Ionesco, il genio dell’assurdo

Eugene_Ionesco

L’attualità di Eugene Ionesco sta tutta  nella sua capacità di ritrarre il dolore di una stagione unica dell’uomo.  Il “Teatro dell’ Assurdo” ha raccontato  il nostro mondo mezzo secolo prima che le cose accadessero.

La spersonalizzazione dell’individuo, il crollo delle ideologie, la solitudine dell’individuo di fronte a una società – massa nella quale non si riconosce più. Sono alcuni dei temi  che negli anni Cinquanta Ionesco ha affrontato nelle sue opere teatrali. Ne La cantatrice calva il drammaturgo mette in scena  un catalogo di individualità stupide e vuote che sopravvivono  all’impossibilità di dare un senso. L’ assurdo diventa  una prospettiva di sinistro realismo. Ionesco aveva capito che il mondo cambia sotto i nostri occhi, ma in un modo che noi non siamo in grado di comprendere.

 A Ionesco va riconosciuto il ruolo dell’antagonista rispetto alla cultura del suo tempo. Ne evidenzia la dignità anticonformista  che lo portò a polemizzare con Sartre e Genet.

“IlTeatro dell’Assurdo” rappresenta, più oggi che ieri, l’insensatezza della condizione umana. Oggi che questa degenerazione si fa più intensa, che lo spaesamento dell’ uomo si fa globale nell’ era della società – spettacolo, dove tutto si annienta perché appare, le pagine di Eugène Ionesco hanno un’autenticità difficilmente smentibile. Il suo teatro d’avanguardia era già andato oltre,  precorrendo i tempi  Ionesco aveva individuato con grande genialità il dolore dell’uomo che non ha più identità.  Ionesco denunciava il sovvertimento delle scale dei valori tradizionali, era un liberale senza saperlo, e quindi poneva l’individuo  prima della società.

Il metodo Ionesco attraverso il teatro ha cambiato la società e il costume.

Il critico teatrale inglese Martin Esslin, nel suo saggio Il teatro dell’assurdo, pubblicato nel 1961, analizza in modo comparato autori diversi tra loro (Adamov, Beckett, Ionesco, Genet, Pinter e Arrabal)  accomunati dalle incomprensioni che all’epoca suscitavano il loro modo avanguardistico di fare teatro. Il critico legge il “Teatro dell’Assurdo” alla luce della sperimentazione degli anni Cinquanta. Ma fu Ionesco che in un saggio su Kafka definì il termine assurdo come “ ciò che è privo di scopo: recise le sue radici religiose,metafisiche e trascendentali, l’uomo è perduto, tutte le sue azioni divengono insensate, ridicole, inutili”.

Rileggendo oggi le sue opere più importanti, si comprende come Ionesco, più di Beckett e Brecht, ha manifestato l’abisso e l’assurdità della condizione umana, ha scritto dell’impossibilità di esprimerla attraverso canoni linguistici, ha colto la drammaticità di una crisi epocale che ha aperto le porte a un devastante nichilismo di valori che oggi sta travolgendo tutto  con il suo regime di assenza di regole.

Ionesco ha avuto il grande merito di spingere il teatro al di là di quella zona intermedia che non è né teatro né letteratura, per restituirlo al suo ambiente, ai suoi limiti naturali. Convinto che bisognava non più nascondere gli artifici, ma renderli ancora più visibili, deliberatamente evidenti, andare a fondo del grottesco, nella caricatura, di là dalla pallida ironia di ingegnose commedie da salotto:spingere tutto al parossismo cioè alle fonti del tragico. Fare un teatro di violenza, violentemente comico, violentemente drammatico.

Questo è il metodo Ionesco che ha aperto la strada all’inquietudine contemporanea. Stando sempre dalla parte dell’individuo pensante che vive un dramma.  Per fare un esempio, Ionesco non poteva stare dalla stessa parte  della barricata di Brecht, sostenitore convinto degli ideali del collettivismo. Le loro strade sceniche erano parallele e diametralmente opposte. Se egli non fosse stato antagonista  rispetto alla cultura marxista forse non staremmo qui a parlare della sua profetica attualità.

Nicola Vacca

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