla convinzione  che ci vogliono due e infinte rive per dire la verità in poesia.  «Due rive ci vogliono per la verità: per la nostra andata, per il nostro ritorno. Strade che bevano le loro nebbie. Che serbino intatte le nostre risate felici. Che, interrotte, ancora salvaguardino i nostri minori a nuoto in acque gelide».

Sereni entra nel mondo poetico di Char, e mediante una lettura diretta ne interpreta tutte le vertigini.

A impreziosire il volume, che rende definitivo  il lavoro di Sereni sulla poesia di René Char, c’è un saggio del traduttore che dà conto al lettore della sua attività intorno all’opera del poeta francese.

Sereni scrive di essere rimasto affascinato dal paesaggio fisico, geografico e topografico nel quale si muove e lavora René Char.

Le sue folgorazioni aforistiche e la sua poesia enigmatica hanno ispirato al  traduttore più fedele intuizioni che hanno reso la sua versione unica e insuperabile.

Ci sono affinità e corrispondenze tra il tradotto e il traduttore. Sereni lo confessa apertamente e afferma che esiste insomma un momento ulteriore nel quale non si traduce più, semplicemente, un testo, bensì si traduce l’eco, la ripercussione che quel testo ha avuto in noi. Da questa magia sono nate le traduzioni di Vittorio Sereni che senza questa sorta di infatuazione, senza questa svolta squisitamente soggettiva, tradurre Char gli sarebbe stato impossibile  o lo avrebbe annoiato.

Davanti ai mondi sconosciuti dell’autore di Fogli d’ipnos, Sereni è diventato l’esploratore delle parole ed è riuscito  per questo a essere un interprete diretto dei messaggi di Char. “Per altro verso  –  scrive il traduttore  –  la tensione che avvertivo in lui, l’ampiezza e la foltezza innegabili di un orizzonte poetico per me impenetrabile mi facevano soggezione e al tempo stesso mi sfidavano”.

Il traduttore ha accettato la sfida del grande poeta francese, riconciliandosi con la sua lingua complessa ha sciolto nella versione italiana il suo mondo complesso nel quale  si medita sul malessere, l’insensatezza.

Soltanto  l’autore di Strumenti umani , che nel tradurre  veste i panni di un carpentiere delle parole, poteva rendere autentica la vertigine del vuoto che i versi di Char declamano nella sua drammatica autenticità.

«Nel materia arida del tempo che prima di annientarci / già ci dècima, quello che hanno dato morte espiano  / dando gioia , una gioia  che non provano / e non condividono. Per sé non hanno che il fuoco  di una parola  / inalterabile  / scorrente  nel dorso dell’abisso e che mal si rassegna  alla stranita oppressione».

Sereni scrive che la poesia di René Char è letterale e oracolare insieme. Non un messaggio unico e costante, ma una serie variabile di messaggi calati nelle forme del nostro discorso giornaliero, nell’articolazione abituale della frase. Una poesia altera, impervia, che sembra indicare un solo modo per penetrarla, tradurla.

Ed è ciò che ha fatto Vittorio Sereni prestando attenzione  al planisfero della poesia di Char, diventando da semplice traduttore fine chiosatore.

Nicola Vacca

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2 thoughts on “Due grandi poeti e una sola lingua

  1. Bellissimo e interessanrte articolo, lo conserverò tra i miei ritagli importanti!
    sono d’accordo sul fatto che, quando alla base c’è una comunione di pelle, l’eco che traspare rispetta la consistenza del pensiero e lo tramanda nuovamente …

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