Cioran, l’anarchico del dubbio

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È stato un filosofo controcorrente che metteva da parte stile e metodo, ponendo al primo posto la propria esperienza. Emil Cioran è stato depredato da destra e sinistra ma la sua opera è anarchica. Scrive per se stesso, non per i suoi lettori o per coloro che dovevano giudicarlo. È questo che lo rese libero da condizionamenti.

Nichilismo e assurdo si uniscono nella sua opera che al centro pone l’uomo. Essere incoerente, in guerra contro Dio, contro il mondo, contro la sua specie. In uno dei suoi libri più significativi La caduta nel tempo, Cioran parla di tutti quei problemi esistenziali che la filosofia moderna ha abbandonato.

Parte dalle origini, dalla cacciata dall’Eden, da quell’atto di ribellione che mise in mostra la natura masochista dell’uomo. In principio l’uomo aveva la possibilità di vivere nell’immobilità del tempo, nell’ignoranza ma ha scelto il dubbio e il divenire.

Proprio così, il frutto dell’Albero della vita per Cioran non è sinonimo di Conoscenza ma di Dubbio, perché l’uomo non ha accesso al sapere in quanto schiavo di una storia cucitagli addosso da una felicità fallace. Non è una visione pessimistica quella di Cioran ma che si fonda sull’esperienza.

Finché si sta bene, non si esiste. Più esattamente, non si sa di esistere. Scrive Cioran. La malattia, non solo quella fisica, è per lui un mezzo che riconsegna l’uomo alla sua essenza primordiale, formatasi in quella masochistica scelta. Un’essenza che è scissa, plasmata sulle uniche due possibilità di espressione che l’uomo ha: negare e dubitare. Per Cioran condanna dell’uomo è il desiderio che insinua il dubbio, che porta alla ricerca. Conseguenza di una missione diabolica che l’essere umano ha scelto staccando il frutto che l’ha consegnato al dubbio e al divenire, in poche parole alla storia. Come può l’uomo liberarsi di tutto questo? Cioran non arriva a nessuna conclusione. Indica solo una possibilità: sperare che la storia finisca e che l’uomo trovi felicità in un’era senza più desideri. Ma questo potrebbe essere anche la sua condanna perché già in principio visse in quell’epoca di noiosa beatitudine, senza tempo, ma che egli rifiutò. Proprio in virtù di questa scelta, oggi  per l’uomo sarebbe una cacciata dal tempo e dalla storia. In poche parole, l’inferno.

E in questo ingranaggio assurdo del vivere senza fine e di un divenire senza certezza alcuna qual è soluzione? Già Albert Camus si poneva con cinismo questa domanda e iniziava così il suo saggio Il mito di Sisifo.

” Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia”.

Martino Ciano

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2 thoughts on “Cioran, l’anarchico del dubbio

  1. Giuseppina A. : E’ quel che spesso accade alle persone “eccezionali”!
    J’aime · Répondre · 1 h
    Boudjemaa Sedira : Certo! Come é eccezionale di “fare passare” per “anarchico” un uomo che ha stato noto da due generazioni intere per gli sui “Aforismi”, e nulla d’altro, tanto stava “di moda” negli salotti litterari di tacere le sue simpatie giovanile per la “Garda di Ferro” romaniche proto-naziste…
    Stessa cosa per +Mircea Eliade nello campo delle Scienze Umane…I
    l tema dello pessimismo filosofico aveva in Francia l’orecchia dello Protestantismo e dell’Umanesimo nelle “Belle lettere”, con due linee di condivisione :
    -essere figlio o figlia di famiglia borghese per la “condotta” e le aperture editoriale,
    -essere o non essere anti-communista, per “se a caso”…
    .Adunata : (1948= il caso +Kravtchenko unisce l’anti-communismo congenitale degli fascisti e l’anti-bolshevismo degli anarchisti che sono stuffi delle persecuzioni stalinisti nelle fabbriche, e delle menzogne cinicamente diffese dall’apparato dello Partito Communista francese, fino allo colmo dell’insurrezione ungharese di 1956…)
    Per farla corta.

    Nello caso di +Cioran, lui rimaneva “neutro” a punto di evitare le ironie critiche che si permetteva pubblicamente il sceneggiatore di teatro, +Eugène Ionesco …
    +Cioran era un uomo “intelligente” e le prove delle sue sperienze l’avevano fatto diventare umilde, discreto, amicale e ritirato, invecce di “misantropo”…
    Lui diceva “amare vivere in Pariggi”, con questa “intelligenza” con il nemico (la censura gaullista utilizzava la minaccia sin da che uno “straniero” si permetteva di dicere la sua opinione in piazza… Non mancavano gli giornalisti, critichi servili per “occuparsi del caso” nelle colonne dello “Figaro” che aveva le sue complicità nelle “Lettres Françaises”…) che sa utilizzare ciascuno allo suo attimo, questa nota di aria fresca che fa dimenticare che la pogna di ferro permanescia bene ad annegare la maggior parte degli ceti germanopratini nello gas carbonico.
    Con sorveglianza poliziesca sin da +Aragon, 1924…

    +Albert Camus né ha sapputo qualcosa, a parte di questo che era lui molto venerato per gli sui romanzi mettendo in scena l’Argelia senza una solita azione per conto di un(a)’Arabe, o di uno(a) Berber(a)o o di un(o)a Ebbre(a)o sefard(a)o, o una solita menzione alla folla argelina… Romanzi argelini senza gli Argelini, insomma…

    Crudele realtà per un “filosofo”, no ?

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