Canti Pisani e la grandezza di Ezra Pound

canti pisani

Ezra Pound resta un autore fondamentale. La sua opera  poetica ha ispirato gran parte della poesia del Novecento. Nella grande poesia dei Cantos è riassunta la chiave della nostra modernità, la spiegazioni dei feroci dilemmi della contemporaneità: in questi magnifici versi troviamo  la nostra storia, il retaggio culturale  di un’epoca, ma soprattutto troviamo la nostra realtà presente.

La figura di Pound spazia a trecentosessanta gradi: poeta, critico d’arte, pensatore  sociale, economico, politico, ma prima di tutto artefice del libero pensiero. Pochi scrittori hanno raggiunto  il grado di unità  tra arte e vita, pensiero e personalità, idea ed azione.

Pound fu un poeta combattente che scelse la trincea delle idee avendo come unica certezza la coerenza per un ideale  pagò in prima persona  le sue scelte.

Il poeta americano ha rappresentato uno degli autori più interessanti del secolo scorso  che meglio riassumeva  diversi schemi filosofici , letterari e poetici  riuscendo  a condensarli, creandone  di nuovi. In lui si notavano  infatti  i caratteri tipici di Dante, Confucio, Leopardi.

La grandezza di Pound  non smette mai di stupire; perdersi nei labirinti della sua poesia tentacolare, ma densa di suggestioni, impressioni e idee, è  ogni volta un’esperienza unica che aggiunge qualcosa alla nostra personale conoscenza.

Parte assoluta della grandezza poundiana sono i Canti Pisani

Raboni  ha giustamente scritto che  Canti Pisani è il più certo, il più vero, forse l’unico grande libro di poesia  scaturito dalla tragedia della seconda guerra mondiale. «Mentre la grandezza dei Cantos può essere concepita ma non percepita, pensata ma non veramente sentita, quella dei Canti Pisani  possiede, al contrario, una sorta di immediata  evidenza fisica; di questa siamo certi leggendo, a quella  possiamo credere, per così dire, soltanto nel ricordo».

Il poeta prigioniero delle ragioni della Storia (Pound fu prelevato il 3 maggio 1945 nella sua casa di Rapallo da due  partigiani, viene in seguito condotto prima a Lavagna, poi a Genova  dove subisce lunghi interrogatori e infine consegnato alla polizia militare alleata che lo interna in un campo di prigionia nei pressi di Pisa,dove compose i Canti Pisani)  non teme il peso dell’umiliazione e della sconfitta,  ma trova nella grande forza comunicativa della poesia le ragioni per sfidare a viso aperto  i  vincitori e i loro soprusi .«Al poeta imprigionato- osserva ancora  Raboni – bastano sette o otto versi per evocare, anzi per far sorgere fisicamente  dal nulla un piccolo, allucinante  stuolo di vittime più o meno sacrificali, dal vecchio contadino incolpevole  oppresso da un’anonima sciagura all’asceta  persiano  suppliziato dai suoi nemici e al dittatore italiano trasformato in trofeo dalla folla assetata di vendetta;e un solo verso , una sola citazione  basta per far echeggiare sulla visione, non meno solenne  che minaccioso, un tuono da apocalisse».

In questa opera c’è tutto Pound  poeta, Pound uomo  che rifiutò di abiurare le proprie idee e fu coerente al punto da accettare tredici anni di internamento nel manicomio criminale, il Pound innamorato della bellezza e dell’arte. Ma anche l’uomo e il poeta che  rifiutò di accettare una vita controllata di poteri anonimi,celati, contro i quali il popolo non domani, ma oggi, subito doveva insorgere, cancellandone la memoria.

Leggiamo  oggi  con la stessa  meraviglia e lo stupore  di ieri  i Canti Pisani, grande poesia dello scomodo  maestro  Ezra Pound che dalla casa dell’Eden non si stanca di insegnarci l’esaltante avventura della sua intramontabile modernità con la quale è impossibile non confrontarsi.

Nicola Vacca

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