La poesia di Giovanni Abbate

foto giovanni abbate

(Giovanni Abbate è poeta nel quotidiano smarrimento. Nella sua poesia la commedia umana è rappresentata nella sua insensatezza. Tra disincanto e lotta la parola non rinuncia a essere assertiva. Il poeta non ha nessuna intenzione di tacere)

 

Postilla del disincanto

non avremmo dovuto incamminarci

senza (in)vestitura

per le fredde geometrie dell’inverno:

le giornate sono corte

e la sera subito è calando

sul corteo errabondo.

la strada che c’ha condotto fin qui

la ricordiamo poco

e nulla è svelato dell’assegnato luogo (adusi

già siamo ad ascoltare il vento).

sollevati dall’incarico – zittamente

ripieghiamo le vele. inconclusi.

 Commedia

mescolandomi alla gente quante volte

con una cartella vuota di cartastraccia

una destinazione fingo di avere.

un incontro. l’obbligo di un orario.

improvviso l’itinerario spesso trepidante

come se importante fosse arrivare a tempo

là dove non so di andare.

e come molto somiglia questo mio rituale

a quello di chiunque va camminando:

così ad un mio smarrimento

un uomo m’indicò la via

puntando frettolosamente l’indice.

lo ringraziai – com’è di prassi –

“di nulla!” replicò con un lieve sorriso.

anch’io lo congedai con un lieve sorriso

prendendo la direzione opposta.

 Mediterranea

bruciata terra copre le nostre radici

e come fiori secchiamo nei vasi.

la tenebra ci stiva dentro una forma galleggiante
stretti stretti a una sola speranza: delle spighe
l’equa mietitura.

ma per la semina in comunanza
quale il soldo da versare?

inchinarci al trono d’occidente?
cancellare le orme a ogni passo?
estinguerci come involute croci?

Non promettete terre lontane

Non promettete terre lontane

a tutti non sarà lungo il cammino

l’occasione è questo spazio sassoso:

dolgono i piedi ma alle stelle spalanchiamo le braccia.

Non promettetele…

dissimulando il pianto della scavatrice

la bomba in capo alla scuola

la malattia che irride la madre.

Dite a gran voce

che la folla che preme ripara dal freddo

che scrive la storia la mano che sbaglia

ed è l’inciampo un frullare di ali.

D’aggettivare non è più tempo

D’aggettivare non è più tempo

con inutili complementi da réclame:

dietro la sua ombra

è sufficiente nominarla la cosa

prima dell’agire badando

perché la mano

quando ad altra poi s’intreccia

come serpi figurano

e dire non sapremo

se è lotta o amore.

Breve biografia di Giovanni Abbate

Nasco a Sessa Aurunca (pr. di Caserta) il 2 febbraio 1963. All’età di cinque anni seguii la mia famiglia a Torino, dove ho vissuto la gran parte della mia vita, formandomi nel corpo e nella mente.

Dal 2002 vivo e lavoro a Firenze.

 

Pubblicazioni:

FORMICAIO BAROCCO” (2004);

IL VENDITORE DI SUONI TATTILI” (2007). La poesia “A Primo Levi”, ivi contenuta, tradotta in francese da François Rastier, è stata presentata alla Maison Heinrich Heine, presso la Città Universitaria di Parigi, per il ventennale (aprile 2007) dalla morte dello scrittore e poeta torinese.

VOCIANTI” (2010)

 

Nel corso degli anni, miei testi sono apparsi su varie antologie (Primo Levi à l’oeuvre : La réception de l’oeuvre de Primo Levi dans le monde, a cura di Philippe Mesnard e Yannis Thanassekos; editions Kimé, 2008 – No Job: visioni del Paese irreale, a cura di E. Armiento e A. Taravella; edizioni Smasher, 2013) e i maggiori portali letterari.

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One thought on “La poesia di Giovanni Abbate

  1. Quando Nicola usa le parole mira al cuore dell’animo e centra sempre il bersaglio, come adesso. Sì Giovanni Abbate cerca la verità, anche la nostra ed il suo peregrinare non sai mai “se è lotta od amore”, per questo è poeta!

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