I vacillamenti di Cioran

cioran

Cioran apre le ferite del reale nella decostruzione del linguaggio. Scrive «sugli esseri, le cose e i fatti» senza mai scindere il pensiero dalla vita.

I suoi aforismi sono schegge di verità che trovano nel bianco e nero del disincanto il tono giusto per rappresentare la caduta del tempo e la vanità del senso in continuo divenire. Da un vacillamento all’altro, il pensiero di Cioran  diviene luogo di interrogazione permanente.

L’ebbrezza di ferire è la condizione che Cioran esplora per esprimere unicamente  ciò che pensa e non ciò che ha deciso di pensare.

«Non appena si esce in strada, alla vista della gente, sterminio è la prima parola che viene in mente»; «Essere, è essere incastrati»; «Il vero scrittore scrive sugli esseri, le cose  i fatti, non scrive sullo scrivere, si serve di parole ma non perde tempo su di esse, non ne fa oggetto delle proprie ruminazioni. Egli sarà tutto,salvo che un anatomista del Verbo.  La dissezione del linguaggio è la fissazione di quelli che, non avendo niente da dire, si limitano a dire»; «Solo un fiore che cade è un fiore completo, ha detto un giapponese. Si è tentati di dire lo stesso per una civiltà»; «Il fondamento della società, di ogni società,è un certo orgoglio di obbedire. Quando questo orgoglio non esiste più, la società sta crollando»; «Io non combatto contro il mondo, combatto contro una forza più grande, contro la mia stanchezza del mondo».

Cioran, nel vedere gli uomini e le cose alla luce della cenere, si conferma l’unico pensatore del nostro tempo che, respingendo ogni formula o categoria e anzi ogni sorta di professionismo intellettuale,  ha espresso nei suoi scritti la condizione stessa dell’uomo interamente disingannato, ondeggiante fra la tragedia, la saggezza e la farsa.

Nei suoi vacillamenti egli interpreta la vita e il pensiero non trascurando mai  l’ironia che si nasconde  dietro l’enormità del vuoto. I pensieri di Cioran sono chiodi appuntiti che si conficcano in ogni avvenimento che si presenta come segno attivo alla sua speculazione filosofica.

In questa straordinaria coabitazione, parola e figura innescano angoscia e ferocia.

Non possiamo chiedere nient’altro a uno scrittore immenso come Cioran, che ha sempre pensato ai suoi libri come ferite che devono cambiare in qualche modo il lettore e la sua vita. Libri nati dai suoi malesseri, dalle sue sofferenze, scaturiti dall’inconveniente di essere nati. Scritti  soprattutto con l’intento di fustigare e di svegliare. La singolarità e l’immediatezza della sua esperienza  lo rendono uno scrittore insostituibile con il quale saremo costretti, per molto tempo ancora, a  fare i conti.

Nicola Vacca

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