Giorgio Ambrosoli, un italiano onesto

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L’Italia è uno strano paese. Chi si è schierato dalla parte della legalità, chi ha lavorato negli interessi della collettività è stato considerato una persona scomoda. Nel peggiore dei casi ha pagato  con la vita la  sua abnegazione allo Stato.

Anche Giorgio Ambrosoli si è schierato dalla parte delle istituzioni e ha pagato di persona questa scelta che in un paese civile dovrebbe  essere una cosa normale.

L’avvocato milanese accettò l’incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Fece il suo dovere fino in fondo, arrivò a smascherare gli intrecci politici e finanziari che si nascondevano dietro l’impero fraudolento del finanziere. Giorgio  Ambrosoli svolse il suo incarico dimostrando che è possibile anteporre il bene del Paese  agli interessi di parte e a quelli personali.

Ambrosoli  fu assassinato da un killer mandato da Sindona la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979.

Umberto Ambrosoli,   qualche anno fa  in  un libro ha raccontato ai suoi tre figli la vicenda esemplare del nonno che non hanno fatto in tempo a conoscere.  Ambrosoli mette insieme ricordi personali e familiari, testimonianze di amici e collaboratori di suo padre, attinge dalle carte processuali e dai diari personali dell’amato genitore.

Il libro non è soltanto un atto d’amore, ma è la ricostruzione  di uno dei periodi più oscuri della storia politica d’Italia nel quale l’avvocato Giorgio Ambrosoli visse la sua tragedia in completa solitudine.

Ambrosoli arrivò con la sua attività di liquidatore al cuore degli affari sporchi di Sindona, capì subito i rapporti tra il finanziere e il mondo politico. Il racconto di Umberto Ambrosoli entra nei dettagli della storia  professionale del padre. Giorgio Ambrosoli è consapevole che il suo modo di interpretare  il mandato di liquidatore confligge  con la necessità, da parte di alcuni, che non vengano illuminate le fasi immediatamente precedenti  il fallimento  delle banche sindoniane né l’intreccio di interessi e potere che ha condizionato quei momenti.

L’avvocato Ambrosoli, nella  sua liquidazione investigativa, smaschera quegli intrecci, infastidisce personalmente Michele Sindona che chiede aiuti concreti al mondo politico, dal quale pretende con arroganza minacciosa  che venga attuato un piano di salvataggio del suo impero corrotto(secondo quanto riportato dalla sentenza del Tribunale di Palermo, i memorandum inviati da Sindona e recapitati a Giulio  Andreotti sono stati 46).

Ambrosoli  andò avanti per la sua strada. La salvaguardia del bene comune  l’alto senso dello Stato gli impedì di favorire qualcuno in un paese dove i favori sono la norma ed è difficile sottrarsi.

Il racconto di Umberto Ambrosoli  illumina il carattere complesso delle  scelte paterne. «Ogni questione, grande e piccola, per papà è degna è degna di attenzione  e ogni problema  impone l’impegno di essere, se non risolto,  almeno affrontato. Dalle sue note, dalle sue interviste,dalle sue relazioni, si ricava l’immagine di un professionista acuto, che sa riconoscere sempre e fin da lontano tranelli e imbrogli, che sa individuare i nodi cruciali da sciogliere.

Ha preso le misure di un mondo che sembra ignorare qualsiasi regola che non sia la conservazione del potere .Lui invece ha mantenuto la sua dirittura, la sua passione per la legalità, il suo senso di giustizia: credeva forse che le regole fossero un sostrato condiviso  in una società civile ma si rende conto che il solo difenderle diventato qualcosa di rivoluzionario».

Questo è ancora oggi Giorgio Ambrosoli nelle parole commoventi del figlio Umberto.Uno dei tanti eroi positivi che ha sacrificato  la sua vita per  contribuire a costruire un’Italia migliore.

La sua onestà, la sua lealtà, la sua coerenza, il suo sacrificio dovrebbero essere valori sui quali edificare un esempio per le future generazioni.

Su quest’argomento Umberto Ambrosoli rivolge parole dure parole dure al mondo politico che sembra non voglia il confronto  con esempi come quelli del padre. Il mondo politico e i vertici della società non mettono al primo posto nessuno dei valori cui Giorgio Ambrosoli si è ispirato giorno per giorno.

Il figlio Umberto denuncia un’omissione generalizzata intorno  alla vita esemplare di suo padre, come se nessuno avesse la capacità di raccogliere la sua bandiera, issarla, nuovamente esporla al vento e indicarla come riferimento dietro il quale unire le forze. Con amarezza Ambrosoli scrive che in quel momento avverte che l’esempio paterno  non  è condiviso dal Paese, ma interessa pochi.

Giovanni Falcone, un altro grande eroe che ha anteposto il bene comune agli interessi di parte, ha scritto: «Prima ti lasciano solo, poi vengono le calunnie, poi ti uccidono».

Nicola Vacca

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