Tennis (un racconto di Roberto Saporito)

tennis

La vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi  scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi.” (David Foster Wallace “Infinite Jest”)

Lancio la pallina e la colpisco con un piccolo ritardo nella discesa. Una mia battuta tipica, un mio tratto distintivo.

Jim la colpisce come può e la rimanda, alta, nella mia parte di campo.

La colpisco, forte, di dritto, e la infilo, in un passante lungolinea, dove Jim non riesce ad arrivare.

Punto.

Trenta a quindici.

Il pubblico applaude, benevolo.

Batto, e viene fuori un “ace”, involontario, non mi era sembrato di averla colpita tanto forte la pallina.

Jim, tentando invano di prenderla, cade a terra.

Punto.

Quaranta a quindici.

Il pubblico esulta, adesso.

Batto. Jim risponde molto forte e profondo a effetto.

Ribatto con altrettanta forza angolandola.

Jim la prende e la rimanda indietro molto alta.

Schiaccio e la pallina si fionda nella parte di campo dove Jim può solo osservarla, costernato, battuto.

Gioco.

Applausi ancora più rumorosi e lunghi da parte del pubblico che a questo punto ormai mi idolatra, mi ama, senza riserve.

Jim batte.

La manco in pieno, la mia racchetta raccoglie solo aria.

Cazzo.

Jim batte. “Ace”. Molto violento e veloce. Non la vedo neanche la palla.

Cazzo.

Il pubblico applaude e urla, ma questa volta a beneficio di Jim.

Jim batte e io colpisco la palla quasi in anticipo e la spedisco in un profondo passante incrociato inarrivabile.

Jim trenta, io quindici.

Jim, con la sua faccia, nera, da gangsta rapper, barbetta e corti capelli ricci, batte molto forte.

Colpisco la pallina altrettanto forte e la seguo a rete. Jim ribatte come può, io la tocco appena, un “drop-shot” che lo sorprende. Punto.

Trenta pari.

Mi piace molto il tennis. Mi piace perché io sono l’unico responsabile del gioco, se sbaglio è unicamente colpa mia, se faccio punto è solo merito mio. Mai piaciuti i giochi di squadra, l’affiatamento tra compagni che hanno il medesimo scopo, una sola missione, non fa per me, io sono un orso, un lupo solitario, un individuo al limite della sociopatia. Mai fatto squadra io, nello sport, ma anche nella vita. Soprattutto nella vita.

Jim batte.

Io rispondo molto profondo imprimendo una rotazione in avanti. Jim fa altrettanto. Io cambio, anticipando il colpo, il gioco. Jim corre ma arriva tardi alzando un gran polverone.

Trenta a quaranta.

Il pubblico, tutto in piedi, mi applaude e sorride complice: mi amano senza riserve.

La cosa bella dell’idolatria del pubblico è che non ci può essere reciprocità: loro mi amano, io, non necessariamente. Non è prevista proprio la reciprocità e a loro va benissimo così. E a me anche, naturalmente.

Jim batte.

Ribatto corto.

Jim attacca sotto rete.

Io lo passo con un colpo parallelo alla linea del fuori, alla sua destra, ma lunghissimo, inarrivabile.

Il pubblico esplode, non si contiene più ora.

Ho vinto, come al solito. Sono molto bravo, quasi imbattibile. Quasi. Ma mi alleno anche molto.

Il tennis è il mio sport. Non ci sono dubbi.

Appare il punteggio sul tabellone, con un’allegra musichetta.

Sorrido, poso quella che dovrebbe essere una racchetta e spengo la Wii.

Poi spengo la televisione: una cosa enorme, nera, dai pollici incalcolabili.

Risistemo il divano, raddrizzo il tavolino antico di noce chiaro, mi sposto alla mia scrivania, anche lei antica ma di mogano, e accendo il computer.

L’idea è quella di scrivere un racconto su un tipo che gioca a tennis con la Wii.

Roberto Saporito

* L’autore:

Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962.

Ha studiato giornalismo.

Ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti. Tra gli ultimi romanzi pubblicati ricordiamo “Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop, 2010, nella collana “Corsari” diretta da Luigi Bernardi) e a luglio 2013 il romanzo “Il caso editoriale dell’anno” (come “Anonimo”) con Edizioni Anordest.

Nel 2015 ha pubblicato un nuovo romanzo dal titolo “Come un film francese” con Del Vecchio Editore di Roma.

Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie e innumerevoli Riviste Letterarie.

Collabora con la Rivista Letteraria di Milano [diretta da Gian Paolo Serino] “Satisfiction” [ http://www.satisfiction.me/ ] con una sua personale rubrica.

Nel 2013 il suo primo romanzo “Anche i lupi mannari fanno surf” [2002] diventa “oggetto di studio” di una delle dieci lezioni del corso di scrittura narrativa “Inchiostro rosso sangue”, per la precisione la settima intitolata “L’hard boiled in salsa italiana: il curioso caso di “Anche i lupi mannari fanno surf”, di Roberto Saporito.”, organizzato dalla Rivista Letteraria “Inchiostro” a Verona, insieme ai romanzi, oggetto di altre lezioni, di Giorgio ScerbanencoCarlo Lucarelli, Massimo Carlotto e Gianluca Morozzi.

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