La grande poesia di Mario Luzi

Mario-Luzi

Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2005 si spegne nella amata Firenze Mario Luzi, uno degli ultimi testimoni della grande stagione del secondo Novecento italiano.

La grande poesia di Mario Luzi, trionfante di luce e bellezza, affonda sempre più nel respiro del pensiero, traendo la forza necessaria per catturare, attraverso il mutamento, il tema della storia mentre la vita pulsa e ovunque si riaffaccia la circostanza infinita che racchiude l’universo  e la sapienza che giunge da una giustizia divina del creato.

Anche in Dottrina dell’estremo principiante, l’ultima raccolta uscita prima della sua scomparsa, il poeta fiorentino intraprende un nuovo viaggio  esistenziale nelle eterne metamorfosi del senso della vicenda comune. Ancora una volta il poeta si rivolge al mondo e si pone in ascolto dei mutamenti evolutivi. Al vivente popolato dalla moltitudine di presenze umane  il poeta si rivolge: la riflessione sull’evento aderisce  al linguaggio del vissuto  e della storia.«Chi assiste muto, chi prende la parola / e i suoi goffi intercalari/nel mutevolissimo scenario? / Non io come persona,/piuttosto la presenza umana nel creato, / muliebre, virile, / non importa talora indecifrata, / talora contrapposta, / lui, lei, il pronome la sorprende/nel vivo/della sua esigua astanza / nella sorte universale…» .Inizia qui il cammino di Luzi nella meditazione dei tempi della vita, facendo coesistere nella figura della presenza umana,  evento e riflessione .

Il poeta si cala nella memoria del creato per comprendere, attraverso la vita pura e la poesia, il mistero dell’essere.

Luzi è sul mistero dell’essere che, nelle sua poesia recente, intende soffermarsi quasi a voler suggerire una conclusione ad un percorso tematico iniziato anni addietro con quella straordinaria poetica dell’interrogazione bruciante, assillante sul divenire e sui mutamenti che ha fatto di lui un grande del secondo Novecento.

L’ispirazione nasce  da un pensiero della parola  radicata nel tempo,  e nel fluire della vita, una parola rispettosa del dialogo con l’Altro, che giunge  a una verità sull’esistenza, che incontra nella sapienza della parola poetica la sua intima essenza. Una sapienza che sa guardare con rispetto alla pienezza dell’essere e che non si arrende  alla crescente distruzione della vita, al deserto del senso. Dalle macerie degli avvenimenti emerge  la poesia come il momento più alto della parola  per enunciare parole in difesa dell’uomo, parte integrante e vitale nella mappa del creato. Luzi  difende il miracolo della vita umana di fronte allo scempio quotidiano della sua dissoluzione a cui assistono impotenti gli uomini per mano dello stesso uomo. E la sua dichiarazione di poetica è talmente forte che non lascia spazio a fraintendimenti.«L’esserci, il sentirsi/stare al mondo-/è un tonico/terrestre e celestiale/del sangue e della mente, / quello gustalo-si dicono / nella loro lingua / talor forti di sé/i mortali di ogni specie:/E’ un attimo, / poi, li sentono / si stempra, lo sentono,si volatizza, / eccola, è lieve,alta tra le foglie/del bosco la vacanza/d’ogni sé, spira/la radiosa compresenza/di ogni vita / nell’universa spera./ Si dimentica di me – / teme e s’inebria/ciascuno-la memoria del creato, / eppure siamo / memorialmente stati,/ eppure siamo».

Luzi è stato un poeta fortemente legato al tempo in cui vive, che ha visto  nella compartecipazione di ogni presenza umana al miracolo della vita che sopravvive al mutamento la riposta all’interrogazione inquietante sul mistero dell’essere. In questa raccolta il poeta si sofferma meditare sul suo tempo, indicando nella lingua poetica la ragione su cui scommettere per dare un senso  all’inerzia delle cose. Il varco della parola si insinua luminoso nel sonno dei sentimenti, nella ferita delle passioni,  e «l’essere se stessi fino in fondo», il pensiero supremo di cui non dobbiamo avere più paura.

