William Faulkner, l’urlo e il furore di scrivere

f.

Devi solo decidere se accettare il suo dispositivo, e accogliere anche il fatto che per dispositivo s’intenda un inganno monumentale entro cui inzuppare gli arti, gli occhi, fino a caderci per intero.

Quella di Faulkner non è una sintassi, è catrame caldo gettato in faccia da più punti, oscuri, non identificabili. Tu sei nel mezzoe ascolti la storia. Dico ascolti, perché la lettura in questo caso è un fatto erroneo, non voluto, un viatico per approdare in un mondo altro fatto di sofisticazioni sonore, di accerchiamenti ruvidi, di tempistiche tremende.

Poi, dopo William Faulkner, ci sono io. Che non sapevo di lui, tantomeno di me stesso scrivente: entro in una libreria con il misuratore della depressione attaccato alla tempia e resto calamitato da un titolo che reputo pazzesco, allineato alla mia condizione di allora, forsanche a quella attuale: MENTRE MORIVO, Adelphi. Posso addirittura riportare quali sensazioni mi generò l’accostamento del MENTRE e della MORTE: un gap illuminatissimo, qualcuno al di fuori del gap che avesse deciso di descriverlo o descriversi. Il frattempo della fine o qualcosa di simile, una specie di occasione irripetibile per spiegarsi il peggiore livello della condizione umana.

Porto il libro sotto agli occhi, è di colore fucsia, tinta unita e una foto in bianco e nero nel centro del frontespizio. Dico frontespizio perché il concetto di copertina sta nel rapporto essere-oggetto, cosa che penso non mi appartenga poiché, come detto, sono accerchiato dalla storia che a tal punto non vedo l’ora di assaltare, pigliare a calci o farci all’amore. Sta di fatto che compro il libro e me ne torno zitto zitto in una stanza. Lì comincio il corpo a corpi. Dico corpo a corpi perché uno si aspetta che la cosa rientri in una intimità minuta, essenziale come due componenti che si confrontano, ma alla fine si ritrova con un Faulkner subdolo. Un Faulkner che una volta incassato il prezzo del libro, si sdoppia in più Faulkner, sicché i narratori si alternano mentre tu credi di stare appresso a uno soltanto.

Il MENTRE MORIVO è la storia di una famiglia contadina attraversata da molteplici vicissitudini all’apice delle quali vi è la morte di una madre e quindi le peripezie relative alla sua tumulazione. Stop, dico stop perché l’elogio dell’opera finirebbe in quattro parole se non subentrasse l’autore coi suoi flussi di coscienza e i suoi punti di vista narrativi. Mi innamorò quel suo spostare l’io narrante di familiare in familiare, a ogni componente un capitolo, in quel mosaico che alla fine dona al primigenio dispositivo librario una sorta di alta definizione immaginativa, dove trovano un invidiabile equilibrio il drammatico e il grottesco.

Prescindendo dallo stile, fu qualcosa di molto più semplice a imprimersi nella mia mente, un qualcosa che prima di allora, vuoi per ignoranza, vuoi per casualità, non avevo mai letto: l’accostamento spietato del puzzo alla salma di un parente, a maggior ragione quando questo parente è la propria madre. Non so perché ciò mi segnò in questo modo, so solo che d’allora cambiò anche il mio approccio a certe dinamiche affettive.

Lo sconcerto si ripeté leggendo anche gli altri suoi libri, due su tutti: SANTUARIO e L’URLO E IL FURORE. Sia chiaro, non era uno sconcerto perbenista o ipercattolico, era solo lo spaesamento causato da una letteratura opposta a quella di un Hemingway, asciutta e diretta, notoriamente posta come antipode della prima.

Per affondare ulteriormente in questa meravigliosa palude, ricordo che passai ad un altro livello dello studio. Poiché mi accomunava all’autore la varietà di mestieri praticati in parallelo all’attività letteraria, provai a capire quale lavoro svolgesse in concomitanza con la creazione di ogni opera per dedurre le influenze dello stesso nel valore tematico e stilistico.

Ebbi le mie risposte, ebbi il conforto, ebbi quella felicità in corpo che non andrebbe mai palesata.Dico felicità perché tutti gli esseri che percorrono il campo sterminato della scrittura o della lettura, chiamano felicità quel riscontro forzato consumatosi in una stanza: la mia vita assomiglia alla vita dell’autore che amo, giuraddio. Anche io ho fatto il falegname e ho scritto, anche io ho fatto l’imbianchino e ho scritto, anche io ho passato tanto tempo sulle paranze e ho scritto, anche io ho fatto il fochista e ho scritto, anche io mi sono inventato assicuratore di studenti bocciati e ho scritto, anche io ho costruito casa con le mie mani e con le stesse ho scritto. E che gli altri ci credano o no, poco importa.

