Alfonso Gatto inedito

gatto

Quando collaboravo con la Fondazione Alfonso Gatto, i sono trovato per qualche ora  tra le mani gli autografi inediti di uno dei più importanti poeti del Secondo Novecento, ed  è stata una meravigliosa sorpresa.

Tra le carte inedite del poeta salernitano  spiccano cinque quaderni in cui  Gatto annotava tutto: versi, aforismi, riflessioni, articoli, osservazioni di ogni genere.

Tutto il materiale contenuto in questi quaderni, che oltre a essere il laboratorio del poeta Alfonso Gatto, può soprattutto definirsi  il suo personale Zibaldone. Mi auguro che sia ordinato e pubblicato al più presto, anche se la Mondadori, che è stata la casa editrice di Gatto, ha già detto di non essere interessata.

Confidiamo nella pubblicazione di queste nuove pagine di Alfonso Gatto, poeta  eretico e “clandestino” . Anche in questi frammenti troveremo Alfonso Gatto e la sua profonda e mai sopita umanità di poeta che ha saputo parlare alla gente da provocatore e resistente con la convinzione che la poesia è la realtà che deve mettere ognuno di fronte al bisogno della lotta.

Nicola Vacca

Vorrei dire a mio figlio: “So che mi cercherai quando non ci sarò più. Perché non resti con me stasera?”. Non dico nulla, gli ricordo anzi che deve uscire. E’ bene che mi creda “infinito” come il tempo che ha davanti. A.G.

Trovo deliziosa questa storiella ambientata in una Napoli di fine secolo. Una vecchissima nobildonna, senza età ormai, madre, nonna, bisnonna, finalmente dà segni di voler morire nella sua grande casa patrizia dove ha voluto vivere sola negli ultimi trent’anni. Tutti i parenti, figli, nipoti, pronipoti, si ritrovano così insieme e più che uniti divisi nella vecchia casa, in attesa che la morte si compia e l’eredità dia a ciascuno il suo. La morte sembra ormai questione di ore: il medico le ha già lasciato il passo. Ma l’agonia dura, un respiro appena visibile, gli occhi già chiusi, le mani inerti. Dopo una settimana, l’agonia dura, Il medico si limita a dire: “E’ forte, resiste, ma da un momento all’altro può accadere.”. I parenti, uniti e divisi nella stessa casa che non si sa a chi toccherà, decidono di vegliare a turno, di giorno e di notte, la vecchia madre – nonna – bisnonna – zia. Dopo 12 mesi, l’agonia dura. siamo in estate, in un pomeriggio di luglio. A vegliare la nonna è un nipote di 40 anni, Stefano. La nobildonna senza età, senza vita e senza morte, riposa come nel primo giorno, un respiro appena visibile, gli occhi chiusi, le mani inerti. nella stanza una grande finestra, schiusa, le imposte accostate, una penombra quasi verde, Stefano è sdraiato su una “dormeuse” ai piedi del letto della nonna. Per la luce della finestra entra un moscone, ronza, ronza in quel silenzio. Stefano lo segue con gli occhi, palpebrando. il moscone gira, rigira, è al capezzale. Stefano s’alza sui gomiti, a tempo per vedere che la vecchia nonna ha aperto gli occhi a indovinare forse nella luce quel punto nero che le si avvicina, a vederlo infine, a seguirlo. Il volto le si muove. quasi un sorriso sulle labbra. Stefano le si accosta, le accarezza la fronte. e dice “Nonna, nonna, non ti distrarre”. A.G.

pensiero 105 – Il vero egoista è un uomo che non pensa mai a sé; è se stesso sino al punto da esserne distratto. A.G.

“In questa stanza tanto vicina alla terra e alla tomba da dare nostalgia del cielo,i poeti soli con se stessi o soli in compagnia,cercarono invano un’immagine che li dicesse passeggeri di un mondo trattenuto col fiato”.A. G.

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