Luzi, ragionando in questo modo, è sempre più convinto  che la poesia per capire l’uomo deve parlare del tempo in cui vive. «Vado affermando – ha scritto recentemente il poeta – forse da sempre nella mia lunga esistenza ma più segnatamente negli ultimi anni – che la poesia  è la vita, e se oggi la vita ci chiama a prove difficili e drammatiche, la poesia non può eluderle. La poesia non è serva di nessuno,serve solo la verità, ed è o dovrebbe essere  la più alta testimonianza del tempo in cui si vive».

È  la forte adesione  del poeta alle ragioni civili e spirituali del suo tempo: al dissolvimento completo dell’esistente sprovvisto di significato Luzi  contrappone lo spirito della verità che giunge  dalla poesia, intesa come la forma più alta del pensiero.

Soltanto la poesia dona un senso di compartecipazione della creatura umana al creato, può metterci in guardia dal pericolo di questi tempi tumultuosi(«A un tratto ce lo disse/un fuoco che le salì allo sguardo/da lontano e le fiammò/i riccioli , la fronte / in quel vento del giardino. / Allora si posò / su di noi una pietà plenaria, / una misericordia/senza origine né fondo/ci avvolse,ci appropriò /al respiro del creato/ed al suo verso»).

La parola poetica di Luzi non intende sottrarsi alle esperienze del tempo presente. Anzi le penetra con incisiva meditazione,  sospeso  tra l’attimo fuggente  e l’eternità,  tra il nulla  e la pienezza dell’essere,  tra il silenzio e la parola.

Luzi si mette attentamente in ascolto del silenzio anonimo di questo tempo globale con l’intenzione di contrapposi a esso.

Il poeta ha sempre avuto a cuore il cosmo. Si fa portavoce della memoria del creato. Non vuole permettere che il male dilaghi e conduca nel baratro dell’oblio il mondo e il respiro delle sue creature.

Al tempo  il poeta rivolge la sua meditazione ininterrotta , e al tempo lancia la sfida con la  discrezione della fedeltà alla vita  scandita dal ritmo del pensiero che non si arrende alla materia e al suo precipitoso mutare nel divenire.

In uno scritto di qualche anno addietro Luzi diceva che alla poesia è  indispensabile «accogliere e riflettere il senso della terra».

Della poesia, in quel contesto, Luzi scriveva :«Dalla zona purissima delle possibilità incamminandosi  verso l’atto e l’essere, pur mantenendo inviolabile il movimento e la musica di questo cammino, che cos’altro la fa progredire se non una collocazione continua con la terra? Non solo, ma che cosa potrebbe testimoniare della sua presenza (e cioè che cosa potrebbe da intelligibile renderla  sensibile) se non venisse il momento in cui essa si inserisce nella vita fisica del pianeta?».Questo concetto ha attraversato  tutte le stagioni della poesia di Mario Luzi.

Dalla prima all’ultima poesia  Luzi non ha mai tradito  una continuità approfondita con il respiro del pensiero che incontra  nell’idea della compartecipazione   dolorosa, profonda e appassionata delle creature  con la Terra  provvisoria e precaria il rinnovato desiderio di percorrere sulle ali della parola poetica la via per giungere a un nuovo pensiero:  arrischiare,  nel transito del tempo, parole definitive a garanzia dell’uomo.

Nicola Vacca

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One thought on “La grande poesia di Mario Luzi

  1. La proscrizione dell’ego e la lettura appassionata e partecipe dell’Altro , del Mondo – E la propria “verità” offerta non come coazione all’ascolto , al confronto e alla resa , ma solo come opportunità di riflessione e di arricchimento : la “misura” indimenticabile di Luzi .

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