Scruton, un filosofo contro la decadenza

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Nella società di oggi, narcotizzata dall’invadenza mediatica dei mezzi di comunicazione di massa la cultura – intesa come patrimonio di arte, letteratura e pensiero umano –  è stata sacrificata,  messa da parte, offesa, ignorata dall’incalzare del nichilismo in ogni sua forma. Da quando si è fatta avanti la globalizzazione, la cultura ha smesso di essere connessa al bisogno umano di appartenenza e non descrive più patrimonio condiviso dai membri di un gruppo sociale.

Roger Scruton è un filosofo inglese che prevalentemente nella sua opera si occupa di comprendere e difendere le conquiste della cultura occidentale. La sua filosofia politica cerca di articolare e difendere il conservatorismo. Da polemista acuto, in molti suoi scritti passa in rassegna l’analfabetismo emotivo del nostro tempo e l’attacco ai valori della cultura occidentale, a rischio estinzione per l’arrivo dalle nostre parti dei barbari  con le loro forme di censura del libero pensiero.

Il filosofo conservatore si sofferma sulla morte della cultura occidentale e prende le difese della tradizione nelle sue espressioni artistiche, musicali, letterarie, mostrando come la cultura sia non solo una  forma  di conoscenza, ma una conoscenza emozionale, che riguarda ben da vicino la nostra vita, le cose che facciamo e i sentimenti che proviamo.

Attila è in agguato e mette sotto assedio le fondamenta valoriali del mondo occidentale. «La cultura di una civiltà – scrive Scruton – consiste nell’arte e nella letteratura tramite cui essa prende coscienza di sé e definisce la propria visione del mondo. Tutte le civiltà possiedono una cultura, ma non tutte le culture  raggiungono le stesse altezze».

È soltanto  la nostra tradizione, con  i suoi valori , ma anche i suoi maestri, che potrà contrastare il prolungato assalto alla nostra cultura che proviene dal multiculturalismo e dalla debolezza dello stesso Occidente, che muore dentro il cuore delle persone.<<I multiculturalisti sostengono ch il tentativo di insegnare la cultura occidentale come  se fosse la sola depositaria della saggezza e delle conquiste umane non è solo un’offesa nei confronti delle minoranze, ma anche destinato all’insuccesso,dal momento che non c’è più un pubblico  disposto a capire dove vogliamo andare>>.

La cultura occidentale è il contrario di ciò. Le élite devono tornare a pensare dentro questa decadenza morale in cui è difficile insegnare la cultura ai giovani maleudacati dalla volgarità delle forme di intrattenimento popolare.

La tradizione intellettuale, letteraria, artistica del mondo occidentale è la risposta al suicidio culturale di massa. L’argomento da opporre all’invasione barbarica di una cultura multicultarilista che proviene soprattutto dal mondo islamico.

La cultura, sostiene giustamente Scruton, è lo strumento tramite cui le civiltà prendono coscienza di se stesse, e sono intrise dalla forza e dalla debolezza  delle forme di vita che hanno ereditato.

L’Occidente in questo momento non può perdere la sua più importante occasione di sopravvivenza. La nostra cultura ci ha insegnato la necessità della tolleranza, e ci ha preparati al nuovo mondo secolarizzato, preservando, in queste improbabili circostanze, una preziosa eredità di sapere morale.

Lo stato di salute della civiltà occidentale è pessimo.  Ma non tutto è perduto se ci si rende conto  che a salvarci può essere soltanto  lo spirito della ricerca inquieta  che deve andare  sempre più in profondità verso le cause e il significato delle cose, come già aveva avvertito Spengler nel Tramonto dell’Occidente.

La cultura delle nostre tradizioni è oggi sotto minaccia. Siamo tutti chiamati a difendere, preservare e sviluppare  il suo bagaglio di giudizi etici.

La cultura conta e come, perché tutte le civiltà degne di questo nome ne hanno una. La civiltà occidentale deve scoprire il gusto di appartenere alla propria cultura per opporsi energicamente con il suo pensiero e i suoi valori al nichilismo predominante  delle accademie e del mercato.

Scruton  si oppone all’esperienza della decadenza culturale della civiltà occidentale. Da conservatore non si rassegna al fatto che viviamo in un indomani dell’alta cultura. Non può essere possibile che abbiamo perso la nostra fede in lei, finendo per non contrapporre ostacoli alla barbarie.

Il suo sapere tradizionale  ci è ancora utile. «Una società senza cultura perde la sua memoria e addirittura il desiderio di immortalarsi in monumenti duraturi». Chi decreta la morte della cultura occidentale non ha ancora vinto.

Non gettiamo al vento  le nostre tradizioni e i nostri valori, altrimenti vincerà la barbarie, e la nostra civiltà correrà il rischio di essere cancellata dalla faccia della Terra.

Nicola Vacca

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