L’oppio degli intellettuali italiani

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“Un paese senza politica” è la  fotografia disincantata dell’Italia stretta nella morsa di uno spirito nichilista. È la descrizione di uno Stato e di una comunità  che hanno smarrito la visione positiva del proprio  futuro.

Viviamo in  una Nazione che non è più capace di mettere un freno al proprio declino. Ma senza dubbio siamo un Paese che sente di essere nel mezzo di un passaggio assai difficile della sua storia. E sente di affrontare questo passaggio senza giuda, abbandonato agli eventi, al giorno per giorno. Nessuno è in grado di dirci qualcosa circa il futuro che lo aspetta, che ci aspetta. Nessuno vuole  o sa parlare alla sua mente o al suo cuore. Nessuno è capace di indicargli  una via   una speranza.Mancano uomini  parole capaci di svegliare le coscienze italiche, intorpidite da un’invertebrata decadenza che sta distruggendo il profilo sociale, culturale ed economico della nostra Repubblica.   Il coma irreversibile nel quale il Paese è precipitato è dovuto   all’assenza della politica nella sua accezione di “ progetto per la città, un’idea del suo destino”.

Dove sono finiti  gli   intellettuali?  Quelli che non on hanno paura di  importunare il manovratore e schierarsi contro  il nichilismo politico che prescrive per il Paese soltanto “zuccherosi placebo a base di nulla”.

C’è un’ abbondanza  gli intellettuali addormentati e narcotizzati dal potere. Da quando tempo  un libro, un film, un’architettura, una rappresentazione, insomma una cosa nuova  pensata o fatta in Italia, non fa parlare di sé il mondo.

La politica è morta,  si è estinta anche la figura dell’intellettuale. Dalla torre d’avorio è volato direttamente a corte, senza passare per il libero pensiero.

Se ci guardiamo intorno, capiamo benissimo perché in questo stramaledetto Paese non c’è più spazio per i libri, le idee e le intuizioni  intelligenti. Senza il primato della politica,  quello che resta si è trasformato in un palcoscenico postmoderno e post ideologico occupato da signori e signorotti privi di scrupoli che coltivano  ambizioni da principe.

Intorno a queste  mezze figure si sono riuniti un numero cospicuo di intellettuali che si sono fatti completamente asservire. Hanno rinunciato a pensare per farsi assumere a tempo indeterminato  dai cosiddetti nuovi principi, ai quali prestano volentieri la voce.

“L’intellettuale non si deve sottrarre all’impegno e, quando partecipa all’azione, ne deve accettare tutta la durezza”. Così Raymond Aron ne L’oppio degli intellettuali rifletteva sul rapporto tra questi e la politica.

L’intellettuale vero è morto, invece è viva  quella intellighenzia stipendiata che ogni giorno rinnega se stessa per servire il principe, invece di combattere per la cultura e la civiltà del nostro Paese.

Nicola Vacca

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