Ada Cassano e il cuore grande delle parole

botero

Ada Cassano non è una scrittrice di professione ma ama incondizionatamente la parola. Quando si mette davanti alla pagina bianca predilige il racconto.  A me, in modo particolare, piacciono le sue storielle brevi in cui con una genuina schiettezza racconta il tempo che attraversiamo lasciando che a parlare siano le emozioni, le inquietudini e tutto quello che ha a che fare con l’onestà di una testimonianza.

n.v.

QUANDO LE PAROLE NON SERVONO…

“Caso mai ti parlassero di me, non credere : il nostro mondo, puro e intoccabile è chiuso in quella stanza dove l’amore non ha mai avuto bisogno di parole.Caso mai ti parlassero di me, non ascoltare: ti basta ricordare i sussulti dei nostri cuori che hanno avuto più forza di tante parole .Caso mai ti parlassero di me ignora: sai che ti aspetterò sempre dove lo spazio e il tempo sono un’illusione. Renditi sordo alle provocazioni che, crudelmente., possono intaccare la nostra unione.

 E non ti curar di chi non sa che senza  pace non c’è amore…”

QUANDO L’IDEOLOGIA NON E’ UN’OPINIONE

Mio padre era un giornalista senza peli sulla lingua. Lavorava per un giornale liberista ma conservatore. Lo chiamavano in redazione “il rivoluzionario” per non aver mai seguito, pedissequamente, la deontologia del partito che il giornale rappresentava. Era il paladino della verità e spesso criticava le testate dei colleghi ritenendoli faziosi e ingannevoli. “Non si può andare avanti così, questo giornale mi sta stretto, non riuscirò mai ad adeguarmi!”, disse un giorno al capo redattore. Sarebbe stato facile licenziarlo ma gli articoli anticonformisti  che scriveva facevano triplicare la tiratura del giornale: era una fonte di ricchezza alla quale non si poteva rinunciare! Ma la crisi economica incombeva vorticosamente sul popolo trovandolo impreparato e disinformato. Fu allora che mio padre decise di licenziarsi senza ripensamenti. Voleva sposare la causa dei lavoratori ed esortarli a ribellarsi al potere oligarchico che li aveva in pugno in nome di una democrazia ormai inesistente. Così calcò i palchi di più piazze diventando il Perlasca del ceto medio. Parlava con parole semplici e incisive da non dare adito a false interpretazioni. Attaccava il potere politico per aver defraudato il popolo della sovranità, spina dorsale di una nazione.

Dava quella speranza ormai sopita da inganni e disillusioni. E mentre il popolo lo osannava, lo stato tramava per come sopprimere questa voce ostruzionista. E fu così che un giorno fu ritrovato esanime con la lingua tagliata in un casolare abbandonato.

Io sono sua figlia, rivoluzionaria di professione e vivo delle sue parole. Il mio nome è SPERANZA!

LA CULTURA: FORZA DELL’UMANITA’.

Avevo già sentito e visto troppo dietro quella cortina di monti. Il caos del pensiero dilagava fra il popolo che assurgeva a detentore di verità all’ombra di ammalianti ipocrisie. Il credo era  distorto, ancorato a dei valori che ormai si erano dissolti in una società non più coesa e intellettualmente indebolita. Assomigliava ad un groviglio di marionette che si muovevano in uno scenario apocalittico di degrado dove l’unico istrione era il male che serpeggiava e si insinuava, con tutte le sue fattezze, nei meandri più reconditi dell’essere umano. Anche il mio spirito fu intaccato dalla dissolutezza facendomi apparire raramente la verità avulsa dagli impulsi irrazionali. Ero inghiottito dal nulla che mi accecava. Allora cercai la salvezza al di qua della cortina nell’assoluta solitudine dove le parole non erano in balia del vento e il pensiero prendeva forma di universalità e di sapore eterno.

Ada Cassano

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