Italo Calvino, un classico del Novecento

calvino

A trent’ anni dalla scomparsa di Italo Calvino, la sua grandezza nella nostra letteratura resta intatta. I suoi libri fanno di lui ancora uno scrittore tutto da leggere, rileggere e da scoprire ancora per molto tempo ancora.

Personalmente ogni volta che rileggo le pagine di Calvino imparo qualcosa di nuovo, trovo sempre nei suoi libri forme nuove di conoscenza e punti di osservazione del reale e non solo. Intuizioni  che stimolano l’approfondimento su riflessioni filosofiche e esistenziali.

Italo Calvino ancora oggi resta l’unico grande scrittore italiano che può reggere il confronto con la postmodernità.

Carlo Ossola, in un bellissimo articolo sul domenicale del Sole24 ore, scrive che  Italo Calvino – nel bilancio critico del Novecento – può essere considerato come uno dei nostri autori più alti di contes philosophiques.

Calvino è grande – scrive ancora Ossola – perché ha saputo dar forma a una lingua capace dell’universo, precisa, esatta e tuttavia senza confini, classica nel conferire il primato alle idee, il posto giusto aglio oggetti, alle forme, ai tempi allo sguardo che li mette in prospettiva.

Non è difficile dirlo, Italo Calvino ha tutti i requisiti per essere considerato un classico del Novecento.

Calvino è uno di quei grandi scrittori per cui vale la pena sentirsi italiani.  Occupa un posto di primo piano nella storia del romanzo e soprattutto nel panorama culturale.

Con la sua attività di critico lucido e di consulente editoriale, grazie al suo fiuto, alle sue scelte e ai suoi orientamenti attraverso la collaborazione con la Einaudi ha influenzato positivamente la cultura italiana.

Calvino è uno straordinario e coinvolgente scrittore enciclopedico. In ogni suo libro la sua conoscenza è al servizio del lettore e non di se stessa.

Lo scrittore ammette che per lui scrivere non è non è solo esercizio letterario, ma  anche altro:«Le letture e l’esperienza di vita non sono due universi ma uno. Ogni esperienza di vita per essere interpretata chiama certe letture e si fonde con esse. Che i libri nascano sempre da altri libri è una verità solo apparentemente in contraddizione con l’altra: che i libri nascano dalla vita pratica  dai rapporti tra gli altri».

Sono sufficienti queste parole scritte da Italo Calvino nella prefazione al Sentiero dei nidi di ragno, il suo romanzo d’esordio, per rileggere attraverso la sua intera opera quella grande lezione morale che ci ha lasciato che, come giustamente osserva ancora Carlo Ossola, non riguarda la leggerezza ma l’impegno di affrontare il male che ci circonda.

Adesso che siamo entrati nel XXI secolo la fervida immaginazione di Calvino  che istiga la realtà a venire fuori in tutte le sue disumane contraddizioni confermano il valore profetico del suo pensiero.

« L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è  quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme».

Così Calvino ne Le città invisibili ci mostra con lucidità (profetica) quello che non ci piace e non vogliamo vedere, affrontando sempre il rapporto tra sé e il mondo in chiave speculativa più che affettiva.

Alla fine Le Lezioni americane sono diventate dei singoli lasciti morali che riassumono la vocazione letteraria di Italo Calvino,  scrittore immenso da cui abbiamo ancora molto da imparare. A trent’anni dalla sua scomparsa, in questo nulla letterario che avanza, la sua lezione molteplice di conoscenza  cosmicomica  è qui per indicarci una strada e il cammino verso nuove possibilità di ricerca in cui  lo scrivere «non consiste più nel raccontare, ma nel dire che si racconta».

Nicola Vacca

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One thought on “Italo Calvino, un classico del Novecento

  1. Mi trovo in grande sintonia con questo articolo, una aderenza totale.Quando leggo Calvino, non posso soffocare quel sentimento che ti porta a dire di uno scrittore, quando è grande e significativo: ” il mio Calvino, il mio Camus, il mio Montale , etc. etc.”.
    Naturalmente lo dici con la voce della mente, dentro di te, perché uno scrittore grande diventa classico, quindi di tutti, quindi in questo caso: il nostro Calvino.
    A conferma,queste poche righe che ad ogni lettura si muovono e mi smuovono:
    “L’uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre.
    Raramente l’occhio si ferma su una cosa,ed è quando l’ha riconosciuta per il segno di un’altra cosa: un’impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d’acqua, il fiore dell’ibisco la fine dell’inverno. Tutto il resto è muto e intercambiabile;
    alberi e pietre sono soltanto ciò che sono”. ( Le città invisibili)

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