La poesia di Fabrizio Parrini

fabrizio

(Fabrizio Parrini nella sua poesia è custode di un verso che abbraccia un’essenzialità rara. Una scrittura che toglie e non aggiunge arriva al cuore di ogni cosa e con caproniana consapevolezza tutto scarnifica e denuda consegnandoci tutte le parole della vita nel loro significato più autentico)

(da IL CANTO DELLA TERRA)

1

Con i capelli in tonsura.

Abbronzati. Si è incoronati

nell’euforia. Per un verso

perfetto si lavora

per anni. Da capo

tante volte. Turbinano

nell’aria i nostri delitti.

si congela nella bruma

che rischiara.

Di rado si vive.

2

Sì grida

nel rasoio

egli sguardi.

Non mi compete 
Il fuoco

l’ordine.
Cerco lo scontro

estremo 
in conio breve.

In foga.

3

Incontro

di strani morsi.

Frasi parassite,

beghe in sintonia

di padri. In attesa

di saltare nel vuoto.

Nel ventre

di un amore.

Come una lieta

piantagione

4

Si attraversano trame di ore.

In un brillio d’istanti

si affonda in burle per il peso

delle vertebre cave.

Per dare un nome all’anno

che viene si stringe coi denti

il bavero 
sporco.

Si china la testa

per schivare la neve.

Si parla forte in bocca di fumo

si vorrebbe bandire le lacrime

per dire in pace mai un cielo.

Mai un cielo.

5

Notte arriva

dal Baltico in forma

di rasoio. Vento sinistro

verso Haidenberg.

Non ho il resto –

ma che

Importa. Si è nel mirino

dei cecchini.

Sa di nafta la pena

che si vive.

Di ostia consacrata.

Tra poco qui resterà

solo la neve

candita dai lampioni

6

Di nessuno la rosa.

Si scioglie in bocca

ancora il nome.

Oltre l’angolo

un’infiorata di lanterne

come stelle

perdute in un trasloco.

Un bacio che frastorna.

Una lucciola nella ghiaia

in ritmi di visioni.

Un fragore di lei.

Dovunque.

7

Vento che si regge solo

in un perimetro saldo.

(scricchiola un orecchio)

Ci vuole
 un campo

di buoni racconti.

Ha messo spine la vita.

Fanno sanguinare i ricordi

i polsi

le caviglie.

8

Per i prati di Doneval si va

fradici già nel mattino.

Si respira in stazioni deserte

il vento degli altopiani.

Incendi a sud.
Inesorabili.

Si è braccati
 ma si va

con l’orzo
bambino alle cosce.

In lacrime si canta.

9

Scagliami fuori

nella vampa.

Nel midollo che frigge.

Con le mani

impastami.

Dove una costola

è un’ascia

per la troppa luce.

Inciampo

nel pensarti.

Fabrizio Parrini

Nato a Rosignano in provincia di Livorno. Laurea in Lettere  conseguita con la votazione di 110/110 presso l’Università degli Studi di Pisa.Docente di Storia dell’Arte presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “G. Carducci”- Volterra. Ha insegnato Drammaturgia presso la Scuola Comunale di Teatro L’Artimbanco di Cecina dal 1995 al 2003 quando fonda con Roberto Veracini, Eleonora e Michele Bracciali il TEATRO DELL’ANIMA, una singolare esperienza di teatro di parola e in versi con centinaia di letture sceniche in varie parti del territorio nazionale, in teatri, chiese, piazze con sede nella Chiesa di San Dalmazio in Volterra. Nel 1995 pubblica la prima versione di UN CAVALLO NEL CIELO per le Edizioni Zephiro, nel 1996 pubblica per gli OSCAR MONDADORI una scelta di poesie d’amore. Nello stesso anno esce CANTI PER LA SCENA edito da Loggia dei Lanzi di Firenze.Pubblica il poema CAM sulla vita della scultrice francese Camille Claudel nelle Edizioni Giacchè di La Spezia. Nel novembre 1997 pubblica UN CAVALLO NEL CIELO per  RIZZOLI SONZOGNO di Milano. Nel 1999 vince il Premio Montale per la poesia inedita e pubblica il poema MARINA DAL PASSO DI COMETA presso VANNI SCHEIWILLER EDITORE.2001 pubblica ICARO per la Bandecchi e Vivaldi, l’anno seguente IVAN per le edizioni Eurostampa di Livorno. Nel 2005 pubblica KADDISH a cura del Comune di Campi Bisenzio in occasione del giorno della memoria. Nel 2009 pubblica ANGHELOS presso la casa editrice IL VICOLO di Cesena. Cura per la casa editrice BARBES di Firenze la traduzione e la presentazione della raccolta di poesie di FEDERICO GARCIA LORCA dal titolo IO PRONUNCIO IL TUO NOME , di FERNANDO PESSOA dal titolo INQUIETUDINI , FlEURS di Arthur Rimbaud. dell’Ultima notte di Don Giovanni di Edmond Rostand sempre per Barbès. Pubblica NINELEVEN- 11 settembre – poema sull’attentato alle Torri Gemelle di New York per le Edizioni Tecnostampa di Livorno.  Pubblica con R. Veracini IL CRISTO DEI POETI – Versi sulle quattro Deposizioni di Volterra per le Edizioni ETS. Pubblica per IL VICOLO l’opera in versi CONTE TRAGEDIA e il romanzo breve NATIVITA’ SECONDO JOSEF. Nel 2012 pubblica MONTAG-Materiali di di un laboratorio di scrittura per le edizioni TDA. Partecipa con il poema MERCUZIO SEMPRE a Volterrateatro 2012. Nel carcere di Volterra presenta il reading GENET in Volterrateatro 2013.In ambito teatrale, accompagnato da vari musicisti, mette in scena negli ultimi anni più di un centinaio di letture pubbliche dei suoi versi in teatri, chiese, sinagoghe, sedi di esposizioni.Nel 2015 pubblica per  le Edizioni Clichy – CARMELO BENE.Il Teatro del Nulla.- In preparazione la pubblicazione di FIDES – Edizioni Il Vicolo  per le celebrazioni per Renato Serra a Cesena.

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