Dico poco importa, perché come m’insegnò William, “gli altri” è facile crearli dal nulla soprattutto se si è soli a lottare. Lo fece l’addetto dell’ufficio anagrafe quando alla sua nascita registrò il cognome aggiungendoci una u. L’autore non corresse mai l’incidente proprio perché da quell’incidente era nato l’uomo in più, uno de “gli altri”, quegli altri che hai dentro e che alle tue magie incomunicabili credono veramente.

 Giuseppe Cristaldi

 GIUSEPPE CRISTALDI (1983):

– 2007, primo romanzo Storia di un metronomo capovolto (ed. Libellula, con nota di FRANCO BATTIATO), ambientato a Messina, nel quartiere dei baraccati, il Bisconte. E’ la deriva di una famiglia poverissima che ha patito la perdita di un proprio caro nella strage alla stazione di Bologna. – 2008, esce il docudramma Un rumore di gabbiani – Orazione per i martiri dei petrolchimici (libro + dvd, ed. Besa, con cameo filmico di FRANCO BATTIATO e prefazione di CAPAREZZA),partecipare all’ECOFESTIVAL DI BOLOGNA organizzato da Legambiente, al LEVANTE FILMFEST DI BARI, al PUGLIA INTERNATIONAL FILMFEST DI NEW YORK, al CINESALENTO FILMFEST, al TERRA 4 PUGLIA FILM FESTIVAL DI TORONTO e a rubriche televisive nazionali (tg2 – mizar, tgnorba, tg3, sky rock tv). Circa 50 presentazioni in tutta Italia (Festival del Libro Possibile di Polignano, Fiera del libro di Campi Salentina…). PREMIO KALLISTOS 2009 (premiato insieme a Michele Placido e Teresa De Sio). E’ un excursus sulla vicenda di tutti gli operai italiani ammalatisi e morti nei petrolchimici, in particolare quello di Brindisi. Con quest’opera si è creato un processo popolare, parallelo, perché all’interno delle presentazioni non vi erano critici o comuni relatori, ma gli operai stessi, i loro figli, gli oncologi, gli esperti del settore.    OPERA RISTAMPATA.– 2010, esce Belli di papillon verso il sacrificio (ed. Besa Controluce, prefazione di TERESA DE SIO). E’ ambientato a Taranto. E’ la storia di una famiglia di pescatori che subisce il pignoramento della sua abitazione. E’ pure un racconto attorno al business illecito delle aste giudiziarie. E’ stato presentato in diverse città italiane. OPERA RISTAMPATA – 2011 esce Nefrhotel. Mi hanno venduto un rene (Corvino Meda Editore – Promomusic), da quest’ultimo ne è derivato l’omonimo spettacolo di teatro civile, che sta andando in scena nelle maggiori città italiane. Ha partecipato alle rubriche radiofoniche FAHRENHEIT – RADIO 3, L’ARGONAUTA – RADIO 1. Ha partecipato al PISA BOOK FESTIVAL 2011, ed è stato già presentato a Lecce, Roma, Foggia, Firenze, Taranto, Sassari, presentazioni in cui sono intervenute associazioni come AMNESTY INTERNATIONAL ED EMERGENCY. Il romanzo attualmente si è incanalato in un circuito di presentazioni all’interno delle scuole.– 2012 vince il primo premio al concorso nazionale di drammaturgia contemporanea UNDER30 tenutosi al Teatro Golden di Roma in Febbraio. In giuria il regista, attore e sceneggiatore MAURIZIO NICHETTI, la critica teatrale del quotidiano ‘Il Tempo’ Tiberia De Matteis, il critico e autore teatrale Angelo Longoni ecc. Cura la rubrica letteraria SUBUMANI all’interno del quotidiano leccese IL PAESE NUOVO, trattasi di racconti aventi una forte aderenza popolare; lavora ad un cortometraggio riguardante la condizione della donna e al suo ultimo romanzo. – 2013 pubblica il romanzo Macelleria Equitalia (Lupo Editore, con una nota di MICHELE PLACIDO) grazie a cui vince il Premio Eccellenza Pugliese.– 2013 esce in formato e-book 99 Rimostranze e Dio (AA.VV. Ed.Ottolibri). – 2014 il romanzo Macelleria Equitalia riceve la menzione come miglior romanzo del 2013 dal PREMIO PUGLIALIBRE. Collabora col quotidiano della provincia di Teramo LA CITTA’, nella pagina della cultura compaiono sovente articoli sotto forma di racconto.– 2014 esce l’album MALASPINA di Oliviero Malaspina, poeta cantautore, già coautore di Fabrizio e Cristiano De Andrè. Nella raccolta compaiono due brani ed interventi scritturali di Giuseppe Cristaldi

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