Il vero poetico di Patrizia Cavalli

cavalli

Patrizia Cavalli è una delle voci più interessanti della poesia italiana degli ultimi vent’anni. Poetessa appartata e riservata, coltiva con discrezione le ragioni della scrittura nella consapevolezza di donare  una voce degna al proprio io lirico . La Cavalli entra  nel suo mondo poetico e si interroga sulla sua condizione di donna e di scrittrice: «Pertanto ciondolavo, le ciondolavo intorno/come un ladro, saggiando il territorio/dov’era molle, più facile allo scavo: / sforzando al massimo il mio usato repertorio/tentavo di distrarla dal suo compito, / che forse distraendosi mi mostra/come arrivare alla Sublime Porta / Bisognava trovarla, ero un’esperta,/fosse pure blindata, magari con la forza,/io l’avrei aperta».

Le ragioni della poesia cercano le «chiavi celesti» che consentono alla scrittura di accedere al sogno. Ma una guardiana invisibile, insinuata nella coscienza, impedisce  l’accesso nel mondo senza porte di una fantasia che rivendica il suo diritto alla creatività.

Patrizia Cavalli si appella alla costituzione dei pensieri» per risolvere i paradossi di questo enigma esistenziale. Nel «giusto combinarsi di parole»  la condizione dello scrittore  trova la giusta via per venire in possesso delle chiavi metaforiche che dovrebbero permettere l’accesso nelle difficoltà dell’essere: «Allora non sapevo che c’era la guardiana,/soltanto la guardiana e non la porta,/una guardiana che allude ad una porta/ meravigliosa e forse facile da aprire ,/basta saperlo fare, non certo con la forza».

Recentemente ha dedicato  un poemetto  alle piazze di Roma, città che da tempo sembra aver perso la sua interiorità. La Cavalli denuncia la decadenza delle bellissime piazze romane, diventate  gabbie da riempire («Non c’è piazzetta slargo o marciapiede/strada o rientranza che, sequestrata, non si trasformi in gabbia. / Da riempire. Che cosa le riempie non importa…»). La Città eterna ha perso il suo fascino. I fasti dell’antica bellezza  e la sua autentica spiritualità sono stati completamente cancellati dalla volgarità, dalla decadenza  di un «vuoto generoso di potere».

La poesia di una delle voci più autentiche della lirica contemporanea, offre al lettore  una riflessione pragmatica, ma allo stesso tempo peculiare e sottile in tutti i suoi dettagli, di alcuni vicende che riguardano il nostro inconscio, ma anche le ferite del nostro tempo, narcotizzato dalla volgarità e dalla decadenza.

Patrizia Cavalli è stata sempre convinta che le sue poesie non cambieranno il mondo. La perfetta aderenza del suo attuale repertorio alle insidie del tempo presente – raccontato con i toni denuncia e dell’ invenzione – ci consente di contraddire la sua convinzione. La sua poesia, che rende vere le cose, rinnovandone la vita e la percezione  che abbiamo di esse, non solo può cambiare il mondo, ma ci aiuta anche a pensarlo migliore .

Nicola Vacca

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