Passage (un racconto di Roberto Saporito)

tour-montparnasse-paris

“Ci sono malattie dalle quali non bisogna cercare di guarire, perché esse sole ci preservano da malattie più gravi.” [Marcel Proust]  

 

Al quarto piano del parcheggio trovi finalmente un posto libero. Lasci la macchina, e con solo la tua borsa in pelle nera consunta da postino in spalla, ti avvii verso l’aeroporto di Torino.

Trovi un posto su un volo che parte tra due ore per Parigi: perché è lì che stai andando.

Sull’aereo quando ti portano uno spuntino chiedi solo una piccola bottiglia di vino bianco. E quando la hostess ripassa per ritirare i vuoti chiedi se puoi averne un’altra, di bottiglietta di vino, lei dice di no, ma sorridendo complice te ne passa una mentre si porta via la tua vuota.

A Parigi prendi un taxi che ti porta nel tuo piccolo appartamento dalle parti degli Champs Elysées, un alloggio che hai comprato in un momento in cui pensavi di essere felice, e che il possedere delle cose, come questo appartamento appunto, aumentasse la tua felicità. Ma non è così. O non più. La verità è che non sai più cosa esattamente provi da troppo tempo.

Fai velocemente il giro delle due stanze che compongono il tuo alloggio e esci: hai bisogno di respirare, di camminare. Cammini lungo gli Champs Elysées fendendo la gente ma senza veramente vederla, la gente, fino al passage Vivienne, dove entri nel bel bristrot che ha il medesimo nome. Ti siedi ad un tavolino vicino alla vetrina su un divanetto di velluto rosso e ordini “Assiette Ibérique : Pata negra, lomo, Chorizo” e una bottiglia di “Pouilly Fumé aoc Pascal Jolivet”, e ne bevi metà prima ancora di iniziare a toccare il cibo. L’ambiente fatto di drappi rossi, candele, velluti, poltrone e sedie e divani in stile e specchi ovali e rettangolari, e quadri ottocenteschi e camini, ti rilassa, anche se il vino in questo aiuta non poco. Finita la bottiglia di Pouilly Fumé ordini una “Mousse au chocolat noir au caramel au beurre salé”.

Quando esci dal bistrot Vivienne cammini lentamente e non proprio sobrio lungo gli Champs Elysées fino al tuo appartamento. Entri, accendi la radio e Fip sta trasmettendo un brano di Brian Eno del 1975. Ti svesti, ti infili nudo nel letto e ti addormenti, con la radio accesa che sta trasmettendo un brano di Nico.

La mattina ti alzi, ti infili sotto la doccia per dieci minuti, dieci minuti dove rimani immobile sotto il getto potente dell’acqua cercando solo di respirare, ti rivesti con gli stessi abiti di ieri e esci.

Ritorni sugli Champs Elysées e ti fermi da Ladurée a fare colazione: due croissant e due caffè.

Ti rimetti in cammino, direzione Montparnasse. Osservi la Tour Montparnasse che si avvicina e poi la osservi da sotto e ti senti minuscolo e inutile e fuori contesto e un po’ solo. Sali, con l’ascensore, all’ultimo piano, ma è presto, non c’è nessuno.

In un momento più felice della tua vita avevi perfino pensato di affittare un locale qui, nella torre, ce ne sono molti sfitti, per aprirci un tuo ufficio di rappresentanza, poi non ne hai fatto più nulla, una delle tante cose che avresti voluto fare ma che poi, per pigrizia, entusiasmi che con la velocità con la quale arrivano si spengono, non hai fatto.

Al cinquantaseiesimo piano osservi giù, in basso, il cimitero di Montparnasse dove, tra le altre, c’è la tomba di Jean-Paul Sartre: sai che c’è, ma non ci sei mai andato a vederla. Non ti sono mai piaciuti i cimiteri, famosi o anonimi che siano.

Sali ancora, e sei sulla terrazza: da qui la vista su Parigi è impressionante, la città è ai tuoi piedi e tu ti senti di poter fare qualunque cosa, qualunque cosa.

A più di duecento metri di altezza la Tour Eiffel, che è più alta, ti appare però, più bassa, meno imponente, ma sempre di una bellezza inquietante.

Sulla terrazza in questo momento non c’è nessuno e allora ne approfitti per scavalcare la protezione e lanciarti nel vuoto.

Che cosa provi adesso?

*L’autore:

Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962.

Ha studiato giornalismo.

Ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti. Tra gli ultimi romanzi pubblicati ricordiamo “Il rumore della terra che gira” (Perdisa Pop, 2010, nella collana “Corsari” diretta da Luigi Bernardi) e a luglio 2013 il romanzo “Il caso editoriale dell’anno” (come “Anonimo”) con Edizioni Anordest.

Nel 2015 pubblicherà un nuovo romanzo dal titolo “Come un film francese” con Del Vecchio Editore di Roma.

Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie e innumerevoli Riviste Letterarie.

Collabora con la Rivista Letteraria di Milano [diretta da Gian Paolo Serino] “Satisfiction” [ http://www.satisfiction.me/ ] con una sua personale rubrica.

Nel 2013 il suo primo romanzo “Anche i lupi mannari fanno surf” [2002] diventa “oggetto di studio” di una delle dieci lezioni del corso di scrittura narrativa “Inchiostro rosso sangue”, per la precisione la settima intitolata “L’hard boiled in salsa italiana: il curioso caso di “Anche i lupi mannari fanno surf”, di Roberto Saporito.”, organizzato dalla Rivista Letteraria “Inchiostro” a Verona, insieme ai romanzi, oggetto di altre lezioni, di Giorgio ScerbanencoCarlo Lucarelli, Massimo Carlotto e Gianluca Morozzi.

Annunci

5 thoughts on “Passage (un racconto di Roberto Saporito)

  1. “che cosa provi adesso?” – mi chiedi.
    beh, provo a tirare la cordicella del paracadute: se funziona, sì, intendo, se non faccio la fine di quel giovane norvegese qualche anno fa, ti conviene iniziare a correre perché se dopo che mi hai fatto buttare giù dalla Tour Eiffel senza altro motivo che fosse quello di scriverci su un racconto, ti faccio un culo così.
    : )))

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...