Una sconosciuta storia anarchica ferrarese

poledrelli

La microstoria  è una parte fondamentale del grande fiume della Storia. Nel suo ambito scorrono personaggi e vicende sconosciuti ai grandi eventi che hanno contribuito e non poco alla comprensione di tutto quello che è accaduto.

La vita di Mario Poledrelli, cittadino ferrarese prima e dopo il primo conflitto mondiale, sta tutta nella microstoria che incontra la Storia.

La storia e la vicenda biografica di Poledrelli si inseriscono a pieno titolo nel dibattito accesso tra interventisti e neutralisti che animò la vita politica italiana nell’imminenza dello scoppio delle prima guerra mondiale.

A guerra iniziata i partiti politici ferraresi (e italiani) si dividono tra chi sceglie la linea neutralista, chi resta su posizione incerta e chi inizia la battaglia interventista antigermanica.

I socialisti ufficiali e l’unione  sindacale ferrarese sono  favorevoli alla neutralità italiana. I  liberali moderati e i conservatori sosterranno  un neutralismo condizionato e opportunistico.

Il movimento interventista, nel quale come vedremo si collocherà l’azione e il pensiero di Mario Poledrelli, metterà insieme  l’ala destra nazionalista e l’ala sinistra, composta da radicali, repubblicani mazziniani, socialisti dissidenti e anarchici.

Mario Poledrelli ricoprirà un ruolo attivo nella propaganda interventista ferrarese e non solo. Organico al movimento anarchico, sarà il promotore e l’agitatore di discussioni animate . L’iniziazione all’ideale anarchico avviene dopo l’incontro con Enrico Malatesta. Sarà affascinato dal pensiero libertario. Nel 1914 si trasferisce a Milano, dove ha modo di conoscere Mussolini, allora direttore dell’ “Avanti”. Il 29 agosto dello stesso anno torna a Ferrara. Vive la fase di crisi del movimento sindacale e riformista, dilaniato al suo interno dalla querelle interventista.

Poledrelli si schiera attivamente con il movimento interventista partecipando alla fondazione del giornale  “Gazzettino Rosa”.

Sarà la svolta interventista di Mussolini a cambiare la situazione e a imprimere cambiamenti radicali. Il 15 novembre Mussolini  fonda “Il Popolo d’Italia”, giornale del socialismo interventista, e Poledrelli si convince che la guerra  sarà l’occasione per  nuova crociata anarchica da cui partirà una rivoluzione sociale, europea e nazionale per sconfiggere il militarismo germanico.

Convinto di questo, Poledrelli scrive a Mussolini: «Vi siete ribellato ai gratti di cuore ed ai pigri di cervello che non comprendono la bellezza ideale di una guerra contro l’Austria.Gradite, o Mussolini, un bravo commosso».

Mario Poledrelli mette in pratica le sue idee interventiste e si arruola come volontario. Lascia Ferrara per l’altipiano di Vezzena . Il suo diario è la testimonianza  delle sue convinzioni: Poledrelli è votato al sacrificio perché il «libertario non può avere simpatia per l’autoritarismo», scriverà in un suo articolo pubblicato su “L’Internazionale” di Parma.

L’interventismo in Poledrelli nasce appunto dalla sua consapevolezza di italiano e dalla sua coscienza di anarchico. Intervenire contro l’Austria significa partecipare a una «guerra dell’avvenire, certamente del presente contro il passato che vuole resuscitare  e dominare per mezzo e con la forza delle armi teutoniche».

Il diario di guerra, riportato in questo testo, e gli scritti politici si incontrano sempre. Entrambi raccontano la storia di un uomo che non è disposto a rinunciare alle sue idee, ma allo stesso tempo questi documenti preziosi e di indubbio valore storico testimoniano direttamente che si può (e si deve) attingere alla microstoria per comprendere la crisi e i conflitti della Storia.

Il  29 aprile del 1916 Poledrelli scrive nel suo Diario tormentato: « Perché io sono  anarchico convinto? Perché fermamente credo  che l’anarchismo  sia uno sforzo continuo, necessario, per il raggiungimento dell’anarchia,che sarà la società perfetta per permettere agli uomini di vivere felici. Ecco perché anche quando ci sarà la pace io resterò sempre l’eterno pellegrino errante del grande ideale: rendere sempre più tollerabile, bella e santa la vita». Con questo spirito, libertario e nazionale, il caporale Mario Poledrelli andrà incontro alla morte il 3 giugno 1917 sul Monte  San Marco.

Un microcosmo  quello  di Poledrelli  interamente lasciato dai curatori del testo alla sua diretta testimonianza di lettere e racconti  dei  momenti bellici. Questo volume è un esempio di come sia stato possibile togliere dall’oblio le scelte esistenziali e ideali  di una vita,  che sempre  e comunque resta in connessione con  eventi bellici di portata mondiale.

Nella  atrocità della guerra , su piani temporali diversi  l’umanità di un grand’angolo salva un ricordo dalla disfatta bellica ed invita a rivisitare, senza giudizi e pregiudizi, la biografia  spirituale di un celebre sconosciuto nel tentativo di  salvare dalle macerie un cuore che batte ancora.

Nicola Vacca

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