La poesia di Giovanni Peli

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Albicocca

Steso al sole il tempo

sulla pelle tua chiara di Albicocca

posa il calore
con una infinita carezza.

Noi sappiamo la dolcezza
sovrumana dei poeti
ma agli occhi chiusi del tuo piacere
chiedo l’implacabile lucentezza:
il non pensabile mistero
di ciò che è più nudo
e manifesto.

La ragazza che stava ai tavolini

lì messi fuori al bar della piazzetta
sarà perché l’inverno è morto ancora
si alza e va a pagare e quei movimenti
delle labbra sottili e delle spalle
mentre ignara di me parla all’amica
in quella giovane magrezza incidono
di voglia e affermazione quell’istante.
Potrebbe essere ovunque ed altrove:
lei sa rivivere insieme il passato
e ogni futuro che il nostro pensiero
sa immaginare per quei vividi occhi.

Finire i soldi

Quando avrò finito tutti i soldi

non riconoscerò più molte parole,

due volte al giorno penserò alla morte

mentre una zanzara d’autunno

mi assaggerà.

Alzando gli occhi sulla tua pelle

chiara di Albicocca

saprò soltanto parlare di attimi

fatti di smarrimento e candore:

mi illudo di non essere più io

ma un soffio soffiato da chiunque:

un canto dei morti

o il nostro bel cielo

incrostato di grigio e di nero.

Come un’invettiva

A voi che decidete cosa è meglio

se finire su un blog o su una rivista
che decidete cosa è letteratura
se sia meglio esibirsi a Roma o Napoli
a voi che a una sola voce scrivete
e battagliate contro altri gruppetti
di letterati ultramoderni a tratti,
a voi che nel successo vi lamentate
perché vi dicono che perdere è meglio,
che rivendicate una vita dura
girando l’Italia coi soldi di qualcun altro,
siete i primi ad essere ancorati
a schemi mentali già morti
non abbiamo bisogno di tutto ciò
del possedere dell’influire del sopraffare
del mondo deciso dagli altri
degli uffici stampa e della visibilità
questa non è una gara
non abbiamo bisogno di voi
dei fiumi di inchiostro
di suoni fatti in cantina,
torniamo insieme
a raccontarci la vita
a tatuarci risposte,
è una proposta dolce:
che siano come le foglie
le vostre parole
che siano corna di cervo
artigli rapaci
freddo d’inverno
caldo di luglio
e niente più
mai.

Giovanni Peli (Brescia, 1978) è musicista, poeta, autore di libretti d’opera, racconti e testi teatrali, sia per adulti che per bambini.

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