Il laboratorio del vero Ungaretti

unga

Giuseppe Ungaretti resta un grande poeta di riferimento. Anche se molti si mostreranno in  totale disaccordo, ancora oggi lo possiamo considerare il crocevia e il senso dell’intera poesia del Novecento.

La sua rivoluzione è geniale e innovativa per i contenuti e per lo stile. Egli disarticola l’endecasillabo e con il verso libero scoprirà la strada per una possibile ricomposizione.

 Con Ungaretti entra nella poesia la schiettezza della parola nuda. In raccolte come Il Porto Sepolto, Allegria dei Naufragi, Sentimento del tempo, finalmente il concetto di «Naturalezza del poeta » impreziosisce l’opera e la poesia. Qui si sceglie la via dell’immediatezza. Da questo momento la verità della parola spoglia scrive frammenti istantanei per dare conto di un presente lacerato. Nell’esperienza poetica l’assoluto si arricchisce e l’istante di ogni verso guarda all’eterno.

Ungaretti ha rivoluzionato la poesia nei suoi più intimi contenuti: una poesia concepita come educazione del cuore, sede del mistero dell’inesauribile segreto della vita che vive di essenze e non di contingenze.

Con la sua opera egli ha sostenuto che la poesia ha un solo compito: definire l’indefinibile. Questo fa di essa un miracolo che assume le sembianze di una persona in grado di cambiarci la vita di continuo. Definire l’indefinibile questa è la missione che attende tutti coloro che si affannano a capire la poesia.

La lezione novecentesca di Ungaretti ha dato una risposta ad un interrogativo epocale. Dove risiede l’autenticità del poeta?

Leggendo  l’edizione del 1922 de Il Porto Sepolto si comprende come  il poeta oggi debba tornare a essere uomo del suo tempo.

I testi pubblicati in questo volume  si trovano in un dattiloscritto  conservati presso l’archivio di Ettore Serra, amico di Ungaretti che già si occupò della prima edizione qualche anno prima.

Nel 1922 fu Ungaretti stesso a consegnare al “gentile Ettore Serra” il dattiloscritto de Il Porto Sepolto.

Si tratta di un’opera, una  raccolta autonoma che può considerarsi preparatoria all’edizione dell’anno successivo.

Il Porto Sepolto del 1922 può considerarsi il risultato più compiuto della prima stagione lirica ungarettiana, formata sia dalla poesia nata dalla vita di trincea, sia dalle suggestioni della memoria e dalle esperienze milanesi e parigine.

L’edizione del ’22, da cui emerge una parola sospesa  tra l’impulso alla trasposizione dell’esperienza autobiografica e una tensione verso una poesia  capace di suscitare  “il sentimento del tempo”, rivela la grande attualità della poetica ungarettiana.

Da qui certamente emerge la lezione del grande Ungaretti che amava vivere poeticamente, perché era convinto che soltanto la poesia può recuperare l’uomo.

Nicola Vacca

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