Nika Turbina, una poetessa da incontrare

nika

Nika Turbina è un nome sconosciuto. La sua poesia è grande e straordinaria. Nata a Yalta, il 17 dicembre 1974 è scomparsa  tragicamente a Mosca, a soli ventisette anni, l’11 maggio 2002.

Qualche anno fa le Edizioni Via del Vento pubblicarono una  piccola antologia della sua opera. Sono pesi queste mie poesie. I suoi versi raccontano  l’esperienza unica di   una bambina che non è riuscita a diventare donna,o lo è diventata troppo in fretta.

Nika aveva  la poesia nel suo Dna. I testi qui raccolti son stati scritti dalla poetessa fra i sette  i nove anni. L’infanzia  è, in questo caso, già un meravigliosa stagione di maturità. Nella sua poesia si avverte l’esperienza di una condizione individuale e di un’altra condivisa con l’umanità, a volte contrapposte,  in età matura serba i tratti di un’ infanzia sconsolata e persa, alla quale la parola  giunge come segno ultimo di grazia e di speranza.

La giovane Nika apre ferite sulla vita offesa dalla condizione umana. I suo versi hanno una terribile potenza evocativa. La sua voce racconta, come poche, la tensione delle creature di fronte al destino: «Sono pesi queste mie poesie,/pietre spinte lungo una salita. / Le poterò stremata / allo strapiombo./Poi cadrò, viso nell’erba,/non  avrò lacrime abbastanza./ Smembrerò la strofa / scoppierà in singhiozzo il verso/e si pianterà nel palmo/con dolore anche l’ortica./ L’amarezza di quel giorno / tutto trasmuterà in parola».

La crisi e l’oscurità del tempo coincide con l’individuo. La giovane poetessa è precoce quando pensa all’inganno: la verità è sempre in pericolo nella vita perché l’uomo non sa scolpire il cuore vivo sulla roccia del divenire. «Tutte le lettere di questo appunto/preso in fretta che è la mia vita/sono stelle sparse./Tutti i giorni scuri che mi aspettano/già fissati innanzi, ora. / Tutti i miei successi, / i fallimenti / stanno lì, ciascuno un grido  /che uno sparo sfiora».

La poetessa scrive per smarrirsi, mette insieme le parole per attraversare un dolore individuale e universale. Siamo davanti a una delle più belle e autentiche esperienze del secolo scorso. La parola non finge ma si schianta sulla pagina per svegliare quell’inquietudine dentro la quale si nasconde la verità. Nella poesia di Nika Turbina la scrittura è il luogo della vita.«Una persona deve capire che la vita non è lunga. E se dà valore alla propria vita,allora questa vita sarà lunga e,se davvero  lo merita, sarà eterna, persino dopo la morte».Così si confessa nel suo diario la giovane infelice creatura che sente la poesia come un peso morale dal quale non bisogna prescindere per capire il mondo che va in frantumi.«Vi ho teso l’inganno, / che solo un momento/ potesse racchiudere l’eternità,/che migrando gli uccelli/finisse il caldo. / Da tempo gli ho dimenticati / gli incanti della notte,/ la gioia così vicina / che, solo a sfiorarla, / la vostra mano solleverebbe la Terra. / Vi ho forse ingannati?/ No./A voi piuttosto ho dato il segreto / di ciò che io sola conosco».

A parlare è  la solitudine di un destino segnato che non rinuncia alla libertà di provocare..

Per Nika la scrittura è un gioco, nel modo serio di un bambino. La poetessa – bambina scrive dell’amore,  del dolore, degli inganni della vita  scuotendo il senso più tragico delle parole.

La sua poesia si è impadronita dell’amarezza dei giorni, ha raccontato in fretta il gioco assurdo dell’esistenza che si compie nella tragedia universale.

«Tutto quello che dovevo, l’ ho detto a bambina nelle mie poesie. Non c’era bisogno che divenissi donna». E poi il buio.Attendiamo ancora che a questa  voce straordinaria della poesia venga concessa giustizia editoriale.

Nicola Vacca

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